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Group B - Spain vs Netherlands

Che significa indossare la “camiseta blanca” del Real Madrid? Essa è un sogno: un qualcosa che ogni bambino che dà il suo primo calcio ad un pallone desidera ardentemente. Purtroppo, però, il calcio è tanto bello quanto crudele: pochi, anzi pochissimi, trasformano le loro aspettative in realtà.

Tra questi privilegiati vi è anche Iker Casillas, madrileno puro e guardiano della porta “Real” dal lontano 1990; ha compiuto tutta la trafila nelle “merengues” dai pulcini alla Castilla. Anno dopo anno, il giovane ha dimostrato doti straordinarie: per questo motivo, infatti, a soli sedici anni, ha ricevuto dall’allora tecnico Jupp Heynckes la prima convocazione per la partita di Champions League contro il Rosenborg.

Correva l’anno 1998 e il grande calcio ha aperto le sue porte ad un nuovo piccolo grande talento.

Due anni più tardi arriva la tanto desiderata consacrazione: Casillas, 18 anni, è il nuovo portiere titolare. Il “Santiago Bernabeu” è nelle sue mani. Ancor’oggi la maglia numero 1 è sulle sue spalle.

Con delle splendide prestazioni, il giovane ha cominciato a contribuire ai numerosi successi dei “blancos”: Liga, Copa del Rey e Champions League; se in Italia si acclamano le prodezze di Gianluigi Buffon, Iker Casillas in Spagna è considerato un Dio.

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In breve tempo, il portiere è diventato capitano del Real Madrid così come delle “Furie Rosse”; che soddisfazione per la cantera madridista: non è una cosa di tutti i giorni sfornare un giocatore con una  personalità come quella di Iker.

Leader indiscusso fuori e dentro al campo, Casillas è ormai un’icona del calcio spagnolo ed internazionale: i ragazzini, muniti del suo poster nella cameretta, sognano di realizzare almeno la metà dei successi da lui ottenuti. Il suo è un palmarés da brividi, eccone un estratto:

  • 5 Liga
  • 3 Champions League
  • 2 Campionati europei
  • 1 Coppa del Mondo
  • 5 titoli di migliore portiere del mondo

Il Real Madrid, fiero del suo gioiello nonché giocatore più rappresentativo, ha deciso, nel febbraio del 2008, di blindarlo con un contratto da 7,5 milioni di euro l’anno fino al 2017. Si prospettava una carriera tutta “blanca” per il portiere, ma negli ultimi anni qualcosa è cominciato ad andare storto.

La crisi- Nella stagione 2010-2011 José Mourinho diviene il nuovo allenatore del Real. Florentino Perez, ossessionato dalla “decima” (raggiunta solo quest’anno), ha smosso mari e monti per poter portare uno degli allenatori più vincenti nel panorama calcistico europeo al Bernabeu.

Durante il campionato 2012-2013, dopo una lunga serie di prestazioni negative e di polemiche, il mister ha deciso di mettere fuori squadra il giocatore per scelta “tecnica”, cosa che non accadeva dal 2002; a seguito di un infortunio al polso e dell’acquisto di Diego Lopez, Casillas perde definitivamente il posto. Qualcosa di epocale si realizza nelle gerarchie della squadra: all’interno di essa e della tifoseria si cresce una profonda spaccatura. Si creano, infatti, due fazioni ben distinte: una giudica inaccettabile il comportamento di Mourinho ritenendo che il posto del portiere sia quello di titolare come sempre stato; l’altra invece, critica Casillas per il suo atteggiamento così diverso sia negli allenamenti che nelle partite.

L’anno seguente, Mourinho ha abbandonato Madrid e al suo posto è stato chiamato Carlo Ancelotti: Casillas sperava che l’incubo della panchina potesse finire, ma, in realtà, anche con il tecnico italiano le cose non cambiano. Tuttavia, ha giocato tutte le partite di Champions riuscendo a vincere, finalmente, la “decima”.

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Ancora una volta però,  Iker, soprattutto in finale contro l’Atletico a Lisbona, ha dimostrato di non essere più il portiere di qualche tempo fa.

Nonostante questi anni di alti e bassi con il Real, il giugno scorso il commissario tecnico Vicente del Bosque ha ribadito la sua piena fiducia nei confronti del portiere, nonché capitano, della nazionale; purtroppo per lui però, il rendimento di Casillas ai mondiali brasiliani è stato imbarazzante. Errori come quelli commessi nella partita contro l’Olanda non sono accettabili nel caso di un campione del suo calibro. Naturalmente il fallimento delle “Furie Rosse” non è da imputare solo ed esclusivamente al portiere, ma, senza dubbio, l’insicurezza così come l’atteggiamento dello stesso giocatore riflettono la situazione del calcio spagnolo. Il tiqui taca è ormai stato superato, ma, soprattutto, si è ancora una volta confermata una delle regole più sacrosante del calcio e della vita in generale: le vittorie sono belle, ma non ci si può soffermare su di esse; in ogni modo, tempo e luogo vi è sempre la necessità di cambiare, di migliorarsi. Ecco, questo è quello che la Spagna non ha fatto dopo la vittoria un mondiale e due campionati europei vinti.

Insomma, parliamoci chiaro, non è più possibile difendere a prescindere Casillas: il solo ed unico motivo di rappresentare la storia degli ultimi 24 anni del Real Madrid non può essere una giustificazione. Troppo evidente è il malessere fisico e psicologico del giocatore. Gli errori commessi nella passata stagione, come i più attenti osservatori, e non i soliti critici del lunedì mattina al bar, possono valutare sono principalmente di attenzione: questo significa che, prima di tutto, è necessario recuperare un giocatore sotto il profilo mentale. Molto probabilmente, la sensazione di appagamento per i trofei conquistati, la nascita del figlio e i problemi in casa Real hanno giocato un ruolo di grande rilevanza nella carriera del giocatore. Tuttavia immaginare Casillas lontano dal Bernabeu pare qualcosa di impensabile: come può una bandiera come lui indossare un’altra casacca?

In questi giorni, il Real ha ufficializzato l’acquisto del costaricano Keylor Navas, reduce da un ottimo mondiale; Diego Lopez invece, infastidito dalle manovre del suo club, pare il promesso sposo del Milan di Inzaghi.

Nel frattempo, il mister Ancelotti ha dichiarato che Iker sarà il titolare nella finale di Supercoppa: sarà il tramonto o la rinascita di una bandiera? Il 19 agosto è vicino, non ci resta che aspettare.

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