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Stamford_Bridge_Clear_Skies

La prima cosa che ti viene da osservare all’uscita della metro di Fulham Road (perché lo stadio dei Blues non è esattamente a Chelsea ma nella zona di Fulham) è l’eleganza ma al tempo stesso l’antichità dei palazzi del quartiere. Un zona nobile diversa dalla City e dal Circus che tanto piace ai turisti di ogni dove.

DALL’ESTERNO- Girando sulla via principale di Fulham finalmente compare un cartello. Campeggia visibile lo stemma del Chelsea. Non potendomi sbagliare viro a sinistra verso il cartello e così mi imbatto in uno dei tre grandi piazzali davanti allo stadio. A primo impatto l’impianto non ha tolto dalla bocca uno “Wow!” estasiato. All’esterno lo Stamford Bridge, chiamato così per l’omonimo ponticino situato nei pressi, sembra un normalissimo edificio. La gestione dello spazio attorno mi ha incuriosito molto di più. E’ il primo stadio che ho visitato a Londra e, pur non essendo un accanito fan dei Blues, vedere le enormi gigantografie dei giocatori e le scritte incitanti la storia del club, mi ha suscitato una gran voglia di precipitarmi all’imbocco dei cancelli. Sui muri adiacenti lo stadio ci sono le immagini degli uomini, passati e presenti, che hanno fatto la storia del club. Da John Terry, capitano di mille battaglie, al più famoso portiere col caschetto che ci sia, Petr Cech, passando per Lampard, Makelele, Wise, Mourinho, il “nostro” Gianfranco Zola e anche il neo-romanista Ashley Cole (che compare più volte di quanto mi aspettassi). L’immagine più significativa di tutte però è quella in tre dimensioni, la statua del leggendario Peter Osgood, proprio a due passi dall’ entrata principale dello stadio.

IMPIANTO COMPLETO- Tornando alla gestione dell’esterno, non c’è dubbio che è stata fatta al top. Vari ristoranti, un Cafè, un Hotel, una Spa e tre store ufficiali di merchandising, di cui uno, a due piani, pieno di oggetti di qualunque tipo (dalle mutande marchiate Chelsea alle classiche e immancabili tazze per la colazione).

MUSEO- Ma, addentrandoci nel vero cuore del tour, ossia il museo e il campo, la storia blues è affascinante e piena di curiosità. Il museo racconta ovviamente tutto del Chelsea, mostra le coppe vinte, tra cui l’inestimabile Champions League, le maglie da gioco fin dalla sua fondazione, tutti gli aneddoti e le citazioni legate alla squadra del sud-est londinese e ci prepara finalmente alla visione dello stadio.

STADIO- Con una capienza di oltre 41000 spettatori lo Stamford Bridge è il secondo stadio più grande di Londra (dopo quello dell’Arsenal). La struttura ha una storia antichissima. Venne inaugurato nel 1877 e divenne la casa del Chelsea nel 1905, anno della sua fondazione. Lo stadio è diviso in quattro settori: Matthew Harding Stand, East, Shed e West Stand. Il settore più celebre e storico dello stadio è la Shed End, aggiunta nel 1930 e nata come punto di ritrovo degli hooligans blues. E’ la parte di stadio caratterizzata da un tetto composto da una lamiera di ferro ondulata. La Shed venne demolita nel ’94, per poi essere ricostruita tre anni dopo. Può contenere fino a 6.831 spettatori. Il settore con la vista migliore però è l’Harding Stand, capienza 10.585 spettatori, ovvero la tribuna principale dell’impianto (riconoscibile dall’enorme scritta Adidas in bianco sui seggiolini). Per quanto riguarda invece l’East Stand e il West Stand, rispettivamente il settore più antico e quello più capiente (10.925 posti) sono stati ristrutturati più e più volte nel corso del secolo scorso. Il West, essendo l’entrata principale, accoglie il grande flusso dei tifosi pronti ad assistere alle partite. Insomma, all’uscita dal tempio dei blues si ha la consapevolezza di aver ammirato un grande stadio, antico e moderno al tempo stesso, completo sotto tutti gli aspetti. Un gioiello che, forse viene detto troppo spesso, deve essere di ispirazione per gli stadi italiani.

 

Questa la galleria con tutte le immagini raccolte in questa visita: