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E’ uscito l’anno scorso il libro “Il Meglio Deve Ancora Venire”, autobiografia di Walter Mazzarri scritta con la collaborazione del giornalista di Sky Alessandro Alciato (e che non ha avuto molta fortuna in termini di vendite, almeno fino ad ora).

Molti gli aneddoti già svelati, come quelli riguardanti il periodo a Napoli e le dichiarazioni su Conte. Uno in particolare, però, è molto caro all’allenatore dell’Inter e riguarda la clamorosa salvezza che la Reggina guadagnò all’ultima giornata nel 2006-2007 nonostante la forte penalizzazione ricevuta a seguito dello scandalo Calciopoli. Mazzarri e i suoi giocatori arrivarono a giocarsi la partita decisiva per la permanenza in Serie A contro l’Empoli di Gigi Cagni, qualificato in Coppa Uefa. Una partita che la Reggina aveva clamorosamente perso nel primo tempo (3-0) e che riprese per i capelli fino al fischio finale. Ecco l’estratto dell’autobiografia di Mazzarri riguardante quel particolare episodio della sua carriera:

“Era il 20 maggio 2007, data che non dimenticherò mai, giocavamo ad Empoli la penultima gara di campionato, ed i nostri avversari non avevano obiettivi particolari. Una sconfitta ci avrebbe condannato alla Serie B, mentre un pari ci sarebbe andato abbastanza bene. Alla fine del primo tempo perdevamo 3-0, eravamo virtualmente retrocessi. Negli spogliatoi è successo di tutto, i nostri giocatori rincorrevano quelli dell’Empoli, si picchiavano, l’arbitro chiamò me e Cagni: dovevamo farli smettere! A quel punto li ho blindati negli spogliatoi. Quella gara finì poi 3-3, e molti pensarono che ci fossimo messi d’accordo negli spogliatoi. E’ il momento di raccontare la verità. Rientrammo in campo in netto anticipo rispetto a loro, la gente ci fischiava, e quei 5 minuti negli spogliatoi furono fondamentali. La Reggina non c’era più, uno piangeva sotto la doccia, uno sotto il lettino dei massaggi, un altro in bagno mentre vomitava. A quel punto li richiamai all’ordine: “Adesso sedetevi, tutti vicini, per terra! Ascoltatemi bene, io retrocedo pure, ma non così. Avete l’obbligo di far vedere nel secondo tempo la vera Reggina, non la schifezza del primo tempo”. Stavo facendo l’elettroshock al morto. “Adesso uscite e riscaldatevi”: mossa doppia, azzerare le paure ed evitare che incontrassero gli avversari nel tunnel.
Al termine della gara ho avuto un mio festeggiamento segreto. Mi sono rifugiato nella palestrina dello stadio, chiuso a chiave, seduto a terra. Poco dopo bussarono alla porta, ma non avevo intenzione di aprire:
“Andate via, lasciatemi solo!”
“Mister apra!”
“Mi lasci stare”.
“Sono il Presidente Foti, apra!”
Foti rischiava di rompere la porta, dunque l’ho fatto entrare ed è stato un errore imperdonabile. Mi ha travolto con i suoi 100 chili di peso siamo finiti a rotolare sul pavimento, uno sopra l’altro. Un abbraccio che andava oltre i nostri ruoli professionali, ma il peggio doveva arrivare.
Mister quasi quasi la bacerei” mi ha detto ad un certo punto, ecco quello è stato il momento più difficile dei tre anni a Reggio Calabria.
“Che schifo Presidente: Grazie per il pensiero, come se avessi accettato”.

 

Claudio Agave

https://twitter.com/ClAgaTVOV

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