SHARE

figc

“Italiani brava gente, italiani dal cuore d’oro” Così cantava Caparezza, così partiamo oggi con il nostro cappuccino mattutino dedicato alla bagarre mediatica, e non, che si sta creando intorno alle prossime elezioni dei massimi vertici della FIGC. La Federazione Italiana Giuoco Calcio, così si chiama quello splendido acronimo che siamo soliti usare, è un ente che fa capo direttamente al governo, non essendo dipendente direttamente dal CONI, e al suo interno è poi “agganciato” da altre due anime distinte, quella comprendente le varie associazioni sportive, su tutte le Lega Calcio della massima serie nostrana e L’AIA.

FIGC E LA STORIA RECENTE Per capire meglio dove si potrebbe andare a finire bisogna domandarsi da dove proveniamo, prendiamo allora in considerazione come sbarramento temporale di riferimento il 2006, l’estate successiva al Mondiale in Germania vinto dagli Azzurri in un periodo di minimo storico per il calcio italiano contrassegnato dallo scandalo di Calciopoli. Il sistema pallonaro nostrano stava fallendo sotto i nostri stessi occhi, divorato da interessi che travalicavano, nettamente, intenti e ambiti sportivi, il che non poté non portare sulla “graticola” l’allora ceto amministrativo della federazione, evidentemente responsabile non di essere coinvolto con il suddetto scandalo, quanto più incapace di saper controllare, dirigere quindi, sorvegliare, al fine ultimo di evitare che quel tremendo “bailam” si portasse via l’appeal del nostro calcio, con tanto di credibilità e veridicità del tutto. Fuori tutti, in un repulisti generale, ecco allora che, nemmeno dopo un anno di “commissariamento” di Pancalli, si affacciano figure nuove come Abete, Tavecchio e Albertini; i primi due con un passato in politica, entrambi schierati nella DC, la Democrazia Cristiana, mentre il novello Demetrio ha alle spalle un passato da metronomo del Milan di Sacchi condito da amicizie importanti e appeal mediatico che lo rendono un candidato ideale a sostenere l’idea del “nuovo che avanza”. Dal 2007 al 2009 sono tutti al centro del progetto che dovrebbe portare Donadoni ai Mondiali in Sudafrica, poi una quanto mai pestifera Spagna rimandò tutto a “carte e quarantotto” distruggendo quel poco che era stato fatto e riportando Lippi, con la bella fine che tutti noi abbiamo potuto poi gustare. Nel mentre i nostri dirigenti, a fronte di risultati non proprio ottimali, vengono confermati in blocco, Tavecchio nel 2009 diventa vicepresidente vicario, mentre nel 2013 sia Albertini che Abete stesso vedono confermarsi la prima e la terza piazza della federazione.

NUOVA FIGC Adesso Abete non c’è più, il “Muro di Berlino è caduto” e in molti si augurano che si possa finalmente parlare di cambiamento. E invece no, cioè ci sarà sicuramente un cambio al vertice, in quanto il presidente uscente proprio non ci sta a rimettersi nuovamente in gioco, ma i nomi papabili sono proprio i due “co-produttori” del miracolo italiano degli ultimi anni, ovvero Tavecchio e Albertini. Ecco allora la “bagarre” e i due che si fronteggiano “gomito a gomito”, almeno a parole, o nella mente dei presidenti che dovranno votarli, uno contro uno con il favore di alcuni dirigenti di A divisi, Albertini dovrebbe essere gradito allo schieramento degli Agnelli, mentre Tavecchio a quello capeggiato da Galliani; tutti a chiedersi come verranno convogliati i voti, che cosa dicono i suddetti, a cui viene “schedata” e “soppesata” ogni parola, non ultima la locuzione comprendente le “banane” riferite dal vicepresidente vicario. Nessuno a chiedersi quale saranno le loro mosse e/o scelte ideologiche in merito al futuro della FIGC e del nostro calcio, scegliere il “garante” del sistema significa pregiudicare la stessa natura dell’apparato, perchè è chiaro, e solare, che se la volontà è quella di cambiare e riformare la suddetta figura ne dovrebbe essere il protagonista principale, avendo, di fatto, in mano le chiavi per farlo. L’impulso della nuova FIGC si dovrebbe basare su riforme strutturali di un calcio che sembra sempre più “demodè”, incapace di star dietro agli altri campionati europei in quanto a qualità del gioco che di infrastrutture, e soprattutto riguardo le seconde che dovremmo muoverci, magari migliorando le stesse norme e leggi, non ultima la stessa legge Nardella sugli stadi.

FIGC AMMAZZIAMO IL GATTOPARDO Il fatto che ci sia l’ennesimo avvicendamento tra la prima carica e la seconda/terza fa ben capire, almeno lascia sottointendere, quanto la volontà, o la possibilità, di rinnovamento sia quanto meno parziale, in un certo senso un “Cambi tutto perchè non cambi niente”, tanto per rinverdire i fasti di Tomasi di Lampedusa e del suo Gattopardo. Ecco allora che ci dovremmo chiedere se è giusto o meno continuare su questa strada che vede, da sempre, e in più ambiti, la santificazione e la beatificazione del “signore dell’imbalsamazione” con conseguente “strizzatina d’occhio” al non ricambio della stessa classe dirigente. Soprattutto in un momento come questo dove sono urgenti riforme importanti e pugno di ferro che rimandi rinvii che peserebbero sull’economia futura dello stesso calcio italiano. Oggi ci prendiamo questa libertà e parafrasiamo Alan Friedman “Ammazziamo il Gattopardo”, o almeno proviamoci una santa volta.

Stefano Mastini (@StefanoMastini1)

SHARE