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Soccer; Uefa Champions League; Roma-Cska Moskva

E’ stata la serata della Roma ieri in Champions League, e più in generale si è trattato di una due giorni di grandi ritorni per il calcio italiano e continentale nella Coppa dalle grandi orecchie. I giallorossi sono tornati sul massimo palcoscenico europeo dopo tre anni e mezzo e lo hanno fatto alla grande, schiantando un derelitto CSKA Mosca con un roboante 5-1, risultato che appare ingiustificabile per la compagine moscovita data la comunque buona esperienza internazionale che la accompagnava. Ed ora Totti e compagni mandano un messaggio forte al Bayern Monaco dell’ex Benatia (buono il suo debutto con i tedeschi ieri) ed al Manchester City di Manuel Pellegrini, che per il passaggio del turno aveva detto di temere solamente il Bayern ed il CSKA in un giochino psicologico atto forse a deprimere Rudi Garcia ed i suoi.

IL CORAGGIO DI SCHALKE ED AJAX, LA RUMBA DEL PORTO – Proprio il Bayern ha avuto la meglio sugli inglesi ma solo al 90′, denotando qualche difficoltà di troppo che Guardiola non riesce a cancellare in questo inizio di stagione. Tra i risultati di ieri sera sorprendono pure i bei pareggi colti da Schalke 04 ed Ajax rispettivamente contro i giganti Chelsea e Paris Saint Germain. La compagine di Mourinho dopo aver trovato un gran gol con Fabregas (ma il merito è tutto di Hazard e del suo splendido colpo di tacco) non ha avuto le forze per chiudere la gara, complice probabilmente le energie spese nel primo mese di Premier League vissuto da dominatore assoluto; per i parigini invece si confermano le reiterate amnesie che ne hanno leggermente frenato la partenza in Ligue 1, dove Ibrahimovic e compagni sono al momento quinti in classifica. E proprio Ibra è stato protagonista all’Amsterdam Arena con l’accoglienza riservatagli dai tifosi di casa che non lo hanno dimenticato: “Bentornato, figlio di Dio”, lo striscione dei supporters olandesi che hanno celebrato lo svedese ed i suoi 35 gol in 74 presenze con i Lancieri dal 2001 al 2004. Poi oltre alla Roma c’è stato anche lo strepitoso debutto del Porto nella serata Champions che ha portato in dote 20 gol in 8 partite: i lusitani ne hanno fatto 6 al malcapitato BATE Borisov, tornato in Bielorussia ferito ed umiliato, e qui vale lo stesso discorso fatto per il CSKA: l’esperienza internazionale conta zero se non c’è la testa. Chiudono il conto del mercoledì di Champions lo striminzito 1-0 del Barcellona sul modesto Apoel Nicosia firmato Piqué, lo 0-0 di Athletic Bilbao-Shakhtar Donetsk e l’1-1 di Maribor-Sporting Lisbona, che sa di occasione persa per i biancoverdi portoghesi.

DORTMUND ED OLYMPIAKOS PROTAGONISTE – Di martedì invece la scena è stata tutta per Carlos Tevez (ecco l’altro ritorno di cui parlavamo), che con la sua doppietta in Juve-Malmoe ha interrotto un incredibile digiuno dal gol in Champions League che durava dall’aprile 2009, quando ancora l’Apache giocava con il Manchester United. Riflettori puntati anche su Ciro Immobile e sullo splendido Borussia Dortmund del mago Klopp: i gialloneri quando sono in giornata non hanno rivali, e per il napoletano contro l’Arsenal è arrivato il primo gol in Champions League. Tutto male invece per Cesare Prandelli, che rimedia ad una inaspettata sconfitta in casa in Galatasaray-Anderlecht pareggiando alla fine ma finisce nell’occhio del ciclone per gli scarsi progressi della sua squadra. Al contrario fa bene il Real Madrid, che contro il Basilea dell’ex Walter Samuel (tornato al Bernabeu ed in Champions League in un colpo solo, proprio là dove aveva trionfato con l’Inter) chiude i conti già nel primo tempo. Che dire poi dell’Olympiakos? Sua è l’impresa del martedì con il 3-2 rifilato ai guerrieri dell’Atletico Madrid campione di Spagna, fresco vincitore della Supercoppa e finalista Champions dell’anno scorso. L’ennesimo ritorno di giornata è quello del Liverpool, che dalla Coppa mancava addirittura dal 2009 dopo averla tra l’altro vinta nel 2005 contro il Milan. Un 2-1 con Balotelli protagonista del match contro il piccolo ma coriaceo Ludogorets, che i tifosi della Lazio dovrebbero ricordare bene. Per finire, si riscatta dalle delusioni della Ligue 1 il Monaco, non più lo squadrone dell’anno scorso: contro il Bayer Leverkusen decide Moutinho, uno dei due big rimasti (l’altro è Berbatov), mentre lo Zenit San Pietroburgo dell’ex Ezequiel Garay ha vita facile al Da Luz di Lisbona contro il Benfica, che quest’anno in patria sembra destinato a cedere malinconicamente il passo al Porto.

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