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L’ex presidente del Genoa, Aldo Spinelli, ha raccontato diversi aneddoti legati ai suoi anni come numero uno della società rossoblu. Acquistato il Genoa nel 1985 è stato presidente per 12 anni e ricorda così il suo ingresso in società iniziato con il 30% delle quote per poi rilevare l’intero pacchetto “In consiglio Fossati ed io litigavamo, volevamo comandare tutti e due. Misi mano al portafogli e comprai la società per dieci miliardi”.

Quella squadra arrivò al quarto posto e la semifinale di Coppa Uefa ma si fermò sul più bello per la questione premi “I giocatori si dividevano 400 milioni ad ogni passaggio del turno. Prima della semifinale con l’Ajax pretesero di averne 800, tre sindacalisti vennero a dirmelo alla vigilia del match. No, non le dico i nomi. Bagnoli avrebbe potuto fare qualcosa di più. Perdemmo in casa e addio finale”.

L’anno dopo arrivò la cessione di Pato Aguilera su ordine di Craxi, tifoso del Torino: “Mi convocò nel suo ufficio, piazza del Duomo 19. La sala d’aspetto era piena, lui ordinò di farmi passare subito. Me lo disse a muso duro. Aguilera va al Torino. Ubbidii”.

Tra i rimpianti, la mancata cessione di Skuhravy per 27 miliardi al Marsiglia o al Milan per 18 miliardi. Spinelli spiega: “Rifiutai perché avevamo centrato l’Europa e ogni partita avrebbe fruttato 800 milioni e il bilancio era a posto. Non volevo deludere i tifosi. Quelli del Genoa sono i migliori del mondo. Vivono per la squadra”.

Infine parole di stima nei confronti dell’attuale presidente Preziosi che spesso gli ha proposto di ricomprare la società: “Lo ha fatto e più di una volta. Non potevo accettare, la mia famiglia non me lo permetterebbe. Mio figlio Roberto e mia moglie sono contrarissimi. E le minestre riscaldate non funzionano. Ai tifosi dico: tenetevi stretto Preziosi, si sta svenando per tenere il Genoa in Serie A”.

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