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In un articolo pubblicato ieri sul quotidiano britannico The Independent, intitolato “Il Manchester United necessita di cinque giocatori d’esperienza che possano capovolgere una situazione disperata“, Paul Scholes parla a tutto tondo del momento critico che stanno attraversando i Red Devils; “mi sento amareggiato di dover criticare il club per il quale ho dato la vita come calciatore“, confida l’ex centrocampista, oramai 39enne, “ma questa è una squadra che, nella passata stagione, ha perso sette gare all’Old Trafford e sabato [scorso] ha iniziato la nuova stagione perdendo in casa contro lo Swansea. Lo United deve arrestare il suo declino. Negli anni passati sotto la gestione di Sir Alex Ferguson, quando vincevamo trofei su trofei, questo livello di mediocrità sarebbe stato inconcepibile. Ciò, però, è quanto sta accadendo ora“.

CINQUE GIOCATORI La ricetta di Sat Nav, che in Gran Bretagna è l’acronimo di navigatore satellitare, nomignolo affibiatogli per la precisione nei passaggi che, appunto, arrivavano quasi sempre a destinazione, la ricetta si diceva è tanto chiara quanto rivoluzionaria: “Di cosa ha bisogno lo United? Di cinque giocatori. Non giocatori con un buon potenziale. Cinque giocatori d’esperienza, cinque veri giocatori che sappiano mordere il terreno e far capovolgere la situazione“.
I Fab Five in questione rispondono al nome di: Xabi Alonso, Sami Khedira, Raphael Varane, Angel Di Maria e Mats Hummels; inutile dire, guardando al profilo dei giocatori in questione, che Scholes veda soprattutto nella spina dorsale arretrata del Manchester le maggiori deficienze attuali. “Le mie preoccupazioni, come al solito, riguardano la tenuta sul lungo periodo di Jonny Evans, Phil Jones e Chris Smalling. Con il 3-5-2 Jones e Smalling non sono mai sembrati all’altezza“.

I PROBLEMI DEL MAN UTD Un problema, quello dello sottolineato da Scholes, che ha due facce: da una parte proprio il sistema di gioco di Van Gaal, il 3-5-2, che non sembra per l’ex numero 18 in grado di risolvere la situazione. “Durante i Mondiali” scrive Scholes “mi sono chiesto se la sua idea, dopo aver guardato la rosa a disposizione, fosse stata proteggere il centrocampo, tenere la squadra corta e sperare nelle invenzioni di Robin Van Persie e Arjen Robben. Non direi che fosse un calcio particolarmente divertente. Temo che possa avere il medesimo approccio allo United“.
D’altro canto, però, Van Gaal, non può essere indicato come unico capro espiatorio, non fosse altro per il fatto di essere arrivato all’Old Trafford solo quest’estate, quando i problemi del Manchester erano già evidenti da tempo. “Ho capito [che c’era qualcosa che non andava] quando ho realizzato che a 38 anni stavo continuando a giocare per lo United, un chiaro segnale che non ci fosse la giusta pressione, su noi senatori, da chi avrebbe dovuto scavalcarci. E’ stato lo stesso lo scorso anno con Ryan [Giggs]. Alcune volte, nella scorsa stagione, è stato il migliore in campo, all’età di 40 anni“.

I cinque giocatori d’esperienza citati da Scholes potrebbero davvero, se ingaggiati tutti, risollevare le sorti del Manchester; il rischio, se non dovessero cambiare le cose, è di fare la fine di un’altra gloriosa, odiatissima, squadra di Premier che per tanto tempo non ha sollevato alcun trofeo. “Sono spaventato” ammette Scholes. “Spaventato dal fatto che si possa raggiungere la desolazione toccata dal Liverpool negli anni ’90“.
Ecco forse la paura più grande di Scholesey: vedere prima o poi il Manchester United accomunato nelle sfortune ai Reds.

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