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Messo a posto un tassello, bisogna adesso sistemare un’altra tessera per completare lo sgangherato quadro del calcio italiano, ovvero la nomina del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Sgangherato perché siamo passati all’ennesima “non novità” con l’elezioni di Carlo Tavecchio alla presidenza della FIGC; sgangherato perché è salito al massimo soglio pallonaro di casa nostra uno che quando parla ha dimostrato di fare solo danni; sgangherato come il suo percorso giuridico; sgangherato come il progetto Italia, che in qualche settimana deve ripartire alla meno peggio in vista dei primi impegni ufficiali di settembre con le qualificazioni ad Euro 2016. Il criticatissimo Tavecchio, che non piace a buona parte di stampa e tifosi italiani, ha affermato di aver sentito quattro possibili candidati per la panchina azzurra: il primo è naturalmente Antonio Conte, prima scelta naturale per via del suo status di svincolato dopo l’addio alla Juventus di un mese fa: la sua personalità è la sola cosa in grado di tenere a galla il pallone italiano anche se il tecnico leccese vuole garanzie (e soldi). La Federazione gli garantisce al massimo 1,7 mln di euro annui, praticamente la metà di quanto percepito in bianconero, anche se l’aiuto degli sponsor potrebbe far si che ci si avvicini al suo vecchio stipendio. Semmai i problemi sorgono proprio dal punto di vista tecnico, e la speranza è che se le cose non dovessero andare bene da subito, o peggio andassero male già dall’inizio, la FIGC non utilizzi proprio il ct per farsi scudo delle inevitabili polemiche…cosa già successa in passato con Donadoni dopo Euro 2008. Mentre Prandelli nell’immediato post-Mondiale 2014 ha subito alzato i tacchi anche per evitare questo…ed è stata comunque polemica.

Insomma, il nodo principale è rappresentato dalla programmazione, in un paese dove mettere su progetti seri è veramente difficile. Cosa vuoi progettare con il vecchio che avanza ed i soliti appelli che auspicano il cambiamento puntualmente disattesi proprio da coloro che se ne erano fatti i portavoce? Ci sarebbero la gestione delle Nazionali giovanili, la riqualificazione del centro tecnico di Coverciano e l’organizzazione periodica di stage fra le questioni che andranno decise tra FIGC ed il prossimo ct. E dopo Conte c’è Mancini, o ci sarebbe…perché a sua volta dietro Tavecchio ecco stagliarsi la figura (non molto simpatica ad un bel pò di persone) di Claudio Lotito, con il quale i rapporti sono pessimi. Eppure Mancini avrebbe tutto per farsi carico della panchina dell’Italia: ha esperienza internazionale, di calcio ne sa, anche dal punto di vista economico potrebbe accontentarsi della stessa strategia studiata per Conte, grazie al sostegno con i partner commerciali delle Federazione…è Lotito l’unico problema in questo caso, un problema sufficiente però quanto basta per far si che non vedremo mai il Mancio vestire i panni di commissario tecnico. Francamente tutto questo è ridicolo…eliminare una personalità rilevante per l’Italia solo per meri capricci personali è una cosa che andrebbe contro il “Sarò il presidente di tutti” pronunciato da Tavecchio subito dopo la proclamazione a grande capo della FIGC”.

Una parola di Lotito ed ecco già che non sarà così. In subordine ecco poi i vari Zaccheroni, Guidolin e la coppia Cabrini-Tardelli, fra i quali onestamente preferiamo il primo. Zac ha ormai una certa preparazione nata dalla lunga gavetta nelle serie minori fino all’approdo in provincia all’Udinese, con la quale fece splendide cose negli anni’90. Poi il Milan, i successi ed un ingiustificato oblio intervallato da rappezzamenti ad Inter e Juventus, fino a giungere all’ottimo quadriennio alla guida del Giappone, dove addirittura ha avuto l’onore di essere ricevuto in persona dall’Imperatore Akihito in seguito alla vittorie della Coppa d’Asia 2011 e ad una crescita conclamata del livello tecnico della selezione nipponica. Fra tutti Zaccheroni, nonostante un profilo a volte eccessivamente basso, si lascia veramente preferire per preparazione e capacità di sopportare la pressione, aspetti dove gli altri candidati sembrano venire meno: Guidolin è stato spesso vittima dello stress ad Udine dove il bacino d’utenza non è certo paragonabile alle grandi big della Serie A, pur essendo un allenatore molto bravo; il duo Cabrini-Tardelli invece è a livello tecnico che non entusiasma, entrambi i campioni del mondo di Spagna ’82 hanno raccolto più delusioni che successi nelle rispettive carriere da allenatore, eccettuando lo splendido periodo come ct dell’Under 21 di Tardelli, comunque molto lontano nel tempo. Insomma, oggi come oggi l’uomo della provvidenza sembra Conte, anche se non sarà facile battere una possibile offerta da parte di una grossa società estera che potrebbe presentarsi con un ingaggio 3 o 4 volte superiore a quello proposto da Tavecchio. Siamo in un campo minato, e se Conte, sul quale si concentrano la maggior parte dei consensi dell’opinione pubblica, dirà di no, allora sarà veramente difficile accontentare tutti.

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