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athletic napoli

Tutto aperto. E’ questa la sentenza dell’1-1 maturato al San Paolo tra il Napoli e l’Athletic Bilbao in un martedì da antipasto di Champions League. Quella vera gli azzurri la dovranno conquistare al San Mamès, contro una squadra più che organizzata e comunque più avanti nella preparazione rispetto ai partenopei.

Il pareggio di Fuorigrotta è frutto di certo di una forma fisica che in alcuni frangenti della gara si è palesata insufficiente (dal 15′ fino al 50′ ha praticamente giocato solo il Bilbao) e che andava gioco forza gestita ma anche di alcune scelte apparentemente poco illuminate di Rafa Benitez. Se quelle di Gargano e Britos al posto di Inler e Ghoulam appaiono più comprensibili, vista la deficitaria forma fisica dei due reduci dal Mondiale (a cui va aggiunto anche Zuniga, non ancora in condizione e nemmeno convocato), la titolarità di Insigne ha fatto storcere il naso a moltissimi (vista anche la super prestazione di Mertens). L’ex centrocampista di Inter e Parma, tornato a giocare una gara ufficiale con il Napoli dopo due stagioni, ha svolto un’ottima partita in fase d’interdizione con qualche errore, ovviamente, in quella d’impostazione (anche se in tono minore rispetto al passato); il centrale uruguaiano dopo un inizio disastroso (con responsabilità sul gol spagnolo) pare essersi ambientato un po’ meglio nel secondo tempo al ruolo di terzino sinistro che Benitez sta provando a cucirgli addosso, cercando di dare più profondità alla manovra. Il gioco della squadra ne ha beneficiato.

Discorso a parte quello di Insigne: dalla fine della scorsa stagione Benitez sta premendo molto su di lui. Ha avuto ragione a farlo in finale di Coppa Italia, ma probabilmente torto in quasi tutte le altre gare. Lorenzo Il Magnifico dà spesso l’impressione di essere svogliato in attacco, quasi come se i compiti di copertura lo demolissero da un punto di vista mentale: sbaglia Benitez a farlo giocare troppo distante dalla porta, ma spesse volte il calciatore di Frattamaggiore pare fin troppo frettoloso nel liberarsi del pallone, quando uno con le sue qualità dovrebbe avere la testa e la mentalità per giocarlo e insegnare calcio, oltre che per saltare l’avversario (cosa che Mertens fa quasi sistematicamente, prendendosi delle responsabilità). Capitolo fischi: Insigne sente qualsiasi gara del Napoli più degli altri, e anche per questo spesso subisce una pressione terrificante che lo induce in errori. Farne il capo espiatorio di una prestazione di squadra negativa è oltraggioso e offensivo da parte di una tifoseria che troppo spesso si è dimostrata subito troppo vogliosa e con poca predisposizione alla pazienza, vittima di una “Sindrome del Pappone” che fin troppe volte serve da scusa per una lavata di mani alla Ponzio Pilato. Insigne a quei fischi forse non deve rispondere. Fomentarli è un errore da ragazzino, e lui è ormai un padre di famiglia. Ma quando la tua gente volta lo sguardo è tutto più difficile per chi è stanco di essere solo una mascotte e vuol diventare invece bandiera e simbolo. 

A prescindere dal fatto che il campo abbia parlato di un Napoli con ancora tanti problemi, è bene sottolineare e far notare un importante aspetto: nonostante una preparazione deficitaria rispetto all’avversario, tante assenze e giocatori non in condizione, oltre che un tempo praticamente non giocato, il Napoli avrebbe potuto tranquillamente vincere la partita in virtù delle clamorose occasioni capitate ad Higuain (che precedentemente aveva trovato un gol semplicemente fantastico per forza fisica, tecnica e coordinazione che ha confermato la sua clamorosa vena realizzativa contro il Bilbao) stoppato da uno straordinario Iraizoz, Mertens, Michu (l’inattività pesa e il fiuto del gol è da recuparare) e Callejon. Segnale incontrovertibile di una squadra forte che deve semplicemente ritrovare l’appagamento fisico e, perché no, anche un po’ di fortuna che ieri è sembrata mancare. 

Indubbiamente, il risultato ancora in bilico della truppa partenopea per quanto concerne la prossima Champions complica maggiormente un mercato che già non aveva brillato precedentemente. Dopo l’acquisizione di De Guzman che si è concretizzata proprio nelle scorse ore, al Napoli servirebbe come il pane un altro centrocampista: la strada che porta a Fellaini sembra essere ormai ostruita da frane e smottamenti per via dell’atteggiamento non proprio accondiscendente dello United ma, soprattutto, per il recente infortunio alla caviglia del calciatore belga. E prende piede una suggestione, un sogno quasi irrealizzabile ma che proviamo a sponsorizzare. Stiamo parlando di Sami Khedira: il centrocampista del Real Madrid vuole andare via dalla corte di Ancelotti per il poco spazio concessogli e rientrerebbe perfettamente nei parametri tecnico-tattici del mediano cercato da Benitez. Difficile che il Napoli avanzi un’offerta per il giocatore, ma noi la pietra l’abbiam lanciata. Non si sa mai.

Passando a qualcosa di più concreto (ma non troppo), è recentemente sbocciata come un’orchidea in autunno l’idea Matja Nastasic: immediatamente scaricato da Pellegrini dopo la gara contro il Newcastle, l’ex centrale della Fiorentina è alla ricerca di una sistemazione. La Juventus ci ha provato senza troppa convinzione (il vero obiettivo è Luisao del Benfica) e il Napoli è subentrato e tratterà con il City per averlo in prestito (a 3 milioni) o a titolo definitivo (a 12 milioni). Ai nuovi eventuali acquisti deve però far spazio qualcuno, e Bigon sta lavorando quanto più celermente può anche sulle cessioni. Dopo l’ufficialità mattiniera di Fernandez allo Swansea, sembrano mancare solo le firme per Vargas al QPR: il cileno andrà via con la formula del prestito oneroso a 2 milioni con riscatto fissato a 10. In lista di sbarco risultano essere anche Pandev e Dzemaili: entrambi paiono seguiti dal Milan e la non convocazione per l’impegno in Champions è un chiaro segnale della volontà di cederli.

 

Claudio Agave

https://twitter.com/ClAgaTVOV

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