SHARE

CONTE
Non eravamo una Nazionale di brocchi prima e non siamo una Nazionale di fenomeni ora così come Prandelli non era un inetto nè Conte è oggi l’uomo con la verità in tasca. Eppure, fatti tutti i distinguo del caso, il nuovo c.t degli Azzurri ha portato un vento di novità all’interno del progetto- Italia, almeno in tre aspetti fondamentali.

1- L’IDEA DI GIOCO Prandelli prediligeva il possesso palla a tutto campo, la gestione della sfera spesso e volentieri anche in orizzontale, indipendentemente da quante occasioni da goal si potessero creare. Conte, più sanguigno e dinamico anche nel suo modo di fare, fa della ricerca del possesso un mezzo per creare occasioni da rete piuttosto che il fine ultimo della sua filosofia; il campo lo vede solo nella sua dimensione verticale e concepisce la profondità come unico alleato. Pochi passaggi in orizzontale e spina dorsale con il compito dell’impostazione, oggi affidata a Bonucci domani, forse, di nuovo a Pirlo.

2- L’ATTEGGIAMENTO Gli Azzurri hanno segnato dopo 16 minuti ieri sera (dopo aver sfiorato il vantaggio già al 3′) e dopo 3 minuti con l’Olanda pochi giorni fa (trovando peraltro la rete del raddoppio al 10′); due indizi iniziano a costituire una prova e la sensazione è che Conte, così come faceva con i giocatori della Juventus, non abbia difficoltà a caricare i suoi poco prima dell’inizio del match. Il risultato, per quanto visto sinora, è l’atteggiamento propositivo (quasi indiavolato) degli Azzurri ad inizio gara; ben lontani i tempi di Prandelli, conditi da ritmi di gioco non proprio celerissimi.

3- IL GRUPPO Facile fare speculazioni su un argomento così delicato o correlare i risultati positivi della nuova era Conte con l’assenza di alcuni giocatori, Balotelli su tutti. Certo è che il gruppo Azzurro, uscito con le ossa rotte dal Mondiale più per le spaccature manifestate da Buffon e De Rossi nel post-Uruguay che per i risultati del campo, oggi sembra essersi già ricompattato. Forse la mancanza di Balotelli ha aiutato, soprattutto se comparata con l‘ascesa di Simone Zaza, tanto umile nelle interviste concesse in questa settimana quanto grintoso sul manto verde di gioco; forse, invece, Conte e Prandelli hanno semplicemente un modo diverso di interagire con i giocatori.

I risultati, per ora, stanno tutti dalla parte del neo- c.t.
Ricordiamocelo però: una Nazionale di brocchi non si trasforma in così poco tempo in una Nazionale di fenomeni.

SHARE