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Adriano Galliani, Milan - Fonte account Twitter AC Milan
Adriano Galliani, Milan - Fonte account Twitter AC Milan

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La parabola del calciomercato del Milan la possiamo racchiudere in due locuzioni: pochi soldi, scarse idee. Fa male a tutti vedere il (povero) Diavolo ridotto in questa maniera, costretto a giocare con interpreti di dubbio valore, accompagnati da vecchietti “superstar” con un passato da vetrina internazionale ed un presente/futuro da ospizio del calcio. Addirittura i tifosi avversari si piegano dinanzi alle disgrazie milaniste, ormai consumati essi stessi dai continui annunci di rinnovamento e cambiamento che tendono a demoralizzare i colleghi rossoneri e far “strabuzzare” gli occhi, e le lingue, a gran parte dei media schierati con il Diavolo.

MILAN BILANCIO E MERCATO Nel 2012/13 il bilancio rossonero si è chiuso facendo registrare un fatturato di circa 263,5 mln di € inferiore di appena 10 mln rispetto a quello della Juventus, superiore a quello di squadre estere come Liverpool e Borussia, doppio rispetto a quello della Roma o dell’Atletico Madrid. Le cifre di quest’anno saranno al di sotto delle aspettative, se è vero infatti che potrebbero salire gli introiti provenienti dai diritti televisivi, non si potrà più contare sul premio di partecipazione alla Champions League, considerato vitale dallo stesso Galliani ai fini del mercato milanista. Eppure le cifre sono alte, altissime, dove sta quindi l’errore? Il “buco” difficilmente colmabile? Il problema è, sostanzialmente, a livello societario, affari condotti con pochissima lungimiranza a fronte di strappare il “colpo mediatico”, il “nome importante”, magari portando avanti anche una strategia puramente “terrorista” nell’andare sempre a contattare manager di giocatori in via di scadenza, ponendo poi ricatti alle società controllanti il cartellino. Insomma quando si è al comando, o meglio quando ci si vuole stare, è giusto far paura per avere in cambio rispetto ma a tutto c’è un limite, anche perchè, alla lunga, moltissimi rapporti vanno via via deteriorandosi, soprattutto in un mondo come quello del calciomercato italiano dove vige il Dio denaro “liquido” e non quello immaginario del valore dei cartellini.

MILAN COSA FARE ORA Ripartire da un numero ristretto di giocatori, gente favorevole a Inzaghi e che lo stesso neo allenatore reputa capace di saper interpretare il suo diktat di gioco. Quest’anno il Milan sarà fuori da tutte le competizioni europee, il fatto di potersi buttare “anima e corpo” sul campionato potrebbe regalare diversi punti in più, cosa questa che andrebbe “a braccetto” con il “restringimento della rosa”. Ecco allora che la strada si fa in salita, molti giocatori non sono da Milan, chi ormai consumato dal tempo (Robinho, Essien, Bonera), chi effettivamente dal punto di vista qualitativo (Honda, Costant), chi dal punto di vista caratteriale (Balotelli). Su questi bisognerebbe iniziare ad operare azioni mirate e forti, tese a demolirne l’ingaggio o addirittura spingere verso l’eventuale cessione (mettendo in conto anche una perdita di valore sul cartellino), il che porterebbe all’abbassamento del monte ingaggi con conseguente denaro fresco da reinvestire sul fronte del mercato. Successivamente lavorare sulla mentalità e l’idea della nuova squadra che si costruirà, in tal senso Inzaghi potrebbe dare un mano, del resto SuperPippo è abituato a lavorare con i giovani ed impartire loro il giusto approccio psicologico alla partita; essere quindi pronti ad almeno 1-2 stagioni  di calvario di mezza classifica, con tanto di “brividini” e momenti tristi. Insomma la “disintossicazione” non è roba facile, soprattutto dopo tanti anni in cui ci si è abituati ad avere le spalle coperte in vari modi, eppure demordere non sembra la strada giusta da perseguire, meno che mai lasciare che tutto resti quello che è sperando che muti da solo, rinverdendo quella stabilità che in molti hanno definito da “cimitero”.

Stefano Mastini (@StefanoMastini1)

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