SHARE

van ginkel

Wulfert Cornelius “Marco” van Ginkel  questo il nome dell’ultimo cavallo, di razza, che arriva a calcare i campi di Milanello.  Galliani è stato inamovibile in sede di calciomercato, il diktat era “qualcosa sarà fatto”, ed effettivamente così è stato, del resto Armero, Diego Lopez, Bonaventura, Menez e Torres non sono certo prospetti da sottovalutare senza contare, appunto, l’ultimo arrivato da Londra, sponda Chelsea. Quello che sorprende della giornata di ieri non è però di certo la comunicazione della formula di acquisizione, temporanea, proprio di Van Ginkel, quanto le dichiarazioni confrontate proprio di Galliani.

VAN GINKEL E GLI ITALIANI Intanto partiamo con il dire che il prestito di Van Ginkel è da considerarsi oneroso, costo totale per un anno circa un milione di euro con in aggiunta una clausola che permette un lieve sconto sul prestito se il giocatore conseguirà le 20 presenze in campionato. Nessun pretesa, almeno ufficiale, sulla possibile valorizzazione del giocatore, niente riguardo il futuro, ne clausola, ne cifre di riscatto, insomma niente di niente. Eppure proprio ieri lo stesso Galliani ha caldeggiato la soluzione gioventù, elogiando a piene mani gli investimenti fatti dal Milan sul settore giovanile, mettendo proprio l’accento su Mattia De Sciglio, elevato ad emblema del nuovo corso del Diavolo, una via fatta di “anni verdi”, magari, lastricata d’azzurro. Ecco la scorsa settimana il Milan ha chiuso il game con ben 4 italiani su 11 in campo, di cui 3 titolari decisamente inamovibili al momento come Poli, Abate e El Shaarawy e del ritrovato Bonera nella posizione riciclata di terzino destro, senza contare poi il calciomercato, dove tutti o quasi gli acquisti sono stati fatti prendendo in considerazione big, o presunti tali, esteri dall’estero, con la sola mosca bianca di Bonaventura ed il “neo alternativo” della cessione di Cristante. Insomma, tra il dire e il fare, come recita il famoso detto, ci passa il mare, in questo caso di parole e slogan del dirigente rossonero che proprio non riesce a conciliare, linearmente, la realtà con quanto viene proferito ai microfoni.

VAN GINKEL ESEMPIO DI SCARSA PROGRAMMAZIONE A meno di eventi strani il caso Van Ginkel sarà ricordato o come il top palyer scovato in maniera insperata un bel giorno del calciomercato “low cost” d’agosto, con conseguente “tribolazione”/impossibilità di trattenerlo in futuro; o come la meteora passata al di fuori dei radar nostrani, in tal senso non ci resta che aspettare che il tempo faccia il suo corso. Quello che spaventa è, al solito, la sempre vigorosa volontà di non legittimare quanto detto nella “tradizione orale”, ovvero “fare le pentole ma non i coperchi”, in chiaro stile “infernale”. Sono anni che la squadra rossonera presenta un piano basato sui giovani, programmazione del futuro, eppure si finisce sempre nell’operare le scelte più scontate al fine di garantire il solito susseguirsi degli eventi in chiara salsa gattopardesca, per un Tomasi di Lampedusa sempre più rinfrancato. Bisognerebbe investire sui cartellini, non sui costi degli ingaggi, lavorare sull’età, ma in maniera tangibile, cercando di coltivare pianticelle o di portarne altre sotto la propria “serra”. Soprattutto bisognerebbe essere capaci di non essere troppo entusiasti davanti alle telecamere salvo poi dover fare tutto in sordina, magari rischiando che il “carrozzone” vada giù. Tornando al discorso rischi: Inzaghi rappresenta poi il profilo perfetto del tecnico pronto a piegarsi alle direttive aziendali, difficilmente lo vedremmo rilasciare dichiarazioni spinose alle telecamere come aveva provato a fare Seedorf, del resto Super Pippo è un fedelissimo, uno che la maglia l’ha tatuata sul cuore, nemmeno sul petto. Indi per cui non avremmo nemmeno più la possibile “cartina tornasole” per scoprire e sapere cosa accade nello spogliatoio, in quanto tutto ammantato nelle nubi della stessa dirigenza, con l’idea che un eventuale crisi saranno trattate in maniera extracalcistica, come avvenuto già in passato con Allegri, che ben poco aveva a che fare con le decisioni tecniche e di mercato. Dire che il tutto ci convince poco non può che esser dato per scontato.

 

Stefano Mastini
//

SHARE