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assemblea straordinaria Lega calcio

Viene bersagliato da tutte le parti, ed a giusta ragione, ma Carlo Tavecchio non demorde. Il 71enne presidente ultradecennale della Lega Dilettanti si mostra determinato nel suo proposito di conquistare la poltrona di capo della FIGC e ha fatto sapere che fino a quando avrà il sostegno maggioritario delle leghe interessate non recederà, intanto il momento dell’elezione si avvicina. Demetrio Albertini, suo rivale per l’elezione ai vertici federali, ha commentato tale strategia dicendo diplomaticamente che “Tavecchio fa bene a continuare”, anche se è evidente che il pensiero dell’ex centrocampista del Milan e di molti altri sia ben diverso.

DA ALTRE PARTI PUNISCONO – A proposito di fuoco incrociato, uno degli ultimi a sparare proiettili su Tavecchio è stato Claudio Ranieri, a margine della sua presentazione come nuovo ct della Grecia. L’allenatore testaccino ha effettuato un paragone calzante con il caso Donald Sterling, che qualche mese fa ha letteralmente scosso il grande circus della NBA americana. La pallacanestro a stelle e strisce ha isolato l’attempato e retrogrado Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers, dopo che in una sua controversa conversazione telefonica con la giovanissima fidanzata consigliava a quest’ultima di “non frequentare gente negra”. Risultato: l’anziano trombone è stato costretto a vendere la franchigia ed è stato radiato a vita da qualsiasi attività nel basket statunitense.

SEMPRE MENO SOSTEGNI – Per cui ci sembra giusto che anche l’altrettanto attempato Tavecchio faccia non uno, ma tanti passi indietro. Al calcio italiano non serve il vecchiume ma gente di prospettiva, giovane, con energia ed ampie vedute. Con tutto il rispetto ma cosa può innovare Tavecchio? Specie dopo averci dato un saggio di quella che è la propria cultura. Ha ragione Albertini quando dice che c’è paura di cambiare, principalmente perché i soggetti presenti da decenni nei palazzi del potere del calcio non vogliono mollare i loro posti ed i loro privilegi. Ha ragione la milanista Barbara quando afferma che Tavecchio non è ciò che serve al pallone di casa nostra, ha ragione Andrea Agnelli a ritenerlo inadeguato, ha ragione Renzo Ulivieri a dire che chi lo vota è peggio di lui e hanno fatto bene Cesena e Sassuolo a ritirare il loro appoggio al signor Tavecchio. Il calcio italiano è già disastrato per conto suo, questa “tavecchiata” è giunta nel momento meno opportuno…ma può essere l’occasione per cambiare davvero le cose e capire sul serio in caso di elezione di Tavecchio chi è che non vuole portare quelle riforme che tanto servirebbero.

L’ENNESIMA BOLLA DI SAPONE? – Frasi a doppio taglio quelle di Tavecchio sul malcapitato Optì Pobà: subito c’è chi ha spulciato nel passato del navigato dirigente comasco, una vita in politica con la DC, per scoprire che qualche inconveniente con la giustizia c’è stato e che un precedente simile a livello mediatico pure si è verificato, parlando del calcio femminile (“si pensava che nel calcio le donne fossero handicappate”). Non proprio un maestro di stile, forma ed eleganza Tavecchio, che però vuole andare avanti, nonostante la FIFA e la UEFA abbiano chiesto spiegazioni ed aperto una indagine. Anche se ha ammesso l’errore, Tavecchio dovrebbe capire che una figura istituzionale che si candida per rappresentare il calcio italiano dentro e fuori dai nostri confini non può e non deve compiere errori simili. Quello che è accaduto è stato una clamorosa perdita di credibilità, semmai ne abbia mai avuto. Il presidente del CONI, Malagò, lo ha velatamente invitato a farsi da parte, sarebbe meglio. Ce n’è abbastanza per autoescludersi e dimettersi, come consiglia anche l’articolo 11 del Regolamento di Giustizia Sportiva dell FIGC, il quale fa riferimento alla responsabilità per comportamenti di disciplina ed onestà di tesserati e dirigenti. E’ prevista anche una squalifica…ma ovviamente non avverrà. Da queste parti chiunque la passa liscia, figurarsi Tavecchio…

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