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ibrahimovic

Ieri ha realizzato l’ennesima prodezza della sua carriera con la doppietta messa a segno in Svezia-Estonia che gli ha permesso di toccare quota 50 gol in 100 presenze con la Nazionale gialloblu. E’ Zlatan Ibrahimovic, al cui estro tutti si inchinano e che rappresenta uno dei pochi esempi di giocatori ai quali tutto è concesso. Persino i clamorosi cambi di maglia che lo hanno visto negli anni alternarsi tra Juventus, Inter e Milan, passando per una “velenosa” stagione al Barcellona (nella quale i gol erano comunque arrivati), fino all’approdo dorato al Paris Saint-Germain. Senza ricordare gli inizi al Malmoe ed il paradiso all’Ajax. Il genio Ibra ha una storia tutta particolare alle spalle: dietro quei 50 gol, dietro alle altre 200 e più marcature suddivise tra i sette club che hanno potuto fregiarsi delle sue prestazioni sportive ed “artistiche” (ve la ricordate la rovesciata da centrocampo contro l’Inghilterra? Ed il gol numero 50 di ieri di tacco) c’è tanto.

IO IBRA – Zlatan Ibrahimovic nasce il 3 ottobre 1981 a Malmoe, in Svezia, e della stirpe nordica presenta poco o nulla: grande temperamento, derivato dalle origini slave, capelli ed occhi scuri e grinta e determinazione propriamente balcanici, che vengono anche da un’infanzia non proprio facile. Per fortuna c’era il pallone a mitigare il tutto, una sfera da inseguire per fuggire dai problemi. Presto la sua abilità pedatoria lo fece emergere sopra tutti gli altri ragazzini in strada e il caso volle che un osservatore della locale squadra, il Malmoe appunto, lo notasse e proponesse alla sua famiglia di sottoporlo ad un provino. Preso subito! E la cosiddetta trafila delle giovanili fu poca roba per il giovane ed irriverente Zlatan, uno dalla faccia talmente tosta che a diciannove anni disse di no all’Arsenal nel centro sportivo dei Gunners a St. Albans. “C’erano Vieira, Bergkamp, Henry, io ero accanto a loro – rivela Zlatan nella sua autobiografia – dovevo incontrare Wenger e quando entrai nel suo ufficio non nascondo che mi sentivo teso come un bambino. Al suo cospetto un pò tremai, sentivo che voleva scavarmi dentro, lui è uno che tiene molto alla psicologia con i giocatori. Decisi di non parlare, di non dire niente anche se ben presto mi spazientii a guardarlo alzarsi di continuo dalla sedia per affacciarsi dalla finestra. Poi disse all’improvviso che poteva concedermi un provino. Gli chiesi di avere un paio di scarpe ma l’allora ds del Malmoe che mi accompagnava si rifiutò. Un provino ti mette in una condizione di debolezza, allora ci ripensai e rifiutai, ed ancora oggi sono convinto di aver fatto bene”.

SENZA PAURA – Non è mai stato un tipo modesto Ibrahimovic, forse è per questo che è diventato il migliore di tutti, e soprattutto è la dimostrazione vivente che non serve vincere Mondali e Champions League per essere considerato da Pallone d’Oro. I vari Messi e Cristiano Ronaldo si fanno la guerra da anni, ma lui, Zlatan, sta lontano da queste bambinate pur avendone commessa ben più di una in passato. Per fortuna ci sono stati la moglie Helena e lo storico manager Mino Raiola ad incrociarlo: la prima ne è stata l’agente ancor prima che coniuge: più grande di lui di 11 anni, ha saputo dargli l’amore che da bambino Zlatan non aveva tra una situazione familiare pesante e le abbastanza frequenti visite degli assistenti sociali nel poco tranquillo sobborgo di Rosengard. Coccole ed amore da Helena proprio come Ibrahimovic fa con il pallone, fino a diventare il migliore di tutti, fino a ricevere l’invito dai migliori per andare in Brasile a vedere i Mondiali dato che la sua Svezia non era riuscita per tanto così a centrare la qualificazione nel play off contro il Portogallo di CR7. Lui, il portoghese, è un altro “sbruffone” che può permettersi di esserlo, pur incarnando una diversa tipologia di egocentrismo: Cristiano è più fighetto, molto più fighetto, Zlatan è il duro, quello che lancia le occhiatacce agli arbitri e spaventa qualche giornalista o lo maltratta in diretta tv (chiedere a Vera Spadini) lui è quello che lotta e che dice con una sincerità disarmante che solo Dio può giudicarlo. Lui è quello che non ha paura di mettersi contro l’allora compagno di squadra al Milan Oguchi Onyewu, un pugile prestato al calcio, sorprendentemente più grosso di Zlatan con i suoi 1,93 cm per 91 chili di peso.

QUANTE ZLATANATE – Eppure tornando all’infanzia veniamo a sapere dell’arresto di mamma, della sorella con pesanti problemi di droga e di tanti espedienti per portare avanti il suo sogno: “Quando avevo un pallone non c’era più niente, anche se il campo di allenamento del Malmoe era lontano 7 km e dovevo farmela a piedi tutti i giorni. Non potevo resistere a qualche bella bicicletta, una volta mi accorsi di averla fregata al postino quando ormai già avevo fatto un pezzo di strada. Un’altra volta ne trovai una bellissima fuori dagli spogliatoi…e tre giorni dopo tutta la squadra fu radunata per una riunione della ‘misteriosa’ sparizione della bici dell’allenatore in seconda…”. Ne ha fatte tante Ibra, come quando disse all’Ajax durante la conferenza stampa successiva al suo acquisto come si fosse presentato ai nuovi compagni di squadra: “Io sono Ibrahimovic, voi chi diavolo siete?”. E sempre ai Lancieri ne fece altre ancora: la lite con van der Vaart ad esempio, susseguente ad una amichevole Svezia-Olanda nella quale Zlatan toccò duro il fantasista orange costringendolo ad uscire in barella: poco dopo Ibra chiamò lo stesso van der Vaart che era il suo capitano all’Ajax dicendo di non averlo fatto apposta, ma l’olandese era acido con lui e l’allenatore Koeman li convocò nello spogliatoio per un chiarimento: all’accusa del compagno di averlo fatto apposta Ibrahimovic sbottò: “Non è così e lo sai, se insisti ancora di spezzo tutte due le gambe. E questo sarà apposta!”. Poi le gare folli di notte su Porsche e Mercedes con Hossan Mido, la litigata con tanto di forbici lanciate dall’egiziano contro lo svedese e conficcate nel muro a pochi centimetri dal suo volto…anche se si assortivano splendidamente in campo. E sempre a proposito di corse spericolate, in Svezia con una fuoriserie con targa olandese fu colto dalla polizia a 250 km/h ma all’udito delle sirene dietro di lui decise di non fermarsi e di spingersi fino ai 305, seminando alla fine gli inseguitori.

DIOBRAHIMOVIC – Tra le perle verbali di Zlatan c’è il paragone con Dio: a proposito dello spareggio mondiale Svezia-Portogallo, dopo l’andata un giornalista gli chiese come sarebbe andata, Ibrahimovic rispose che “…solo Dio lo sa”. Il giornalista: “E’ un pò difficile chiederglielo”. Ed Ibra sorridente: “Ce l’hai davanti…”. Qualche giorno dopo arrivò poi dichiarazione fatta con convinzione assoluta che “un Mondiale senza di me non vale la pena di essere guardato”. L’anno scorso invece con il suo suv sfondò un cancello del campo di allenamento del Paris Saint-Germain perché il club non gli diede il posto macchina che voleva. Più lontano nel tempo ecco un celebre: “Non sono violento, ma se fossi in Guardiola avrei paura” che la dice lunga su come andarono le cose tra i due al Barcellona. Ed è finito pure nei dizionari di svedese con il termine “Zlataner” ovvero “dominare, imporsi con forza assoluta in qualche cosa”. Insomma, avete capito chi è Ibrahimovic?

GLI UNDICI GOL PIU’ BELLI SEGNATI DA IBRAHIMOVIC
https://www.youtube.com/watch?v=ia-zi5oLa_0

https://www.youtube.com/watch?v=MKjZ8T6xbE0

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