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sirigu italia

Salvatore Sirigu, portiere del Paris Saint-Germain e della Nazionale, ha concesso un’intervista all’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”. L’estremo difensore sardo ha parlato dell’esperienza vissuta in Brasile per i Mondiali e del progetto del club francese:

FALLIMENTO AZZURRO – Sirigu svela: “Forse col senno di poi ed a distanza di qualche mese possiamo dire che l’Italia aveva un pò sottovalutato la Costa Rica, il resto l’ha fatto la paura di ripetere il flop di Sudafrica 2010, come poi alla fine è successo. Come se non bastasse qualche episodio ci è stato sfavorevole”.

BRAVO GIGI – “Buffon? Le sue parole rilasciate subito dopo l’eliminazione erano dure ma ci stavano, in quanto erano una difesa a chi criticava senza criterio la vecchia guardia. Ed erano dettate anche dalla delusione ricevuta sia sul campo che fuori, quando si è accusato il gruppo di essere spaccato. Gruppetti non ne ho visti, c’era invece molta affinità, alla sera spesso giocavamo insieme a carte”.

BALOTELLI MARTIRE – Sirigu parla di Mario Balotelli: “Lui paga la fama ed il fatto di essere in qualche modo più celebre degli altri, doveva essere il nostro simbolo nel bene e nel male. Se avesse segnato alla Costa Rica oggi sarebbe un eroe. Di litigi non ce ne sono stati, soltanto normali tensioni di spogliatoio”.

CONTE  UN RE “Il nuovo corso della Nazionale mi piace – dice Sirigu – con Conte gioca chi merita e questa cosa ci è stata detta in modo chiaro fin da subito. Anche con Prandelli però c’è stata una evoluzione di mentalità”.

IL PARADOSSO SIRIGU – Per finire Sirigu parla del suo PSG: “Poteva arrivare Di Maria, ma siamo fortissimi anche senza di lui visto che in squadra abbiamo Ibrahimovic, Cavani, Pastore, Lavezzi e tanti altri. Senza la chiamata dei francesi magari oggi giocherei ancora per il Palermo, ma è giusto andare altrove per crescere, come ha fatto ad esempio Immobile. Al Borussia Dortmund diventerà un big e ne beneficerà anche la Nazionale. Andai al PSG per il progetto e non per il blasone del club o la città, anche se quella battuta che feci in passato sul fatto che ai cancelli di Coverciano non mi riconoscono è vero pur essendo io il giocatore italiano con più presenze in Champions League negli ultimi anni”.

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