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Demetrio Albertini ha risposto alle domande dei tifosi su Twitter per Radio 24 parlando della necessità di “cambiare la governance del calcio italiano e di mettere il pallone al centro di tutto”. L’ex centrocampista del Milan, candidato alla presidenza FIGC e contrapposto al tanto discusso Carlo Tavecchio, ha anche parlato degli ostacoli che impediscono all’Italia di evolversi e di mettersi alla pari con paesi come la Germania in quello che è lo sport più amato della Nazione.

LA GERMANIA COME MODELLO – Secondo Albertini “le riforme nel calcio italiano vengono frenate dagli interessi individuali, i singoli sono più interessati a tenersi le poltrone, ci sono tante rendite che fanno comodo e che salterebbero in caso di cambiamenti. Invece ci vuole un cambio radicale di chi governa i professionisti ed i dilettanti, e si deve valorizzare il calcio giocato. Il modello tedesco è senza ombra di dubbio quello da seguire”. Albertini ha ragione perché basti considerare quattro aspetti: la Germania ha un serbatoio di giovani assolutamente fantastico: possiede stadi moderni e polifunzionali, tutti di proprietà delle singole squadre; consegue risultati sportivi a livello di club con grande continuità portando le proprie compagini in fondo sia in Champions che in Europa League; è campione del mondo in carica con la propria Nazionale e riesce sempre e comunque a superare i quarti di finale.

ITALIA PAESE DI VECCHI – Albertini prosegue: “In Germania c’è un modo di esaltare il mercato interno per la crescita dei giocatori. Il calcio comincia dalle scuole, c’è una grande cultura sportiva e questo ha dei benefici anche sui bilanci dei club, perché questa organizzazione porta a sfornare tantissimi giovani talenti che in breve tempo diventano campioni e vengono venduti a peso d’oro e subito rimpiazzati con altri fantastici prospetti. Alla Serie A serve ringiovanire il campionato con almeno 10 calciatori provenienti dai vivai italiani, sapere che siamo il secondo torneo più vecchio d’Europa? I giocatori italiani toccano le 100 partite a 27 anni, all’estero ci arrivano già a 24″.

PAROLA D’ORDINE: SOSTENIBILITA’ – Sull’Italia Albertini ha le idee altrettanto chiare: “Serve un ct con grande esperienza internazionale, io poi personalmente penso all’introduzione delle squadre B che rappresentano una grande opportunità per valorizzare i giovani e fornirli alla Nazionale nel breve/medio periodo, oltre a rappresentare una risposta valida alla crisi finanziaria del Paese. Riforma dei campionati? Non è una questione di numeri ma di obiettivi, bisogna considerare anche le esigenze dei tornei inferiori. Calcio femminile? Serve il contributo di tutti, bisogna insegnarlo nelle scuole. Stadi nuovi? E’ prioritario lavorarci subito, sono il palcoscenico del calcio ed un patrimonio dell’Italia, vanno migliorati”.

SEMPLIFICARE PER CAMBIARE – Un altro argomento toccato da Albertini e poco considerato negli ultimi tempi è quello relativo alla tessera del tifoso, che invece con la sua istituzione ai tempi fece molto discutere: “Acquistare un biglietto per assistere ad una partita deve tornare ad essere una operazione facile, ne va della fruibilità e della credibilità di questo sport. All’estero è tutto più semplice, per far si che anche qui lo sia ci vuole l’aiuto delle istituzioni. Il razzismo nel calcio? Si deve fare tanta prevezione, anche qui la politica deve rispondere presente”. Su un ritorno di Roberto Baggio in Federazione: “Chiunque voglia impegnarsi è il benvenuto. Il Milan ha appoggiato Tavecchio? Per ora si, poi vedremo…in 8 anni da dirigente federale ho imparato tanto e cucito importanti rapporti internazionali ma da solo non potrò fare nulla, ci vorrà una squadra intera a sostenermi ed insieme possiamo farcela a portare i cambiamente necessari a rendere il calcio italiano di nuovo numero uno nel mondo”.

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