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Critiche ed affetto, contestazioni ed entusiasmo, proteste e sostegno: nel calcio italiano esistono due facce del tifo, che si palesano alternativamente in base a traguardi raggiunti, acquisti effettuati ed impegno profuso. Ogni singola squadra del nostro campionato sta vivendo un momento differente, momento che si traspone quasi proporzionalmente sul numero di abbonati per la stagione che verrà. L’affetto dei tifosi, però, non si misura soltanto con i numeri e la quantità di abbonamenti può avere una spiegazione legata ai prezzi, ai rapporti con la società, alle regole federali o altri mille motivi che influenzano gli acquisti e le “dimostrazioni di fedeltà” che essi rappresentano. Analizziamo brevemente la situazione di alcune delle squadre italiane più esposte a questo fenomeno.

Stabilità e crescita- L’entusiasmo intorno ai campioni d’Italia uscenti non sembra essere scemato, con il numero di tessere che rimane stabile. Circa 28mila tessere andate via in poco più di una settimana, con il popolo bianconero che rimane fedele alla sua “Signora”. Benissimo anche la Roma: la possibilità del definitivo salto di qualità ha fatto aumentare di circa 3mila gli abbonati per la stagione 2014/2015, con la società che stavolta ha potuto fare a meno delle telefonate a casa del portiere Morgan De Sanctis. I giallorossi sembrano avere totale fiducia in Sabatini, autore di molteplici colpi sul mercato che hanno infiammato la piazza, e neanche la partenza di Benatia ha scosso più di tanto la convinzione dei tifosi. Un grande passo avanti anche per le tre neo-promosse, che sfruttano l’effetto Serie A per riempire lo stadio con tanti seguaci ansiosi di conferme dopo il salto di categoria. L’Empoli ha raddoppiato i numeri dello scorso anno arrivando a 5mila, il Palermo ha raggiunto quota 8mila mentre i romagnoli del Cesena (sempre numerosissimi sugli spalti) arrivano a ben 12mila. Di sicuro un grande atto di fiducia per le tre squadre, mentre i tifosi di Juventus e Roma, seppur stimolati da ben altri traguardi, hanno dovuto “combattere” con prezzi in ascesa: le medie sono di 6.9% in più per i bianconeri mentre 4.5% in più per i giallorossi.

Disaffezione o altri problemi?- La ricostruzione dopo l’ultima stagione fallimentare sta dando i suoi frutti anche in una tifoseria solitamente presente come quella del Milan: dai 23.500 abbonati dello scorso anno, al momento si è fermi a 16mila. Di certo buoni risultati di Inzaghi riempirebbero lo stadio in poco tempo, ma al momento i rossoneri preferiscono evitare lo stadio in attesa di un ritorno agli antichi fasti. Diverse motivazioni ma stessi risultati in picchiata per il Napoli: la sterile campagna acquisti ha avuto certo il suo peso sui 6mila abbonamenti accertati fin ora (15mila lo scorso anno) così come la Champions ancora in bilico, ma c’è da dire che il tifo caldo dei partenopei è apertamente contro la tessera del tifoso e, proprio per questo motivo, la quantità degli abbonati per la squadra di De Laurentiis è storicamente sotto la media. Le agevolazioni, gli sconti e la prelazione per le partite di coppa hanno avuto il loro effetto lo scorso anno e si attende l’esito della sfida di stasera per osservarne le conseguenze. Vero è che è difficile immaginare un San Paolo vuoto, sintomo che anche in assenza di abbonati, i tifosi accorrono in ogni caso a sostegno della squadra. Parziale “giustificazione” anche per i tifosi della Lazio: dai 23mila dello scorso anno si è passati a 7mila, ma c’è da considerare l’aperta guerra del tifo biancoceleste contro il Presidente Lotito, che ha portato la scorsa stagione a proteste come ingressi tardivi, spalti vuoti e cori di ostilità ad ogni match. In calo anche la Fiorentina che perde 3mila abbonati, il Verona che va sotto di 2mila ed il Parma che deve rinunciare a 2.500 tessere. Anche in questo caso occhio al prezzo: se la media del Milan è aumentata del 5.5% e quella della Viola del 6%, a Napoli i prezzi rimangono invariati, con vari “giochetti” da parte della società sui biglietti che spesso offre prezzi popolari nelle partite precedenti e successive a quelle di coppa e che spinge invece forte su quelle di cartello.

Gli abbonamenti dunque diminuiscono mentre aumentano le diatribe tra le TV per accaparrarsi pacchetti sempre migliori. I numeri rispetto agli altri campionati europei parlano chiaro: le percentuali di riempimento degli stadi (56,6%) sono anni luce lontani da Paesi come la Germania (96%), Inghilterra (95%), Francia (70%) e Spagna (68%). Che il nostro calcio si stia gradualmente spostando dai campi al salotto?

 

Dati e cifre: Il Corriere della Sera

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