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Super Mario Gomez, la Serie A e la Fiorentina. Un triangolo amoroso degno di nota che la scorsa stagione non l’ha voluta sapere di spiccare il volo, chissà che non possa essere quest’anno la volta buona. Oggi Il Corriere dello Sport – Stadio, a firma di Alberto PolverosiAlessandro Rialti, riporta una bella intervista all’attaccante teutonico che ha risposto a numerose domande.

INTERVISTA MARIO GOMEZ Mario, ha imparato benissimo l’italiano. Merito dello spagnolo che le ha insegnato suo padre? A dire il vero lo spagnolo l’ho sempre parlato pochissimo anche in casa. Tanto che con Borja Valero, ad esempio, parliamo italiano, non spagnolo. Mio padre è nato in Spagna, ma a 14 anni era già in Germania, in un paese vicino a Stoccarda. E comunque non è facile, mi capita di pensare in una lingua e comunicare poi con un’altra”.

Si può definire questo l’anno della rivincita dopo quanto passato la scorsa stagione con gli infortuni?
“Io non la vivo così. Ho sempre avuto voglia di giocare e ora ne ho più che mai. Sono venuto a Firenze per cercare di migliorare la Fiorentina, mi hanno preso per questo, per andare oltre il quarto posto. Purtroppo l’anno scorso sono stato fermo quasi sempre. L’obiettivo adesso resta quello di aiutare la squadra a migliorarsi ma anche e soprattutto di stare bene. Perché solo così diventa tutto più facile”.

E’ sicuro che tornerà il vero Gomez.
Prima di farmi male avevo segnato tanti gol. Non penso che le cose cambieranno. Il calcio è sempre lo stesso e soprattutto ti porta a vivere anche momenti così. Ho giocato undici anni in Bundesliga e per nove stagioni non ho mai avuto problemi seri. Quello appena passato è stato brutto, ma penso anche che ci sono colleghi che hanno dei problemi ogni stagione. Per me adesso conta stare bene, tutto il resto sono certo che verrà”.

L’anno passato la Fiorentina è arrivata quarta in campionato, in finale di Coppa Italia e agli ottavi di Europa League. Dove sarebbe arrivata con lei e Rossi a tempo pieno?
“Non si può dire. Magari giocavamo entrambi con continuità e la squadra faceva peggio… Nel calcio non si può mai dire. Anche la Juve senza Pirlo e Tevez è un’altra cosa, come la Roma senza Totti e De Rossi. Questa Fiorentina ha un bel potenziale, poi però alla fine tutto va tradotto in campo. Prendete la Roma, ha fatto un campionato straordinario eppure non ha vinto perché ha trovato una Juve ancora più forte. E noi e il Napoli siamo stati vicini”.

E la stagione che verrà?
“Dobbiamo provare ad andare in Champions, non mi piace fare proclami ma dico che ci proveremo, spero che ci sia meno distanza con chi ci ha preceduto. Però non sarà facile, la Roma è sempre molto forte come pure la Juve. E dovremo fare i conti pure con Milan e Inter che si sono mosse sul mercato”.

Lei ha giocato con alcuni degli esterni più forti in assoluto, pensiamo a Ribery e Robben del Bayern. Cuadrado è ai loro livelli?
Come potenzialità e talento direi proprio di sì, è sullo stesso piano di Ribery, anche se i paragoni non mi piacciono perché ogni giocatore è diverso dall’altro. Certo, con gli anni conta anche l’esperienza e Ribery e Robben ne hanno da vendere. Io stesso quando ero giovane non ero ai livelli attuali e questo vale per tutti. Cuadrado ha un talento incredibile e sono contento se resterà con noi”.

Lei conosce bene Rossi, cosa si sente di dirgli in un momento come questo?
“Ci ho parlato qualche ora fa, nello spogliatoio. E’ un bravissimo ragazzo, uno che davvero vive per il calcio: se è difficile per ogni giocatore stare fermo, per lui lo è ancora di più. Però, mentre ci parlavo, ho avvertito una grande energia, una carica, una forza come nessun altro. Non sa ancora cosa dovrà fare ma è così forte di testa da poter affrontare tutto. Gli faccio i complimenti perché non è per nulla facile vivere una situazione come questa. L’anno scorso è stata per entrambi una grossa sofferenza restare in tribuna, un pezzo del cuore è in campo ma non puoi fare nulla per la tua squadra e i tuoi compagni e questo è bruttissimo”.

Secondo lei dovrà gestirsi e dosare le gare da giocare?
“Non lo so, non sono un medico né un fisioterapista. Però penso a Gonzalo che ha avuto lo stesso infortunio al ginocchio eppure gioca con regolarità da alcuni anni. Lo stesso Olic, che era con me al Bayern, ha avuto grossi problemi al ginocchio e non si è mai fermato nelle ultime due stagioni. La vita dunque può regalarti svolte inaspettate”.

Quanto è cresciuta la Fiorentina con Marin, Basanta e… appunto Gomez , che si può ritenere un nuovo acquisto?
“Non sempre nel calcio vale comprare, è importante mantenere lo stesso gruppo e immettere ogni anno due-tre innesti mirati dando loro fiducia e tempo di entrare nei meccanismi della squadra e del gioco. Penso al pre-campionato passato e a quello appena fatto e c’è molta differenza: l’estate scorsa perdemmo contro Sporting e Villarreal, questa estate abbiamo vinto quasi sempre perché ci conosciamo di più. Siamo insomma più squadra e questo può essere un bel segnale.

Dopo la delusione per aver saltato il mondiale vinto dalla sua Germania tra i suoi obiettivi ora ci sono gli Europei 2016?
“Ormai ho smaltito quella delusione. Ma vorrei spiegare una cosa: non mi manca l’etichetta di campione del mondo. Un Mondiale non si vince perché poi, entrando in un bar, ci sia qualcuno che ti offre il caffé perché sei campione del mondo. Non è questo, non è la Coppa che mi manca. Mi è mancato tantissimo non vivere quel clima, quella atmosfera, quegli stadi, non stare quei due mesi in Brasile, la patria dei miei idoli di gioventù, Rivaldo, Ronaldo, Romario. Ci sono giocatori che non hanno giocato neppure un minuto e sono campioni del mondo. Non mi interessa questo, mi interessava vivere tutta quell’esperienza con la mia nazionale”.

Sabato debutto in campionato la Roma. Con Iturbe e Cole si è avvicinata alla Juve?
“Può essere, ma dobbiamo aspettare il campo. L’anno scorso la squadra di Garcia ha fatto un calcio che mi piaceva”.

Il gol alla Juve a Torino in Europa League resta per adesso il ricordo più bello in maglia viola?
“Mi rammento bene anche il primo fatto con la Fiorentina, a Marassi contro il Genoa. Diciamo che me li ricordo tutti  anche perché non sono stati molti… Però so bene quanto a Firenze conti segnare alla Juve. Peccato non sia bastato per passare il turno. Al ritorno a Firenze Pirlo mise dentro una punizione incredibile”.

Ora che si sta allenando con continuità avrà meno tempo libero rispetto a quando era infortunato. Cosa ricorda di allora?
“A dire il vero lavoravo più allora di adesso. Sette mesi durissimi, allenamenti mattina e sera. No, credetemi, di quel periodo non mi mancherà proprio nulla”.

 

Stefano Mastini (@StefanoMastini1)

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