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Al terzo anno in viola, fresco di rinnovo di contratto, Borja Valero può dirsi, tranquillamente, uno dei padri del ciclo viola che tanto bene sta facendo e che sta riportando in alto il nome della Fiorentina. Lui il “todocampista” bistrattato dal Real e rinato nel sottomarino giallo prima che si inabissasse, osannato a Firenze come uno dei centrocampisti, nonchè come uomo, di maggior carattere e spessore che la Fiorentina abbia mai avuto nella propria storia di Club si racconta al quotidiano La Repubblica alla vigilia della prima di campionato della massima serie nostrana che vedrà la Fiorentina impegnata nella difficilissima trasferta di Roma contro i giallorossi di Garcia.

BORJA VALERO PER REPUBBLICA Osservazioni sulla Roma? “Giocano bene. Ci somigliano. Per questo contro di loro soffriamo sempre un po’. E poi hanno fatto acquisti di livello. Però noi sappiamo chi siamo. E non temiamo nessuno”.

Tornare all’Olimpico significa anche ripensare a quella notte da incubo. Una finale persa. Da tutti. “Nessuno si ricorderà di quella serata come di una finale di coppa Italia. Non era calcio, solo paura e tensione. E un ragazzo ha perso la vita. No, quella non era una partita di pallone. Era follia”.

E Gervasoni. Quelle tre giornate di squalifica per una mano appoggiata? Sì è ripreso? “Ci ho messo un pezzo per farmene una ragione. Io da quel giorno non parlo più con un arbitro. Ma se ritrovo Gervasoni spero di chiarirmi”.

E Pepito Rossi? I problemi al ginocchio non sembrano finire mai. “Lui è forte e sta lottando. Noi abbiamo bisogno di lui, di quel Giuseppe Rossi che nella prima parte di campionato ci faceva svoltare ogni partita”.

Una Fiorentina che vuole cambiare faccia. “Sì, ora serve maggiore praticità”.

Le favorite? “Davanti vedo la Juve. Poi c’è la Roma. Il Napoli ha voglia di riscatto. E anche l’Inter potrebbe fare ottime cose. Tre posti in Champions sono pochi. Noi non incassiamo dalle tv quei soldi che servono per pagare certi stipendi. Però siamo ambiziosi. E la società sta facendo un grandissimo lavoro. Comunque l’idea di provarci dentro la nostra testa c’è. Sempre”.

Sul ruolo di trequartista. “Mi piace. E’ come tornare ragazzino con la maglia del Real. Non c’è storia: quando puoi stare più vicino alla porta ti diverti di più”.

Lei ha deciso di restare a Firenze a vita. Eppure la volevano in tanti. “Sì, società che ora sono in Champions. Ma io e mia moglie ci siamo detti: ma la qualità della vita quanto vale? Non c’è prezzo. Meglio Firenze, dove la gente ci tratta col cuore mentre cammini nella grande bellezza”.

Infine lo spagnolo incorona Babacar. “Lui è pronto per la serie A. E anche per stupirvi, ne sono sicuro”.

Stefano Mastini (@StefanoMastini1)

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