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International Champions Cup 2014 Final - Liverpool v Manchester United

“Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto” recita un vecchio adagio che può essere benissimo riproposto per l’argomento qui discusso. Se le squadre che adottano una difesa a 3 non si uniformano all’Europa, allora l’Europa si uniforma alla difesa a 3. Fino ad un paio di anni fa nessuno avrebbe mai pensato che squadre al di fuori di quelle italiane avrebbero potuto riproporre questo modulo, ritenuto difensivista e poco efficace al di fuori dei confini, anche se qualche esperimento era già stato provato (LEGGI QUI). Ad oggi il modulo che Mazzarri dichiara di aver “inventato” e che Antonio Conte ha esaltato nel nostro campionato, diventa un’opzione più che realistica per squadre blasonate con ambizioni di dominio nelle competizioni continentali. Un maestro come Louis Van Gaal ha impostato la sua Olanda secondo questo sistema di gioco, ottenendo ottimi risultati in un Mondiale abbandonato solo ai calci di rigore contro l’Argentina, ed ora anche la sua nuova avventura al Manchester United sembra essere iniziata nel segno del 3-5-2. Allo stesso modo Pep Guardiola, che tanto bene ha fatto lo scorso anno con il 4-1-4-1, quest’anno sembra voler schierare il suo Bayern Monaco con un 3-4-3 che già l’anno scorso era stato provato in un paio di occasioni e studiato a lungo in allenamento. Da dove deriva questa trasformazione ed in cosa cambia questo sistema di gioco rispetto a quello interpretato dalle squadre italiane? Cerchiamo di fare un pò di ordine. 

La rivoluzione del sergente Van Gaal- Dopo le critiche ricevute in patria per un calcio opposto agli standard olandesi nonostante l’ottimo risultato raggiunto (LEGGI QUI), Louis Van Gaal ha deciso di plasmare il suo nuovo Manchester United a immagine e somiglianza degli Orange che ha condotto alla semifinale del campionato del mondo. Difesa a 3 molto fisica, alta e attenta al fuorigioco, centrocampo folto e di talento, esterni molto offensivi ed una coppia di attaccanti che fanno la differenza. Con questa impostazione l’Olanda ha schiantato la Spagna e si è giocato il mondiale fino alla fine, mentre lo United ha trionfato nel trofeo di Guinness cup superando, per quello che vale il calcio estivo, squadre come Liverpool e Real Madrid. Il modulo di Van Gaal parte da un portiere molto bravo con i piedi e attento ai movimenti dei tre centrali: in questo, Cillessen e De Gea risultano essere molto simili ed ideali per questo sistema. I difensori al momento a disposizione del tecnico olandese non possiedono particolari qualità, ma Jones, Smalling ed Evans sembrano aver trovato nuovi equilibri ed una coordinazione tale da rendere la retroguardia United quasi impenetrabile a differenza del colabrodo dello scorso anno. Uno dei tre si sgancia quasi sempre sul portatore avversario e gli altri due tolgono profondità, bloccando agli avversari ogni possibile opzione offensiva. La fisicità e l’atletismo colmano ciò che manca dal punto di vista tecnico, un pò come per il terzetto De Vrij, Vlaar e Martins Indi. Sugli esterni Van Gaal sembra aver compiuto l’innovazione maggiore: se l’Inter ha Nagatomo e Johnatan e la Juve Lichtsteiner e Asamoah, già nell’Olanda qualcosa sembrava cambiare con l’impiego dell’esterno offensivo Kuyt. Qualcuno potrebbe obiettare che l’olandese era già stato impiegato più volte in ruoli di contenimento: lo stesso si fatica ad affermarlo per Valencia (utilizzato da terzino con risultati penosi) e Young, diventati gli esterni titolari dello United di questa estate. Lo schierare attaccanti in un ruolo così delicato espone inevitabilmente la squadra ad evidenti falle in fase di ripiego, ma quando la palla è tra i piedi dei compagni essi sono in grado di aprire il fronte dell’attacco e favorire cambi di gioco e sovrapposizioni che obbligano gli avversari ad accettare una costante inferiorità numerica, mettendo i giocatori nelle condizioni di sfruttare al meglio le loro abilità nell’ 1 vs 1. Il centrocampo dello United ha potuto beneficiare dell’innesto di Ander Herrera, talentuoso spagnolo che riesce nel compito di collegare i reparti svolgendo un lavoro simile a quello di Wijnaldum in maglia arancione, smistando i palloni ed accorciando nel momento del pressing, avendo in ogni caso le spalle coperte dall’esperienza di Fletcher. In avanti c’è poco da dire: Mata si aggira sulla trequarti, scalando sulla linea dei centrocampisti in fase difensiva come fatto da Wesley Sneijder; Rooney svolge il compito di universale come Arjen Robben (ovviamente con caratteristiche diverse) e Van Persie (finora non impiegato) andrebbe ad occupare il ruolo di Van Persie. Risultato? Una macchina che sembra collaudata da anni, con ancora molti tasselli da migliorare (probabile l’innesto di un difensore ed un mediano) e giovani pronti ad esplodere come Shaw, Blackett e Zaha. E’ facile parlare in estate, ma il 3-4-1-2 di Van Gaal sta già facendo riflettere i vari Rodgers, Pellegrini e Mourinho.

Gli esperimenti di Herr Pep- Una stagione quasi perfetta, con un quasi riassunto in una partita sbagliata contro la squadra sbagliata. Il tiki-taken firmato Bayern è stato amato da molti, odiato da altrettanti (Beckenbauer in primis) ma nessuno può dire che non sia stato efficace e mai nella vita fine a se stesso (LEGGI QUI). Il 4-1-4-1 che ha fatto le fortune di Guardiola lo scorso anno sembra essere stato momentaneamente accantonato, in favore di un 3-4-3 che più volte era stato studiato nella passata stagione anche se poche volte provato in partita. I punti di forza di questo nuovo sistema di gioco sono la simmetria e l’esaltazione dell’estetica nel vedere la squadra in campo, con una precisione nell’occupare gli spazi a dir poco artistica. Il lavoro degli esterni garantisce equilibrio sia in difesa che in attacco, con le due fasi interpretate dallo stesso numero di giocatori in maniera quasi speculare. Passiamo agli interpreti: in porta uno tra gli estremi difensori più forti del mondo garantisce copertura sulle palle lunghe grazie all’abilità di saper uscire con tempi perfetti e un’ottima capacità nel far ripartire l’azione con lanci lunghi repentini. Qualità che si ritrovano anche nel nuovo secondo Pepe Reina, un lusso che soltanto uno squadrone come il Bayern può avere. I tre centrali agiranno sostanzialmente con gli stessi movimenti dello scorso anno: linea alta, chiusura degli spazi, grande fisicità e velocità nel ripartire. In più Javi Martinez, Dante e Boateng (con il ritorno di Badstuber) giocando a tre hanno la possibilità di allargare l’ampiezza del gioco sin dalle prime battute, avviando il possesso palla dalla propria area di rigore. Esterni come Alaba e Lahm garantiscono una presenza costante in entrambe le fasi, con l’austriaco particolarmente adatto a sovrapporsi all’attaccante e liberare la forza del suo sinistro. Le parole per descrivere la dedizione e la versatilità di Lahm sono invece sempre troppo poche, con la possibilità di vederlo impiegato anche in mezzo al campo con la stessa quantità e qualità. La linea mediana, però, è il territorio di Bastian Schweinsteiger, padrone del centrocampo ed in grado di reggere il reparto da solo, con il suo compagno in grado di proiettarsi più in avanti. Proprio per questo motivo al suo fianco potrebbe essere inserito sia un centrocampista puro come Thiago Alcantara, che un giocatore più offensivo come ad esempio Goetze. Il trio offensivo sarà composto da Ribery, Robben e Lewandowski, connubio di freddezza, esperienza, classe e velocità. Domanda: dov’è Thomas Mueller? L’eclettismo dell’attaccante lo rende una sorta di “mina vagante” della squadra, impiegabile sia come punta centrale, che esterno o in casi estremi come centrocampista offensivo. La grande quantità di giocatori e le loro qualità permetteranno a Guardiola di poter plasmare la squadra a seconda del bisogno, con il 3-4-3 in grado di tornare rapidamente 4-1-4-1 con semplici accorgimenti tattici. Gli acquisti di Bernat, Rode e Lewandowski possono benissimo assorbire le partenze di Kroos e Mandzukic, con un Bayern in grado di cambiare volto a seconda delle circostanze ed adattarsi al gioco dell’avversario per provare a raggiungere la stagione perfetta, senza partite sbagliate nè squadre sbagliate che tengano.

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