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Il Milton Keynes Dons, o MK Dons come viene solitamente chiamato in Gran Bretagna, è salito agli onori della cronaca questa settimana per aver demolito per 4-0 il Manchester United in una partita valida per la Capital One Cup, la coppa di lega inglese. Il  fatto, già di per sè, giustificherebbe un approfondimento sui Dons; non capita infatti tutti i giorni di assistere alla distruzione sportiva di un top team di Premier da parte di una squadra militante nella League One, la terza serie del calcio d’oltremanica. Ripercorrendo la storia del Milton Keynes, tanto particolare quanto controversa, ci si accorgerà come essa meriti comunque di essere tramandata agli appassionati di calcio, indipendentemente dai successi sportivi che il club potrà avere.

LA CRAZY GANG Il punto di partenza obbligato di qualsiasi cronistoria sui bianchi di Milton Keynes riguarda quella parola, “Dons”, all’apparenza senza significato, che completa il nome ufficiale del club. Chi ha qualche reminescenza del calcio britannico di altri tempi rimembrerà come al nomignolo Dons fosse legato un altro club inglese, il Wimbledon, di cui proprio Dons era l’abbreviazione ed il nickname; nome che rievocherà le gesta anticonformiste e al limite della legalità della “Crazy Gang” degli anni ’80.
Del Wimbledon, nato nel 1889, fino agli anni ’70 se ne è sentito poco parlare; raggiunse per la prima volta il calcio professionistico nel 1979 e la massima serie del calcio inglese nel 1986, in cui rimase fino alla retrocessione del 2000. Nella sua storia conobbe il sapore della vittoria una volta sola, nel 1988, quando si aggiudicò la FA Cup battendo in finale il Liverpool campione d’Inghilterra. Però fu dolcissimo. I giocatori che militavano in quel Wimbledon erano all’epoca conosciuti con l’appellativo di “the Crazy Gang” per il modo muscolare, fuori dagli schemi, poco ortodosso di giocare a pallone; sembra che l’origine del nome si possa attribuire a John Motson, commentatore della BBC che, al triplice fischio di quella finale di FA Cup, esplose in un: “The Crazy Gang have beaten the Culture Club“, sottolineando la distanza che passava tra due modi, e forse mondi, agli antipodi  nell’intendere il calcio. Del resto cosa ci si poteva aspettare da una squadra che annoverava giocatori come Vinnie Jones, Dennis Wise, John Fashanu e Wally Downes, solo per citare i più conosciuti. Gli aneddoti si sprecano sui Dons della fine degli anni ’80; Gary Lineker, ad esempio, disse che l’unico modo in cui si poteva apprezzare il gioco del Wimbledon era sul televideo, sottolineando la non troppa spettacolarità, quantomeno dal punto di vista sportivo, delle partite dei Dons. Secondo Sir Alex Ferguson, Wiseavrebbe potuto scatenare una rissa in una stanza vuota” mentre Jones, solo per citarne una, nel ’92 dovette pagare 20.000 £ di multa per aver rilasciato un VHS nel quale mostrava i suoi interventi più duri, spiegando quali fossero le tecniche per far più male agli avversari.

LO SPOSTAMENTO A MILTON KEYNES L’epoca dorata della “Crazy Gang” non durò a lungo e, nel nuovo millennio, il Wimbledon iniziò la sua discesa agli inferi. Già dalla stagione 1990-91 i Dons si erano spostati dalla loro casa originale, il Plough Lane, a causa delle nuove leggi sulla sicurezza negli stadi,il famoso Taylor Report; il Crystal Palace ospitò per un decennio nel suo Selhurst Park le gare interne dei Dons ma la soluzione era temporanea e non accontentava nessuno dei due club. I tifosi dei Dons si aspettavano che la società investisse nella costruzione di uno stadio adiacente al vecchio Plough Lane ma, nel 2001, arrivò la decisione di spostare la squadra a Milton Keynes, una cittadina costruita negli anni ’60 distante 100 km da Wimbledon. Il passaggio effettivo del club avvenne nel 2003, dopo che una commissione ad hoc incaricata dalla FA di studiare il caso aveva l’anno precedente dato l’assenso; molti tifosi dei Dons, sentitisi traditi dalla società, costituirono nel 2002 un nuovo club, l’AFC Wimbledon, mentre il Wimbledon fu rinominato MK Dons nel 2004.
Da allora sono numerosi i contrasti che si sono verificati tra le due società, il più appassionante  e struggente dei quali è stato quello relativo a quale dei due club fosse il legittimo detentore dei trofei conseguiti nel passato. Dopo due anni di schermaglie nel 2006 il MK Dons rinunciò alla storia passata del club, di fatto acconsentendo al trasferimento dei cimeli al AFC Wimbledon. Nel 2012 un nuovo capitolo della guerra infinita vede protagonista un quotidiano di Wimbledon, il Wimbedon Guardian, promotore di una campagna intitolata “Drop the Dons”, nella quale si chiedeva alla società di Milton Keynes di rinunciare al termine “Dons”; da allora, nonostante i numerosi incontri intercorsi, nessun passo avanti è stato fatto nella trattativa, che sembra al momento arenata.

La storia dei Dons, ieri Wimbledon, oggi MK, forse un domani solo AFC Wimbledon, è la storia di una squadra che ha aspettato tantissimo tempo prima che il suo nome fosse conosciuto. E’ una storia merita di essere conosciuta e tramandata; indipendentemente dal fatto che, in settimana, abbia distrutto il Manchester United in una gara di Capital One Cup.

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