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Giovanni Trapattoni ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”. Tanti i temi toccati dal Trap, a cominciare dalla Nazionale e da Mario Balotelli.
OH MARIO “Del ragazzo se ne parla fin troppo – esordisce Trapattoni – quello che mi sento di dire è che sta diventando una miniera in via di esaurimento. Lui mi colpisce molto dal punto di vista umano, specialmente perché io ho avuto a che fare con un giovane Cassano, che conosciamo tutti. Quando vedi un ragazzo che piange ti rendi conto che dentro di se ha delle cose importanti, per questo è fondamentale il dialogo tra un allenatore ed i suoi giocatori. Mi è capitato spesso di restare fino all’una di notte in camera con i calciatori che ho allenato per dei confronti sereni che aiutassero gli atleti a sentirsi meglio, l’ho fatto anche con Boniek e Platini“.
LA SAGGEZZA DEL TRAP – Trapattoni prosegue: “Quando nel tuo gruppo hai uno speciale come Balotelli è fondamentale saperlo gestire al meglio. Nella mia esperienza sulla panchina del Bayern Monaco ho aggiustato parecchie cose: ricordo che un giorno Uli Hoeness e Karl-Heinz Rummenigge mi dissero senza mezzi termini di voler mandare via un giocatore, mi dissero “Raus!”…”cacciamolo”. Io però risposi loro che ci voleva pazienza, si trattava di un elemento estroso e con quelli dotati di talento ci vuole calma, anche se poi quando la situazione diventa ingestibile allora si che bisogna darci un taglio“.
IL CONSIGLIO A BALO E RAIOLA “A Balotelli consiglio: ricordati che sei un purosangue incontrollabile, hai classe, forza, forza contrattuale, per tutti questi motivi non devi sprecare questo grande momento. La carriera dei calciatori è breve, poi ti ritrovi all’improvviso dimenticato ed in pochi sono quelli che ti aiutano. Il suo agente Mino Raiola ha l’obbligo di tutelarlo anche come persona e non solo come calciatore e suo assistito, Mario non è solo una miniera da sfruttare e Raiola deve spiegargli il senso degli errori commessi, anche a costo di perderlo”. 
SU PRANDELLI-ROSSI – Trapattoni fa un parallelismo sullo scontro verbale a mezzo stampa vissuto alla vigilia dei Mondiali tra l’ex ct Cesare Prandelli e Giuseppe Rossi circa la mancata convocazione dell’attaccante della Fiorentina: “Ho vissuto la stessa situazione quando presi la difficile decisione di non chiamare Roberto Baggio per Euro 2004. Anche lì ci fu un grave infortunio di mezzo e ad un selezionatore serve gente che sappia dare le giuste garanzie fisiche oltre che tecniche. Purtroppo 23 convocati per una grande manifestazione internazionale sono pochi perché si gioca ogni tre giorni, ce ne vorrebbero almeno 25 e spero che la FIFA lo capisca. In quel caso sono certo che Rossi sarebbe andato in Brasile”.
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