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sheffield united

C’è chi il codice etico lo impone (male) dall’alto e chi lo chiede dal basso. E’ il caso dello Sheffield United, i cui tifosi sono scesi in campo contro uno dei tesserati della squadra processato e condannato con l’accusa di stupro. Il giocatore Ched Evans, che ai tempi vestiva la maglia del Manchester City, avrebbe approfittato di una ragazza 19enne in evidenti condizioni di ubriachezza  e condannato nell’aprile del 2012 a cinque anni di prigione. Ad ottobre il giocatore verrà però rilasciato e la situazione ha creato una profonda spaccatura tra la dirigenza del club, attualmente in possesso del cartellino, e la tifoseria. Secondo il dirigente Alan Smith la giustizia avrebbe fatto il suo corso ed il ragazzo non dovrebbe avere ulteriori impedimenti nel tornare a giocare:

“Ha fatto il suo tempo, ha scontato la sua pena e vorremmo che tornasse a giocare con noi. Bravi giocatori come lui devono continuare a giocare e se non con noi, almeno con altre squadre”.

Molto più duri i tifosi, che non vogliono assolutamente che la loro squadra venga associata ad un uomo con precedenti come quelli di Evans. A tal motivo è stata avviata la pratica per una petizione che attualmente conta circa 60mila firme, con lo scopo di bloccare il ritorno di Evans ed impedirgli di vestire i colori dello Sheffield:

“E’ giusto che chi ha scontato la sua pena poi torni a lavorare , ma esortiamo lo Sheffield United a riflettere molto attentamente sul messaggio che mandano riassumendo qualcuno che è stato condannato per un crimine così grave. Se decidono di farlo, che è un loro diritto, sarebbe giusto che prendessero seriamente in considerazione l’impatto che avrà sul gran numero di loro sostenitori. Chiediamo loro di dichiarare in modo forte e chiaro che la misoginia, il sessismo, la violenza e la violenza sessuale, in particolare, non saranno tollerati nel mondo del calcio”.

La questione rimane molto delicata e la disputa tra società e tifosi sembra essere di difficile risoluzione. Talvolta l’etica viene certo prima del puro agonismo sportivo, ma ci sono margini e limiti entro cui i due fattori possono coesistere. Il caso Evans è stato in grado di mobilitare un’intera tifoseria favorendo l’unione del tifo ed il tentativo di preservare la dignità di un club, a dimostrazione che i VERI problemi etici hanno di certo il loro impatto sull’opinione pubblica ben più di una Cassanata o una Balotellata.

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