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ibrox rangers

Lo storico impianto di Ibrox Park, casa dei Rangers Glasgow, è al centro di una vivace protesta dei tifosi della squadra protestante della città scozzese. L’arrivo di un nuovo sponsor infatti rischia di cambiarne la denominazione in un più asettico e decisamente meno romantico “Sports Direct Arena”, cosa che non piace affatto a chi paga il biglietto ogni fine settimana per assistere al tentativo di risalita dei Rangers fino alla Scottish Premier League; attualmente i Light Blues si trovano nella seconda divisione locale, l’anno prossimo potrebbe dunque avverarsi il ritorno dell’Old Firm con i cugini e rivali di sempre dei Celtic.

I SOLDI VENGONO PRIMA – Pure l’ex amministratore delegato dei Rangers, Charles Green, fatto fuori dopo il fallimento del club nel 2012, si è unito al coro delle proteste dei supporters anche se cedendo le proprie quote a Mike Ashley, magnate dell’imprenditoria sportiva, ha di fatto garantito a suo tempo al nuovo presidente (tra l’altro proprietario anche del Newcastle) il diritto di cambiare denominazione ad Ibrox Park.

COME I MAGPIES – E James Easdale, attuale direttore esecutivo dei Rangers, ha dichiarato che esiste questa possibilità; i media d’Oltremanica individuano anche un lato grottesco in tutto ciò: il cambio di nome dell’impianto potrebbe avvenire alla cifra simbolica di una sterlina e si tratterebbe di un processo inevitabile, con buona pace dei tifosi. Ashley non è nuovo a queste “imprese” dato che aveva già provato a condurre un’operazione simile con il St. James’ Park, casa del Newcaste, riuscendoci per un breve lasso di tempo nel 2011 prima che il tutto tornasse come alle origini.

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