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Il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, complice anche l’entusiasmo derivante dal successo della nuova Italia contro l’Olanda in amichevole con Conte al debutto vincente sulla panchina azzurra, rilancia quello che è il proprio programma di rinnovamento del calcio di casa nostra.

L’ITALIA AGLI ITALIANI – Dimenticate (o quasi) le polemiche che lo hanno visto protagonista in serie di ripetute gaffe, Tavecchio ha parlato della necessità di dare spazio ai giovani italiani in Serie A: il primo punto del percorso da lui proposto prevede infatti la presenza contemporanea di almeno 4 calciatori del nostro Paese in campo, il tutto a partire dalla stagione 2015/2016, con anche l’obbligo di farne entrare un altro se uno dovesse essere sostituito. Più in là invece si dovrà arrivare ad un quorum minimo di 6 italiani in campo senza il paletto dei cambi appena citato.

MENO SQUADRE – C’è spazio anche per l’ormai annunciata riduzione di Serie A e Serie B rispettivamente a 18 e 20 squadre, contro l’attuale conformazione che vede 20 società prendere parte al massimo campionato e 22 in cadetteria (a fronte di un taglio di due compagini già attuato quest’anno dal presidente della Lega Serie B, Andrea Abodi).

CENTRI TECNICI FIGC E COMMISSIONE STRANIERI – Gli altri due punti dei quattro fondamenti indicati da Tavecchio sono l’istituzione di una apposita commissione che valuti singolarmente gli ingaggi dei calciatori extracomunitari, sulla falsariga di quanto avviene da anni in Inghilterra dove gli atleti stranieri hanno bisogno del permesso di lavoro, e la creazione dei famosi centri federali, dei quali già si parlava da tempo. In questo caso il modello da seguire sarà la Germania e si partirà dalla Lega Dilettanti, presieduta dallo stesso Tavecchio dal 1999 fino allo scorso agosto. L’obiettivo è raggiungere quota settecentomila nuovi calciatori da lanciare nel professionismo.

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