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Il gioco delle parti: se indovini le scelte sei un genio, in caso contrario passi per un brocco. Ha osato Benitez, rivoluzionando oltremodo l’ultimo Napoli. E, vedendo risultato e prestazione, ha decisamente sbagliato. Il turn over era un obbligo, considerando i tanti impegni ravvicinati, ma esasperare il concetto non conviene mai. La sconfitta di Udine chiama in causa diversi responsabili, su tutti l’allenatore che, come detto, si è lasciato prendere dal vento del cambiamento, tenendo a riposo addirittura Mertens, l’unico calciatore in grado di fare la differenza, di saltare l’uomo e di creare la superiorità numerica. Dentro, tra le linee, Zuniga e Michu che è riuscito a far rimpiangere il peggior Hamsik. Solo note negative per il colombiano, avulso dal gioco e a tratti svogliato.

Il primo tempo è trascorso senza guizzi, senza lampi, con calciatori schierati fuori posizione e incapaci di dare brio ad una manovra lenta e compassata. Meglio nella ripresa ma a fine partita è solamente un dettaglio. I cambi, tardivi, hanno restituito al Napoli un minimo di logica nella costruzione e nello sviluppo del gioco. Il gol di Danilo, paradossalmente, è arrivato nel miglior momento degli azzurri. Restano da capire i perché di una prima frazione di gioco brutta, senz’animo e senza mordente. Il tecnico si è assunto dei rischi ed ha pagato a caro prezzo il suo coraggio.

Ora, dando un occhio alla classifica, il distacco è dalle prime è già notevole: Juve e Roma volano, il Napoli annaspa, sprofonda nei suoi problemi e rischia di non trovare una soluzione a breve termine. Gli obiettivi sbandierati dalla società in estate potrebbero naufragare immediatamente, e siamo solo a settembre. Cambiare adesso non ha senso, servono altre risposte, soprattutto sul campo. Ora il Palermo, per provare almeno a reagire.

di Dario Marotta

articolo presente su pianetanapoli.it

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