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Qualcosa si è rotto nell’idillio Benitez-De Laurentiis. Qualcosa che va oltre l’immobilismo del calciomercato. Qualcosa che neanche le proteste degli ultimi giorni da parte dei tifosi possono giustificare, e neanche legittimare. Le dichiarazioni dimesse di Rafa Benitez nel post Psg hanno fatto scattare l’allarme, quando tutti pensavano ad una strategia ben definita tra tecnico e società. E invece dietro gli apparenti sorrisi c’è un tira e molla che rischia di mettere un freno alle aspettative azzurre. Al 13 agosto il Napoli si ritrova con due soli nuovi innesti, Koulibaly e Michu, a fronte delle uscite di Behrami, Gamberini, Armero e Calaiò. Poco, pochissimo se confrontato con i movimenti delle dirette rivali dello scorso anno. La Roma ha portato qualità ed esperienza, la Juventus nonostante l’addio di Conte ha migliorato la rosa con tasselli ben definiti. A Napoli invece si gira attorno ad un ruolo, il centrocampista, che ormai è diventata un’ossessione per la società azzurra. Un’intera annata alla ricerca di quel giocatore in grado di migliorare la qualità della rosa. Gonalons, Mascherano, Fellaini, Lucas Leiva, Kramer. Tanti nomi fatti da gennaio ad agosto, tante diverse opzioni da valutare, tanti profili diversi da contrattualizzare. Scommessa, promessa, leader, gregario, regista, incontrista o tuttofare. Caratteristiche diverse da analizzare, forse troppo diverse per un obiettivo preciso. Un ritardo sconsiderato pensando all’imminente playoff di Champions League, vero crocevia della stagione. Un ritardo che forse può essere identificato da una firma, una semplice firma su un rinnovo che ancora non arriva.

UN RINNOVO MANCATO – Il 15 luglio De Laurentiis aveva parlato chiaro “l’importante è che Rafa sia ancora con noi. È fondamentale per la nostra crescita, anche se io devo far forte il calcio Napoli, non solo una stagione perchè i tecnici prima o poi passeranno…” . Un segnale, una frase messa lì durante la presentazione del nuovo sponsor e che ora trova un suo perchè. Il presidente non vuole acquistare a scatola chiusa, non vuole ritrovarsi con giocatori inutili al progetto, nel caso di addio di Benitez. Sì addio di Benitez, perché si attende una firma, una promessa, il rinnovo del suo allenatore dopo averlo accontentato alla prima stagione sulla panchina azzurra. Un rinnovo per dare sicurezza all’ambiente e puntare in grande. Anche le promesse di scudetto seguono quest’intento. Convincere Benitez  dichiarando a gran voce che lo Scudetto si può vincere, se c’è la volontà. Ma prima di acquistare bisogna avere certezze. L’esperienza con Mazzarri ha segnato De Laurentiis, ritrovatosi con numerosi giocatori non adatti al nuovo modulo, svenduti o ancora sul groppone. E ora vuole andarci cauto, vuole capire le intenzioni di Rafa e poi agire. Ma il sì tanto atteso ancora non arriva….

GLI ERRORI DI DELA – Ma prima della firma ci sono gli errori di De Laurentiis. Un presidente/imprenditore dallo spessore e dalle capacità indiscusse è diventato vittima delle sue stesse parole. Da una parte la ricerca di una strategia e di un silenzio per depistare i giornali, dall’altro lo sproloquio e il gioco a carte scoperte fin dai primi giorni di calciomercato che forse hanno reso difficile il lavoro a Bigon e lo scouting. Il patron partenopeo ha svelato uscite, nomi e tasselli da rimpiazzare dichiarando ai quattro venti la necessità di vendere a buon prezzo (e non svendere) ma soprattutto investire in determinati ruoli. Una dichiarazione di intenti che già a gennaio aveva portato al rifiuto di Aulas per Gonalons, ad accordo fatto. E che ora rende difficile ogni tipo di operazione. Vargas, Pandev e Dzemaili sul piede di partenza ma richiesti a determinate condizioni, quelle dell’acquirente che conosce la necessità di vendere del Napoli e tira acqua al suo mulino. Ecco spiegato l’immobilismo societario che viene alimentato anche dalle regole rigide del Presidente in materia di fair play “devo contestare sempre alcuni acquisti, a meno che non ci sia un prestito particolare. Perchè devo prendere chi ha 28-30 anni? Non solo gli devo dare uno stipendio fuori regola, poi gli devo dare un terzo anche al club , e poi se non funziona? Lo metto nella fossa dei leoni per farvi divertire e dire ma questo è irriconoscibile? Non mi convincerà mai nessuno, preferisco dire quel giocatore sulla fascia sinistra che s’è dimostrato valido (Ghoulam, ndr) quest’anno mi darà qualcosa in più”. Giusto, legittimo. Altro argomento che alimenta il tira e molla tra Presidente, alla ricerca di certezze, e allenatore, indeciso sulla sua permanenza. Permanenza che chiedono a gran voce i tifosi. Un immobilismo nel segno del fair play finanziario, scottati da un passato complicato, e che non permette il definitivo salto di qualità.

di Claudio Cafarelli (Twitter:)

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