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Jermaine Jones, esperto centrocampista della Nazionale statunitense allenata da Jurgen Klinsmann, ha fatto ufficialmente “ritorno a casa” con il suo passaggio per circa 4,5 mln di euro dai turchi del Besiktas ai New England Revolution. E fin qui niente di strano…ma quella che sembrerebbe essere una normale trattativa di calciomercato nasconde invece un retroscena alquanto singolare: Jones, presente con gli USA ai Mondiali di Brasile 2014, ha stipulato un contratto fino al 2015 non con il suo nuovo club ma con la MLS, come da prassi per ogni giocatore. Nel campionato di calcio nordamericano infatti è la Lega a detenere la proprietà di ogni singolo calciatore. La stessa MLS, presieduta dall’avvocato inglese Mark Abbott, ha concepito un complesso quanto efficace sistema per tenere bassi i costi ed al tempo stesso cercare di aumentare il livello di competitività generale.

IL PESO POLITICO CONTA – Tutto questo ha fatto si che Jones, in predicato di trasferirsi ai Chicago Fire nelle scorse settimane, sia stato alla fine dirottato dalla stessa Major League Soccer per una serie di motivi: anzitutto per un calo nelle prestazioni di Chicago, la quale ha rapidamente perso contatto con le prime posizioni della classifica di Eastern Conference, poi soprattutto per le pressioni esercitate da Robert Kraft, proprietario degli stessi New England Revolutions oltre che dei NE Patriots, franchigia del massimo campionato di football americano nonché tra gli investitori originari ed influenti della MLS. A completare l’opera ci hanno pensato i potentissimi agenti FIFA Ron Wzxman e Richard Motzkin, senza dubbio i più influenti procuratori calcistici del pallone a stelle e strisce (il primo ha riportato l’ex romanista Bradley in MLS) che hanno consentito ai Revolutions di sbarazzarsi della concorrenza dei Fires offrendo a Jones molti più soldi per l’ingaggio.

CHE FARSA! – Ciò che fa discutere è che è stata calpestata la norma dell’ “allocation” che dovrebbe impedire alle squadre di sforare un tetto di spesa prestabilito. In pratica quindi è la stessa MLS ad aver dirottato Jones verso i NE Revolutions, mascherando il tutto con un presunto sorteggio attraverso cui assegnare il giocatore. Lo stesso infatti, se c’è stato, non è avvenuto di fronte ad alcuna telecamera o notaio accreditato. La cosa ha destato i sospetti di molti, in particolare di due famose personalità calcistiche degli Stati Uniti: l’ex difensore del Padova e della Nazionale USA, Alexis Lalas, e l’ex attaccante Taylor Twellman, al quale la MLS ha difatti impedito di giocare in passato negandogli il permesso di trasferirsi in Inghilterra. I due hanno denunciato la mancanza di regole e di trasparenza da parte dei vertici federali. La storia rischia però di avere ripercussioni contro gli stessi grandi capi del soccer USA quando andrà negoziato il contratto collettivo con i giocatori.

PATATA BOLLENTE – In soldoni con il caso-Jones è avvenuto quello che la MLS ha da sempre impedito: la concorrenza tra due club per assicurarsi le prestazioni sportive di un giocatore, cosa che dalle nostre parti è la prassi del calciomercato ma che negli Stati Uniti le regole vietano nella maniera più assoluta, dal momento che i giocatori appartengono alla Lega. Nel frattempo sul web gli appassionati di calcio statunitensi e non stanno facendo della pesante ironia sulla vicenda, in molti casi si tratta degli stessi tifosi dei Revolutions, delusi da come è maturata la vicenda, e non mancano allusioni a presunti favoritismi concessi dalla MLS ai Los Angeles Galaxy nell’era Beckham.

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