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Non se li aspettava i fischi, Edinson Cavani. Ieri in Napoli-Paris Saint-Germain, parata di stelle in una notte dal sapore di Champions League, il Matador ha giocato nervosamente per soli 45′ prima di essere sostituito dall’allenatore dei francesi, Laurent Blanc. Probabilmente era un cambio già prestabilito per fare un pò di sana staffetta con Zlatan Ibrahimovic (tra l’altro in gol dopo neanche dieci minuti), fatto sta che la reazione stizzita dell’uruguaiano alle tante manifestazioni sonore di disapprovazione del pubblico del San Paolo ha dato una motivazione ulteriore al cambio. Cavani ha alzato polemicamente il braccio come ad invitare i cinquantamila assiepati a Fuorigrotta a farsi sentire di più in quello che è stato il festival della contestazione, del tutto contrapposto invece alla bella accoglienza tributata dai tifosi del Napoli all’altro grande ex, Ezequiel Lavezzi, rimasto nell’immaginario collettivo dei supporters azzurri per quella sua esultanza da capo ultra dopo la finale di Coppa Italia vinta contro la Juventus nel 2012, e non solo.

ADDII CONTRAPPOSTI – E’ che ci sono modi e modi di lasciarsi e di vivere la separazione. Cavani, finito al PSG giusto un anno fa, più o meno volentieri si trovò ad essere protagonista dei numerosi discorsi sognanti che praticamente l’intera sua famiglia, dal padre alla madre passando per fratelli, zii, zie, nipoti e cugini della più improbabile gradazione, rilasciavano ogni giorno alla stampa parlando di Manchester United, City, Real Madrid, Barcellona, Chelsea (e mai PSG) senza avere quasi mai il minimo rispetto per il contratto in essere con il Napoli. Ha cercato di stemperare le voci, di abbassare il volume dei suoi e legittimare la propria parola, ma troppo tardi. Troppa retorica, troppe tarantelle, troppa “ammuina”, è questo che ai napoletani non è andato giù. Anche Lavezzi ai tempi se ne andò accompagnato da qualche voce polemica, affermando al suo arrivo a Parigi che a Napoli non poteva uscire per strada per via dello strabordante affetto della gente, ma il rapporto si è sempre mantenuto grazie a tweet, foto, visite in città e messaggi di incoraggiamento agli ex compagni azzurri in momenti importanti, nonostante la fidanzata Yanina Screpante risultasse alla fine poco simpatica per via di alcune sue esternazioni poco carine ed ancora meno fondate verso la città. Il Pocho ieri all’uscita dal campo è stato applaudito da tutto lo stadio ed i giocatori azzurri in panchina che con lui hanno giocato al San Paolo negli anni scorsi avevano provato scherzosamente a farlo sedere con loro. Un addio meno distaccato e più furbo.

FISCHI D’AMORE – Tutt’altra cosa rispetto al Matador Cavani, professionista serio che ha sempre dato tutto per la maglia e che nonostante i 104 gol segnati con i partenopei è uscito dal cuore della gente così come vi era entrato a suo tempo. 104 gol che non sono bastati. Traditi dall’uomo della speranza, più di Lavezzi, perché con l’uruguaiano si sognava lo Scudetto e quella tripletta alla Juventus resterà impressa nella memoria. C’è da dire che il suo gesto di stizza al 40′ ha reso i restanti cinque minuti di gara ancora più tesi ed un giocatore che punta ad essere additato come campione non può e non deve abboccare a simili trappole. Tanto per fare un paragone, Cavani non era il solo a trovarsi nell’occhio del ciclone ieri: da tempo ci è finito pure Walter Gargano, colpevole di essersi dichiarato “interista sin da bambino” quando nel 2012 fu prelevato dai nerazzurri e si fece ritrarre di spalle con la maglia del club milanese mentre giocava alla Playstation. E da allora per il centrocampista di Paysandù sono fischi su fischi, perché uno che si lascia andare a simili dichiarazioni sembra cancellare con un colpo di spugna 5 bellissimi anni vissuti all’ombra del Vesuvio. I fischi, giustificabili o meno che siano, non sempre sono da inquadrare negativamente: si fischia per paura e per amore, ed almeno per 40 minuti probabilmente la maggior parte del pubblico presente per assistere a Napoli-PSG pur contestandolo avrà provato affetto per il Matador Cavani. Sedotti ed abbandonati dall’attaccante che aveva fatto sognare ma che alla fine l’ambizione e i soldi hanno portato via. Alla fine però ha provato ad aggiustare tutto con un messaggio su Twitter: “Grazie Napoli… Niente mi farà dimenticare i momenti felici che ho vissuto con voi”. Perché la storia resta, e la gratitudine pure.

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