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A pochi giorni dall’ufficialità del passaggio di Patrice Evra dal Manchester United alla Juventus, spuntano diversi retroscena sul giocatore francese. A rivelare uno di questi Giuseppe Accardi, agente Fifa, che intervistato dal “Corriere dello Sport” ha raccontato: “Avevo smesso di giocare da poco ed ero andato a lavorare al Torino. Un mio amico notò Evra in una squadretta e mi contattò, per segnalarlo. Andai a vederlo nelle banlieue, bastarono due tocchi e comprai i biglietti per Torino. Era forte e svincolato, un affare.”

LA BOCCIATURA Non tutto andò come previsto però:I responsabili del settore giovanile del Torino lo visionarono un po’, poi lo bocciarono. Ero appena arrivato ai granata e nonostante fossi legato alla dirigenza non volli subito rompere gli equilibri. Però non mi arresi: telefonai al mio amico Leo Mannone, presidente del Marsala, C1, e gli dissi di far giocare Evra. All’epoca giocava esterno alto. Doveva essere impostato, certo, ma aveva qualità per diventare un calciatore. A Marsala fece 24 presenze e 3 gol”.

LA CONVINZIONE Al Corriere dello Sport Accardi ha aggiunto: “All’epoca in Evra ci credevamo solo in tre: io, l’ex ds della Juve Stabia Di Somma e Salvatore Fiore, dirigente del Monza che stava in serie B. Lui prese Evra in compartecipazione ma trovò poco spazio, tre sole presenze e a fine campionato nemmeno una lira nelle buste. Lo riprese il Marsala che fallì e alla fine da svincolato lo prese Pastorello e lo portò al Nizza di Sensi: in Francia, trovò lo spazio e la fiducia che meritava, motivo per cui Deschamps lo prese al Monaco. Non sento Patrice da tempo, però non ho mai smesso di seguirlo. I suoi successi non mi stupiscono, era forte ma anche determinato a fare bene, ero convinto avrebbe avuto una grande carriera”.

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