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Seydou Keita, Salih Uçan, Ashley Cole, Juan Iturbe, Urby Emanuelson, infine Astori fresco di nemmeno 24 ore. La Roma è scatenata e Sabatini sembra davvero sulla cresta dell’onda, omaggiato e idolatrato da buona parte della critica, da sempre dedita a salire sul carro del vincitore a tempo debito e a “mollarlo” con altrettanta velocità al momento della, eventuale, debacle futura. La società capitolina sembra aver comandato, con insistenza, l’All In sulla prossima stagione, tanto da intraprendere una politica di investimenti notevoli, chiaramente differente da quello dello scorso anno, dove avvennero prima le cessioni che gli acquisti. Il passaggio alla “fase 2” di Sabatini è legittimo, la ricostruzione è stata fatta con tanto di rivoluzione, quest’ultima dovuta anche ad un allenatore che ha dimostrato di essere degno di tale nome come Garcia.

FASE 2 ROMA Adesso non è più tempo di stupire, quello è stato già fatto, tanti, tantissimi i punti presi sul campo dai giallorossi, semmai ora bisogna iniziare a parlare di “confermarsi”, compito questo ben più arduo rispetto a quello di indovinare un’annata favorevole, con l’aggravante, tra l’altro, del campionato come unica competizione. Ecco adesso ci saranno non uno, neanche due, ma ben 3 fronti su cui combattere, con conseguente dispendio di energie moltiplicato e pressioni che potrebbero farsi sentire, anche e soprattutto a fronte dei tanti investimenti fatti e delle aspettative create tra gli stessi tifosi. Sarebbe infatti meraviglioso, anzi unico, ripetere un’annata del genere, sebbene a fronte di nessun titolo vinto, semmai sarebbe tremendo se ciò non accadesse e il tutto rischiasse di diventare un mero ricordo di un anno in cui “tutto è andato bene, troppo bene”. Proprio questo potrebbe essere il problema principale di un ambiente che non sempre ha saputo dimostrare una grande maturità, forse unico vero grande neo non solo di una squadra ma di una tifoseria intera, fin troppo focosa e attaccata visceralmente tanto da modificarne geneticamente la stessa composizione e animo dei prospetti giallorossi. Chiaro come la gioia e la spensieratezza del gioco possa elevarsi ai massimi livelli se sospinto da un tifo incredibile, è pur vero che non  si può vivere di estremi e viaggiare sulla corda tesa tra l’Oltreuomo e la bestia senza conteggiare i rischi di cadere, o almeno, senza prevedere qualche “brividino”.

LA ROMA FA PAURA La Roma però non si ferma e compra, compra, compra. Sabatini tiene in mano alcuni tra i più accattivanti prospetti d’Europa, e non, e non sembra voler mollare un centimetro. Se ci mettiamo anche che la Juventus, dopo la sostituzione ConteAllegri, non sembra più la superpotenza degli ultimi anni il gioco sembra fatto, lo Scudetto già “andato” e il futuro già scritto. Eppure il calcio è volubile, mero miraggio o proiezione di qualcosa che vaga che nessuno può schiavizzare quanto più comprendere, annusare, vivere. Ecco allora che scatta la domanda “Dove finisce l’idea che si ha di una squadra e dove inizia il suo vero valore?”. Per cercare di rispondere a tale interrogativo c’è bisogno del campionato, del manto verde, dei novanta e rotti minuti di gioco. Solo a quel punto potremmo dare un vero giudizio, per il momento ci teniamo lo “spavento”, il “terrore”, consci del fatto che “per fasciarsi il capo bisogna averlo prima rotto” .

Stefano Mastini (@StefanoMastini1)

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