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“Giocherò contro la mia vita”. Come potrebbe non essere cosi per Alessandro Del Piero che domani sera si troverà per la prima volta di fronte quella maglia bianconera cui per vent’anni ha dato tutto per poi vedersela strappare via controvoglia in un pomeriggio di maggio ad alto carico emozionale.

Non gli è mai andato giù quel divorzio unilaterale, quel dire “arrivederci” e sentirsi rispondere “addio”. Del Piero è il primo a rendersi conto di essere stato messo alla porta in maniera brusca e ingiusta, di non aver ricevuto quel trattamento particolare che una leggenda vivente come lui meritava. Eppure il capitano non ha mai fiatato, con il suo consueto e perfetto aplomb veneto, è stato lì ad assistere agli eventi. Certo ha detto la sua, ma sempre nelle segrete stanze, mai una parola in pubblico fuori posto perché altrimenti sarebbe sceso al livello dialettico di chi lo stava cacciando. Del Piero ama la Juve e non direbbe mai nulla contro la “sua” Signora e chi la gestisce. Anche se quest’ultimo lo ha messo alla porta. Urlare non è nel suo stile, le chiacchiere da bar- come le definirebbe Conte- non gli sono mai interessate.

Ora il ritorno al futuro (è la speranza del tifo bianconero e non) contro quella maglia che ama. Sarebbe bello se qualcuno, magari Andrea Agnelli, questa volta si ricordasse di rendere il giusto onore a quella leggenda dimenticata. Ovviamente non laverebbe l’onta di due anni fa, ma potrebbe essere un gesto quantomeno conciliante quello di proporre a Del Piero di giocare qualche minuto, magari nel finale di partita, con la sua maglia, la numero dieci della Juventus. Non ce ne vogliano le All Star della A-League e nemmeno Carlos Tevez, ma se in campo ci sono Del Piero e la Juventus (fondamentalmente la stessa cosa) è assurdo che non si fondano in un’unica entità col dieci bianconero sulle spalle della leggenda. Ovvio, si obietterà che queste amichevoli non sono derby del cuore ma servono per provare schemi e entrare in condizione in vista della stagione. Sacrosanto, ma cosa potrebbe cambiare se per dieci minuti si offrisse al dieci la sua maglia bianconera numero dieci? Niente. Non farlo (e quasi certamente non sarà fatto) sarebbe l’ennesima occasione persa, l’ennesima caduta di uno stile Juve che evidentemente non c’è più.

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