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Siamo a maggio, la stagione pallonara nostrana 2013/14 finisce in maniera noiosa, quasi più di quanto non sarebbe potuta essere, con l’unico “botto” italiano rappresentato dalla Roma di Garcia, capace, almeno per quanto concerne il giudizio di alcuni salotti mediatici, di mettere sotto pressione la Juventus del nuovo millennio, la “macchina schiacciasassi” comandata con la giusta cattiveria dal “sergente di ferro” Antonio Conte. Di lì a poco è il giugno dei Mondiali, in nazionale Cesare Prandelli continua a “barcamenarsi” alla meno peggio tra un codice etico non rispettato e qualche modulo abbozzato, del resto come si può esentarsi dal non ammirare le sfolgoranti prestazioni dei verdeoro del gironcino, e la cultura di massa che ne consegue.

ITALIA E IL CRACK CHE NON TI ASPETTI Poi il sogno finisce, e i tifosi di tutto il Mondo, Italia compresa, comprendono che il Calcio non è altro che un Dio a dir poco “capriccioso”, quasi non fosse un colibrì malefico o un fuoco fatuo degno del miglior effetto simil-fantasma, un momento esiste una realtà e subito dopo, “tac”, avviene il cambiamento. L’evenemenzialità del gioco stesso ne pregiudica la stessa essenza, la stessa organizzazione, persino la stessa intelaiatura politico-amministrativa. Ecco allora che cadono tutti, una a una le tessere del mosaico abbandonano, nemmeno tanto lentamente il posto in cui erano ubicate, scivolano, si allontanano, si “obliano”. Prima tocca a Prandelli e l’allegra banda di dirigenti nostrana, poi il destino gioca un brutto scherzo a Neymar e alla Selecao, in fondo tocca anche a Conte stupire, e questa volta non regalando un gioia ai propri tifosi quanto più un dispiacere. Ecco allora che scatta subito il “brulicare” del formicaio impazzito del sistema che cerca di rigenerare se stesso, come in un meraviglioso apparato dove tutte le tessere cercano di “rimarginare” le ferite, ponendo rapidi rimedi a situazioni più disparate. Non passano nemmeno due settimane e subito Prandelli si trova una nuova casa, Tavecchio diventa il numero uno alla possibile candidatura di presidente della FIGC, situazione caldeggiata soprattutto dai telegiornali; addirittura si mette in dubbio l’history di successo di Scolari o le possibili cure per Neymar, senza parlare di Conte stesso, rapidamente sostituito da Max “Acciuga” Allegri, con la voce del PSG, a sua volta rapidissimamente smentita, ad aleggiare sul tecnico dei 3 scudetti bianconeri.

ITALIA E LE MEDICINE SBRIGATIVE Insomma il calcio è pazzo, oramai l’avevamo capito, eppure siamo sicuri che questo modo di “rimettere subito apposto” sia corretto? Questo tipo di ricerca della soluzione, rapida, rapidissima, sia giusto? Se la rottamazione e la distruzione delle vecchie gerarchie o regole deve, per forza, passare attraverso la ricreazione di altre gerarchie o regole del medesimo stampo allora che senso ha parlare di cambiamento? La rinascita di un sistema dovrebbe basarsi su un modus operandi ben definito e chiaro da subito che non possa permettere atti illegittimi e/o scardinamenti vari, onde evitare di ritrovarsi nella stessa situazione con l’aggravante di aver perso tempo per cercare di guadagnarlo. Il motto “Facciamo questa cosa, facciamola subito, basta che la facciamo” può non essere la via corretta, questo solo e soltanto perchè la programmazione mal si sposa con la fretta, e la stessa furia non rappresenta di certo una compagnia di spessore nel mondo delle idee. Ecco allora che ci vorrebbe maggior e miglior indagine sulle problematiche, si dovrebbe, forse, analizzare bene il proprio cammino, l’ideologia di ciò che si vuole ottenere, i valori da esprimere. Soprattutto dovremmo dimenticarci una beneamata volta di ricercare la velocità come principio per attuare le proprie mosse, magari evitando di anticipare gli anticipi,  mettendo da una parte il “mondo alla rovescia” per dedicarsi solo ed esclusivamente ai fatti, schedandoli in maniera certosina e super partes. Ecco forse allora saremmo pronti al cambiamento, alla rottamazione, non avremmo nemmeno più bisogno di chissà quale fantasia, forse riusciremmo a migliorare noi stessi godendoci di più quello che siamo e che abbiamo.

Stefano Mastini (@StefanoMastini1)

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