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d'agostino

E’ il 10 settembre dell’anno di “nostro Signore” 2014, il calciomercato ufficiale è finito da un pezzo, vige però quello dei parametri zero per quanto riguarda soprattutto le categorie inferiori, in cui non si può notare una certa tendenza al “riciclaggio”, al “ridare vita”. Ecco quindi pronte le società delle serie inferiori pronte a “lazzarizzare” chi l’uno, chi l’altro, con in testa svariati prospetti degli anni che potevano essere definiti “ancora ridenti” del nostro mondo pallonaro. Gaetano D’Agostino rappresenta l’esempio perfetto di questa categoria, valido, tecnico, un piede da favola unito alla capacità di poter sopravvivere in quella porzione di manto verde chiamata centrocampo, roba non da pochi soprattutto se il tutto viene condito da visione di gioco e di supporto al teamwork.

D’AGOSTINO DAGLI ALBORI AD OGGI Appena dodicenne il primo provino, su raccomandazione di Dell’Utri e dei Graviano (come asserito dal PG di Milano Gatto nelle deposizioni del processo Dell’Utri), per entrare nelle file del Milan, i rossoneri rispedirono al mittente il giovane talento a causa dell’età. Allora ci fu solo Palermo, una gioventù vissuta in Sicilia indossando i colori rosanero, pronto a spiccare il volo in una grande squadra, del resto i crismi del grande giocatore sembravano già esserci tutti, seppur embrionali, come giusto che sia. E la grande occasione arriva, si chiama Roma e D’Agostino non si lascia sfuggire il treno per cambiare residenza, nella capitale conoscerà la massima serie italiana per decisione di Fabio Capello, riuscendo nell’impresa di vincere lo scudetto firmato Montella&Batistuta, nonché far parlare di sé nella trattativa che di lì a poco coinvolse un altro talento incredibile del panorama nostrano: Antonio Cassano. Da Bari parte la strada che lo porterà al Nord, la porta del calcio che conta si chiama Udinese ma la “vetrina imbandita di primizie” si trova al Sud, esattamente a cavallo tra la Puglia e la Sicilia, questa volta sponda Messina. In Friuli iniziano ad arrivare le soddisfazioni, dopo la maturazione con Bortolo Mutti, il centrocampista è infatti pronto a vestire la maglia dell’ex capitano dei bianconeri, Bertotto. La gavetta di scuola Udinese dura appena due anni, al terzo è botto vero, 11 marcature in campionato e belle prestazioni in Europa League. D’Agostino è pronto ad andare per altri lidi, su di lui c’è la Juventus, il Real Madrid, tanti interessi, soldi, tanti soldi, forse troppi. Ecco quindi uscire allo scoperto nel giugno scorso ” Non l’ho mai detto ma sono stato davvero a un passo dal Real. Due settimane dopo che era sfumata l’operazione con la Juve, mi avevano cercato. Anche con loro trovai immediatamente l’intesa. Un quinquennale da 2 mln di euro a stagione. Dovevo solo andare in Spagna per firmare, ma l’Udinese non chiuse l’affare. Volevano un paio di promesse madrilene come contropartita (oltre ai 20 mln per il cartellino ndr) e così saltò tutto e al mio posto presero Xabi Alonso dal Liverpool. Alla fine la risposta fu Udine da separato in casa, non un’annata importante che fece scemare l’interesse del “grande carrozzone” per quel ragazzo siciliano dalla grande visione di gioco.

D’AGOSTINO E IL FIDELIS ANDRIA Dopo la piazza buona poteva essere Firenze, con una viola da ricostruire Corvino fa il colpo che non ti aspetti, un prospetto da rivalutare che in tempi non sospetti le grandi avevano cercato. Lui abbraccia Firenze, ma il tutto non si risolve in granchè, i viola sviliti dalla mancanza di Mutu e con uno Jovetic ancora acerbo stentano tantissimo e, alla fine della stagione, salta anche il suo posto. Di lì in poi sarà solo un gran peregrinare per il Centro-Italia, Siena e Pescara le sue nuove case, con l’unica prerogativa di un rendimento alquanto altalenante. Infine, dopo una stagione con appena 8 presenze raggranellate ecco il nostro D’Agostino ripartire dal Sud, il suo habitat naturale (evidentemente), è una società barese a ridargli vita , il Fidelis Andria che con il comunicato di ieri ha ufficializzato il passaggio del giocatore in maglia azzurra. Gaetano D’Agostino rimpolpa così il folto numero di giocatori che hanno dilapidato il proprio talento in lungo e in largo senza riuscire fino in fondo ad esprimersi a livelli eccelsi, il che, a fronte dell’età non proprio veneranda, risulta essere un peccato notevole proprio guardando al tipo di gioco prodotto dal metronomo siciliano, in un calcio, quello italiano, particolarmente vetusto in cui il ricambio generazionale risulta essere quanto meno spinoso. Chissà che non ci possa essere per lui un futuro roseo oltre le nuvole color vaniglia che ammantano i campi della Serie D italiana.

Stefano Mastini
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