SHARE

tavecchio

Se questi sono i presupposti cominciamo proprio bene. La battuta di qualche giorno fa rilasciata dal futuro presidente della FIGC, Paolo Tavecchio, ha diviso l’Italia pallonara e non con una sproporzione netta tra coloro che difendono il 71enne portabandiera della Lega Dilettanti (una minima parte) e chi lo osteggia per molti motivi (una restante buona parte del Paese). E da dilettanti è stata quella battuta fatta dallo stesso Tavecchio (“In Italia facciamo giocare titolari gli Optì Pobà, quelli che prima a casa loro mangiavano le banane”), del tutto inaccettabile da chi ambisce a porsi alla guida della federazione più importante del Paese; peggio ancora sono stati i tentativi di sminuire il misfatto, con Tavecchio che successivamente ha dichiarato di non ricordarsi di aver utilizzato il termine “banane” nonostante esistano anche delle registrazioni audio.

IL SILENZIO E’ D’ORO – Si fa tanto parlare e tanto agire per debellare il razzismo e poi accade questo, di fronte a cui non c’è campagna di sensibilizzazione che tenga. Speravamo che dopo le banane lanciate negli anni a Eto’o, Roberto Carlos e Dani Alves, dopo il fattaccio che vide protagonista Kevin Prince Boateng e dopo la coraggiosa quanto condivisibile scelta di Patrick Vieira qualche giorno fa di ritirare i suoi Under 21 del Manchester City per una offesa ricevuta da un suo giovane giocatore di colore da un avversario durante un’amichevole, potessimo assistere ad episodi di riscatto sociale, perché qui non si parla più di sport e di calcio ma di dimensione culturale che evidentemente in certi individui anche nelle alte sfere manca. E se tali personaggi mostrano in maniera tanto disinvolta cotanta chiusura mentale allora è meglio non cominciarli affatto certi percorsi.

LA CLASSICA BOLLA DI SAPONE – Intanto sono 18 su 20 i presidenti di Serie A che hanno deciso di appoggiare Tavecchio, che non sarà certamente razzista e che, perdonateci la battuta, è scivolato su una buccia di banana. Tavecchio sembra che non pagherà caro questa gaffe e rimedierà soltanto una figuraccia. Colui che sarà il nuovo capo della FIGC se la caverà con un calo di immagine probabilmente presto dimenticabile e basta, perché non c’è più tempo per soffermarsi sugli episodi collaterali del calcio italiano, per quanto spiacevoli possano essere: ma questa è l’ennesima riprova che allo sport più amato dello Stivale serve una svolta da realizzare prima di subito e con i fatti. Di parole se ne dicono tante, e nel più sbagliato dei modi come abbiamo visto. Con buona pace di Opti Pobà.

SHARE