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E ora basta Tavecchio, basta tavecchiate. Tanto lo sappiamo che stiamo messi male. Da anni l’industria del pallone in Italia non ha fatto altro che spendere più di quanto ricavasse, con i risultati odierni che sono sotto gli occhi di tutti. Da noi le società di calcio spendono tanto e male, a differenza di Germania, Spagna, Francia e della solita Inghilterra. Le prime tre sono state capaci nell’ultimo decennio di valorizzare i rispettivi campionati, in Premier League invece balza agli occhi la voce “uscite” costantemente al di sotto di quella “entrate”. Eppure il fatturato della Serie A è aumentato del doppio dal 1998 ad oggi, facendo registrare un importante +112%. Questo per dare l’idea di quanti soldi girino nel circus e quanto comunque siano incredibilmente maggiori le spese, in un sistema del tutto incapace di gestire le proprie risorse economiche.

SPERPERARE COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI – Tra le cause di questo scialacquamento senza fine ci sono gli stipendi spropositati concessi ai calciatori nei primi anni 2000, quando il dato statistico relativo agli ingaggi passò da una media di 28,4 mln di euro a più del doppio, ben 60 per squadra, oltre ai soldi tirati in ballo per ogni singolo trasferimento, in cui ci sono da pagare non solo i club per questa o quella compravendita ma anche procuratori, intermediari, consulenti, fondi di investimento…tutte cose che gli stessi agenti di calciatori sono bravissimi in molti casi a scatenare. E’ anche per questo motivo che il numero di trasferimenti è aumentato, c’è un sacco di gente che trae vantaggio dal fatto che un giocatore cambi squadra. E non a caso nei mesi scorsi è sorta una inchiesta su alcune vicende poche chiare dal punto di vista finanziario relativo a degli affari di mercato in Serie A che hanno visto indagati alcuni agenti FIFA più o meno noti.

CHE MACELLO – Solamente nelle ultime due sessioni di mercato (estate 2013 ed inverno 2014) ci sono stati ben 1127 cambi di maglia, numero enorme che fa il paio con i 1406 della stagione 2012/2013. Totale 2533, in Serie A quindi ci si muove più di tutti. E’ un record negativo, solo la Premier League supera quota mille trasferimenti e resta comunque ben distante da noi, gli altri principali tornei europei si attestano mediamente sulle 700 transazioni concluse, e tutte per motivi strettamente tecnici e non finanziari. Da altre parti non si è mai assistito a giri di calciatori come al mercato delle vacche o a scambi di giocatori abituati a fare tribuna tra squadre concittadine, operazioni dettate da furberie di bilancio.

QUESTA E’ FOLLIA – Vogliamo fare un altro esempio di follia finanziaria propria del nostro calcio? Pensiamo a Parma ed Udinese che ad ogni finestra di mercato gestiscono quasi 200 loro tesserati! Oltre alla mania di dover andare a spendere in posti esotici, solitamente il Sudamerica (diventato a sua volta una bottega molto più cara rispetto a dieci anni fa) per prendere giovani su giovani (a volte neanche tanto, vedi Balanta-Fiorentina) che solo nel 10% dei casi riescono ad imporsi dalle nostre parti. Calcoli alla mano l’Italia ha scialacquato quasi 160 milioni di euro nel mercato dell’America Latina, a fronte di spese a dir poco irrisorie degli altri campionati: la Germania ad esempio ci ha rimesso solo 13 mln, la Spagna 22, l’Inghilterra 48 e la Francia 73 e solo a causa del Paris Saint-Germain con l’affare-Lucas dal San Paolo.

DOVE INTERVENIRE E COME – Chiudiamo infine con i tanto bistrattati settori giovanili, la Serie A a 18 squadre e le rose ampissime. Spagna ed Inghilterra hanno un limite di 25 tesserati per club ed imitano in questo la UEFA, che nelle sue competizioni fissa un tetto massimo degli atleti da poter impiegare in Champions od Europa League, con la possibilità in caso di emergenza di poter pescare dalle proprie giovanili a cominciare dalla Primavera. Lo fanno Premier League e Liga, lo permette la UEFA nelle sue competizioni, e perché non cominciamo a farlo anche noi? Investire nei propri settori giovanili vuol dire spendere poco e meglio, oltre a fornire un serbatoio di talenti non indifferenti per la Nazionale. Alla quale si ricollega pure il discorso del numero di squadre necessario per formare le diverse categorie calcistiche di casa nostra: 20 squadre in Serie A sono troppe per un sistema inefficace come il nostro, mentre Premier League, Liga e Ligue 1 riescono a sopperire a questo dettaglio proprio grazie alle loro giovani leve.

E’ UN PAESE DI VECCHI – La Serie A è il secondo campionato più anziano di Europa ed il logoramento fisico e mentale si fa sentire ad un certo punto. Non parliamo poi della Serie B a 22 e con tanto di play-off e play-out, del tutto inutili e per niente meritocratici. Che si torni a 18 e 20 come una volta. Senza considerare che poi siamo vecchi anche a livello dirigenziale, ricordate i vari Matarrese, Carraro e compagnia? Fino ad arrivare al chiacchieratissimo Tavecchio, tutti dinosauri che pensano alle loro poltrone. Per finire c’è la ormai famigerata vicenda stadi. Da noi crollano, da altre parti sorgono, grazie a burocrazie più snelle e politiche finanziarie sapienti da parte dei club derivate anche dalla più felice situazione tecnica dei rispettivi tornei. E’ chiaro che se la Bundesliga è fiorita alla grande con i risultati conseguiti sul campo questo benessere si ripercuote anche su altri fattori, quali i settori giovanili e gli impianti calcistici, il tutto in maniera simbiotica e complementare. Noi invece stiamo a guardare.

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