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Hanno vinto i migliori. Questo il conciso ma ineluttabile sunto della gara di ieri a San Siro tra il Milan e i Campioni d’Italia della Juventus. Partita forse caricata di eccessive aspettative da parte rossonera, ma dopo i precedenti incontri vittoriosi con Lazio e Parma era inevitabile che un ambiente ancora depresso dopo la nefasta stagione passata vedesse nel match contro la squadra dell’ex tecnico un Allegri una possibilità di rivalsa. Rivalsa che però non c’è stata, anzi. L’anticipo di Serie A ha mostrato la differenza, a tratti abissale, che ancora separa Juventus e Milan. La prima è una squadra vera, che sa quello che deve fare in campo per vincere e lo mette in pratica senza troppi affanni, la seconda, il Milan di Inzaghi, è una squadra in costruzione, tecnicamente inferiore ai bianconeri, che regge all’urto di Tevez e compagni rannicchiandosi davanti all’area di rigore per settantuno minuti, per poi capitolare sotto ogni punto di vista nella mezz’ora finale.

I rossoneri non hanno mostrato ciò che si era intravisto nelle gare con Parma e Lazio, e i 5 in pagella per Menez e El Shaarawy, le ali che avrebbero dovuto far volare il Diavolo, sono lì a testimoniare una gara che dal punto di vista offensivo il Milan ha rinunciato a giocare. Il francese dopo le lodi in settimana per la gara del Tardini è apparso nervoso e spesso falloso, mai pericoloso dalle parti di Buffon. Così come il Faraone, dopo aver saltato la partita con i ducali per un fastidio alla caviglia, è stato protagonista di una gara mesta, seppur alle prese con un avversario ostico come Lichsteiner. Inzaghi a fine gara però si è detto contento della prestazione dei suoi, e in effetti forse è veramente così.

L’ex bomber aveva preparato una gara raccorta a ranghi chiusi a difesa del pareggio, per poi sfruttare magari qualche spazio lasciato dalla Juventus con verticalizzazioni veloci verso il trio offensivo. E così è andata fino al gol di Tevez, senza che però il Milan abbia mai messo la testa fuori dal guscio, eccezion fatta per il colpo di testa di Honda, subendo per lunghi tratti il gioco della squadra di Allegri che di spazi ne ha lasciati col lumicino. Cinque mesi fa però andò diversamente; il Milan allenato all’ora da Seedorf perse a sua volta con la Juventus ma ebbe il predominio del possesso palla e del gioco, avendo una squadra meno forte su cui contare e, soprattutto, che giocava contro il tecnico olandese. La serata di San Siro addensa quindi nubi fosche sul lavoro di Inzaghi. Perchè va bene l’umiltà davanti a una squadra nettamente più forte, ma il Milan è pur sempre il Milan, e gli 80.000 di San Siro meritavano qualcosa di meglio.

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