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serie a

La Serie A, il tempo e la ciclicità del tutto. I grandi scontri/incontri, i nemici di sempre si moltiplicano, si lasciano e si riabbracciano come in un teatro senza fine condito di realtà e da qualche faccia nuova che non si direbbe. Gli antichi eranno soliti interpretare il tempo e raffiguararlo come un serpente intento a mangiarsi la coda, “l’eterno avvento”, come se tutto quello chi ci aspetta in futuro non possa che essere, in realtà, una mera trasposizione del passato. Lo stesso Machiavelli aveva dato una sua interpretazione strategico/letteraria del valore della storia che ne ricorda e ne prende in considerazione la sua ragion d’essere ciclica. Oggi noi siamo qui a raccontare uno spettacolo già visto, trito e ritrito, talmente punteggiato da far paura per la “cadenza” degli eventi.

SERIE A E LA CICLICITA’ Tutto cambi perchè tutto resti uguale, in piena salsa gattopardiana, Roma e Juventus corrono una gara solitaria che li vedrà sfilare insieme per larga parte del campionato, da una parte Tevez il campione reietto lasciato andare dal City e letteralmente ritrovato in bianconero, dall’altra il ninja Nainggolan, già decisivo nella partita contro la Fiorentina, uno sconquassatore simbolo della fermezza e dello spirito giallorosso. Dietro tutte le altre, belle, brutte, accompagnate o non. L’Inter di Mazzarri capace di replicare l’impresa da pallottoliere già vista l’anno scorso contro uno sprovveduto Sassuolo, con lo “shining” di un cinico Icardi e un Kovacic da favola, a fronte di una nuova guardia leggermente indietro nella condizione, escluso il solo Dodò a mangiarsi letteralmente la fascia sinistra. Il Milan sembra aver ritrovato la voglia di lottare, lo spirito dei bei vecchi tempi che fa sobbalzare Inzaghi in panchina nemmeno se a segnare fosse lui stesso (e tutti noi sappiamo bene quanto Super Pippo ci tenesse a far gol); se i rossoneri hanno vinto una partita difficilissima come quella di ieri sera, con tanto di ex dal coltello unto, e bisunto, di vendetta come Cassano, altro punto sul pallottoliere della storia e della ciclicità, un motivo c’è ed oltre all’acquisto di Menez il tutto risponde al nominativo proprio del nuovo allenatore rossonero, capace di quel vento di rinnovamento causa del “riso del disgelo”, detto alla Guccini, una roba che, per intenderci, potrebbe davvero far invidia allo stesso Renzi. La Lazio si riscatta davanti al suo pubblico, 3 reti al Cesena e tutti contenti, con un briciolo di amarcord, le firme di Candreva e Mauri con assist di Klose rappresentano “quello che è stato”, mentre l’incursione di Parolo è il netto salto in avanti, nell’avvenire.

SERIE A E LE SCONTENTE Napoli e Fiorentina stanno al palo, almeno per adesso, i partenopei devono rammaricarsi delle occasioni sprecate, difficile trovare un vero e proprio “cattivone” nel match di ieri, è però quanto meno curioso che una formazione così onerosamente assemblata riesca a sgretolarsi davanti al suo pubblico, quasi il calcio non fosse governato da un Dio capriccioso. Benitez deve iniziare a fare “mea culpa”, la testardaggine è una virtù rara che bisogna saper ammaestrare e, alle volte, limitare se non tagliare. In tal senso non risulterebbe nemmeno tanto sbagliato trovare soluzioni alternative al solito 11 schierato, in quanto per ragion di cose non può essere sempre e soltanto la sfortuna a metterci lo zampino. La Fiorentina di Montella va di pari passo, lontana parente di quella splendida macchina da gioco di due anni fa che aveva in Ljajic e Jovetic gli alfieri del dribbling e del gioco di prima, adesso la realtà è ben diversa, gli interpreti pure e i risultati sono tangibili. Gomez è talmente voglioso di far gol che finisce per esserne invasato, con il risultato di mostrarsi goffo e ingombrante, Cuadrado invece sembra soffrire della mania di protagonismo, della serie “Faccio tutto io”. Più semplicemente è stata una giornata no, con il ritorno a Firenze del “muro invalicabile” Mattia Perin, già maledetto dalla tifoseria viola ai tempi del Pescara, ieri il portiere del Genoa ha compiuto almeno 4 miracoli notevoli, disinnescando affondi importanti dei viola. Roncaglia in tutta risposta è riuscito a fare peggio di Tomovic nella “battaglia degli ex” riuscendo a “picchiare come un fabbro” dal primo minuto fino a quando Orsato non l’ha buttato fuori.

SERIE A MORALE Insomma i personaggi ci sono tutti e si ripetano in continuazione, i comportamenti pure, addirittura, alle volte, succede lo stesso anche con i risultati. Sarà perchè non c’è ricambio nella Serie A, e la “classe dirigente” non riesce a rigenerare se stessa quanto più a riciclarsi in continuazione, con annessi e sconnessi del caso. Magari, più semplicemente, è il caso, eppure la fortuna (vista in senso lato) dovrebbe essere cieca. Che non sia allora un messaggio? L’ennesimo esempio di come tutto torni, perchè tutto si modifichi e cambi per non cambiare poi niente? Ecco l’ultima nota la aggiungiamo noi: speriamo, almeno, che il resto non risulti noioso.

 

Stefano Mastini
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