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Inter

All’indomani del roboante risultato maturato nel pomeriggio di San Siro, risulta pressoché impossibile non esaltare la prova maiuscola dell’Inter. Per “festeggiare” il ritorno di Massimo Moratti in tribuna e delle note dal sapor di Triplete di Pazza Inter, i nerazzurri confezionano la più bella prestazione casalinga dell’era Mazzarri, pareggiando proprio al cospetto di uno sventurato Sassuolo, la migliore in trasferta.

Pur con lo stesso risultato, un 7-0 che va addirittura al di là dei limiti tennistici, l’andamento del match e gli interpreti nerazzurri sono diametralmente opposti rispetto a 12 mesi fa. L’Inter del Mapei Stadium, tra l’altro l’ultima da trasferta della presidenza Moratti, rappresentò uno degli acuti più dolci del lento e inesorabile canto del cigno della squadra campione di tutto che negli anni era andata sgretolandosi.

Se i migliori di un anno fa (Alvarez, Taider, Cambiasso, Milito) rappresentavano il perfetto mix tra un glorioso passato e un’eredità troppo pesante da raccogliere, i nuovi arrivati Osvaldo e Medel, ma soprattutto i giovani e affamati Kovacic e Icardi, hanno mostrato a suon di gol, assist e giocate da favola, di avere tutte le carte in regola per dare continuità a questa clamorosa vittoria, cosa ampiamente fallita nella passata stagione.
Il 10 croato, dopo un anno di critiche e giudizi affrettati, ha dimostrato con classe e personalità di poter prendere in mano le chiavi della macchina-Inter e farla girare ad una velocità che manca da tempo.

Juventus e Roma hanno indubbiamente un altro passo e rimangono fuori portata, ma l’inizio poco esaltante di Napoli e Fiorentina potrebbe spingere i nerazzurri a compiere il passo decisivo per tornare, dopo aver atteso troppo tempo, tre le grandi del campionato.

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