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Conte

E’ arrivato il giorno della presentazione ufficiale del nuovo tecnico della Nazionale Antonio Conte. Il nuovo ct azzurro ha risposto alle domande dei vari giornalisti presenti in sala passando dall’aspetto tattico, come i casi Pirlo e Balotelli, al codice etico, fino alla questione sponsor e stipendio. Di seguito la conferenza stampa integrale.

Le parole di presentazione sono del presidente Tavecchio che fa chiarezza sulla questione sponsor e sullo stipendio del neo CT: “Conte è uno dei tecnici più importanti ed è una scelta importante per il nostro movimento calcistico. Non si poteva non scegliere un’eccellenza per riemergere dalla difficile trasferta in Brasile. Resto dell’avviso che serva un comandante, un condottiero. Serve dare il bastone del comando ad un condottiero che senta il brivido lungo la schiena quando suona il nostro inno. Ci sono state delle polemiche in questi giorni legate alla nostra scelta, ma ci sono altre major più importanti di quella con i nostri sponsor. Così la FIGC si è assunta l’intera responsabilità dell’accordo, ovviamente assieme ai nostri sponsor. Il compenso per il miglior tecnico in Europa verrà compensato dai nostri sponsor e la FIGC detiene il 100% dei diritto d’immagine di Conte. Abbiamo già delle richieste per Conte con la maglia azzurra. Il “made in Italy” è una cosa importantissima”.

Le prime parole di Conte: “Sono emozionato e non posso negarlo. Al mio posto oggi vorrebbero esserci tutti gli allenatori del Mondo. L’Italia è una delle Nazionali più importanti al mondo, con quattro Mondiali sul petto. Sono orgoglioso che il presidente abbia pensato a me. Sono contento e colgo l’occasione per salutare Cesare Prandelli. Ha fatto un ottimo lavoro nei suoi quattro anni. Gli faccio il mio più grande in bocca al lupo per l’avventura al Galatasaray. Un grazie va anche ad Arrigo Sacchi per il suo lavoro nel settore giovanile. Finché ci sarò io per lui le porte sono sempre aperte”.

35 giorni fa l’addio alla Juventus, oggi subito in pista: “Non pensavo di farlo dopo 35 giorni. Pensavo di aggiornarmi e migliorarmi nello studio delle lingue, in attesa di una nuova proposta. Poi però è arrivata la chiamata dell’Italia, ovvero un top top club. Facendo le dovute riflessioni, capendo le motivazioni e l’entusiasmo, capendo la sfida, poi ho capito che il presidente aveva fatto breccia nel mio cuore. Ho il privilegio di essere il ct dell’Italia”.

La situazione dei giocatori: “I giocatori sono gli stessi che hanno affrontato il Mondiale, ma sono convinto che siano buoni elementi. Sono convinto che bisogna farli diventare una squadra. In questo modo il gap tecnico può ridursi. Mi piacciono le sfide ardue, basta pensare a tre anni fa quando sono arrivato alla Juventus. Sono convinto che possiamo risollevarci perché l’Italia deve stare nei primi posti al Mondo”.

Il ginocchio di Rossi e l’uomo Balotelli: “Rossi è un patrimonio, spero risolva i suoi problemi per il bene della Fiorentina e della Nazionale. Spero di averlo a disposizione. In ogni caso preferisco non entrare nel merito dei singoli perché tutti sono giocatori che possono essere convocati. La convocazione però deve essere meritata, perché io valuto tutto a 360°. Nei momenti di difficoltà gli uomini servono più dei grandi giocatori. Meglio un grande uomo che un ottimo giocatore”.

L’addio alla Juventus: “In questi 35 giorni ho letto molto poco, ci sono state tante supposizioni sul mio addio alla Juventus. Oggi dico che dopo tre anni di un percorso bello, intenso e vincente eravamo giunti alla naturale conclusione. In due mesi abbiamo provato a continuare, ma ci siamo accorti che il rapporto era finito e per il bene di tutti ci siamo lasciati”.

“Condannato” a vincere: “La vittoria è una dolce condanna, io vivo per la vittoria. Sapete bene che differenza c’è per me fra vincere e perdere. E’ come vivere o morire. Per due giorni dopo una sconfitta sono in una fase di ‘morte apparente’. Sono arrivato in un momento non facile, ma sono qui per portare la mia mentalità. Devo far capire che c’è differenza fra vincere e perdere o pareggiare”.

Rapporto tra il CT e gli allenatori di club: “La mia intenzione è di rapportarsi con tutti i tecnici e i giocatori, in maniera costante ed intensa. Se vogliamo crescere è giusto che il ct vada incontro all’allenatore del club, confrontandosi sulle metodologie. Facendo così si può crescere e di pari passo il rapporto fra le varie componenti. In questo modo si può avere anche meno intransigenza da parte degli allenatori. La mia necessità impellente è quella di farla diventare una squadra, non undici elementi che lavorano con il loro talento. La squadra deve esaltare il talento. In questo modo potremo fare grandi cose”.

Le polemiche con la Federazione ai tempi della squalifica: “Mi hanno fatto pagare e io l’ho affrontata con grande dolore. Anche quello però mi ha aiutato a crescere, sul piano umano. Essere qui è la risposta migliore”.

Quanti sono gli scudetti della Juve: “Quelli che ricordo con maggiore gioia sono gli otto che ho vinto, cinque da giocatore e tre da allenatore”.

Ingerenza dello sponsor sulle scelte?: “Chi mi conosce sia umanamente che professionalmente sa che nessuno può scegliere al posto mio. Niente e nessuno, mai”.

Codice o comportamento etico: “Voglio parlare di comportamento. Parlare di codice mi porta a pensare agli avvocati. Io voglio parlare di comportamento e le scelte verranno giudicate da me personalmente, caso per caso. In base a quello che vedo prenderò le mie decisioni in merito. Non ci saranno punizione standard, che possono variare in base alla gravità”.

Scelte tattiche, giovani e staff: “La cosa più importante oggi è riuscire a trovare delle certezze alla squadra. C’è poco tempo per inventarsi le cose. Voglio ripercorrere le cose che ho fatto in passato con la Juventus. La base è di ripartire dalle certezze, perché c’è poco tempo. Non importa se hanno 16 anni o 36 l’importante è che corrono. Lo staff è al completo. Sul preparatore dei portieri ne parleremo con la Federazione in questi giorni”.

L’addio di Pirlo post Brasile: “Andrea è un campione ed è stato per me un grande punto di riferimento. Anche lui è fra i convocabili ma è inevitabile che viste le sue dichiarazioni post-Mondiale io debba parlare con lui per capire cosa sente e per dimostrargli ciò che penso io”.

Il manager pubblico più pagato d’Italia: “Io ho accettato i parametri della Federazione. Il mio stipendio rientra nei parametri. Antonio Conte però ha un’immagine figlia delle vittorie del passato che la federazione ha deciso di sfruttare e riconoscere in altro modo. E’ la prima volta che faccio gestire questa cosa ad altre persone”.

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