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dunga

Le speculazioni e le notizie degli scorsi giorni si sono rivelate esatte: dopo le dimissioni di Luis Felipe Scolari, il Brasile riaccoglie Carlos Dunga in panchina.

L’ex calciatore della Fiorentina e Campione del Mondo con i carioca del 1994 si era già seduto sulla panchina verdeoro dal 2006 al 2010, vincendo la Copa America nel 2007 e la Confederations Cup nel 2009 ma fallendo l’appuntamento con i Mondiali 2010. La scelta del ritorno di Dunga C.T. sta generando diverse polemiche in Brasile: la stampa, così come molti tifosi, non ha mai amato più di tanto l’ex tecnico dell’Internacional di Porto Alegre, che ha sempre sacrificato lo spettacolo in favore di un modulo classico (il 4-4-2) fatto di grande sostanza e molta grinta (e, spesso, anche di molta noia). Ma se fare un calcio noioso equivale a non prendere 7 gol in una Semifinale di un Mondiale giocato in casa, la stampa brasiliana potrebbe anche chiudere un occhio.

Dal canto sua, Dunga non promette miracoli sportivi e mantiene un profilo di basso livello come evidenziato da La Gazzetta Dello Sport. Pungendo anche chi lo ha preceduto sulla prestigiosa panchina della Selecao: La Coppa del Mondo ha provato quanto sia importante il talento ma anche il lavoro sul campo. Esperienze che ho avuto con Sacchi, Wenger, Gullit ed altri sono state rilevanti per la mia crescita. Nella mia prima volta in Nazionale dovevo riscattare il valore della nazionale e avere dei risultati. Ora è diventato quello di preparare la Seleção per il Mondiale 2018. Dovremmo cercare un gioco con le caratteristiche brasiliane, convocare calciatori in grado di giocare bene subito, non tra 10-15 anni. Possiamo mettere i giovani ma non farli scendere in campo soltanto perché sono giovani. Bisogna avere competenza. Il tifoso brasiliano è ferito, ma continua ad avere passione per la nazionale. Ma solo i risultati possono sanare le ferite. Non voglio vendere un sogno, bensì una realtà. Il calcio è imprevedibile. Non possiamo pensare che siamo i migliori. Siamo già stati i migliori. Dobbiamo riconquistare il posto di migliori del mondo ma non lo possiamo fare da un giorno all’altro. Bisogna avere umiltà. Non sarà mica facile qualificarsi al Mondiale, tutte le avversarie continuano a giocare al massimo contro il Brasile per poter dire di averlo battuto. E noi non dobbiamo cadere nel tranello di vendere l’idea che vinceremo la Coppa del Mondo prima di giocarla. La realtà sono i novanta minuti. I tifosi non mi vogliono? Molta gente mi appoggia. Devo cercare forza, energia nei 15-20% a mio favore e cercare di conquistare il restante 80%. Posso riuscirci solo con i risultati”.

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