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Sono 4 i punti in 4 partite giocate. E se a Genova non ci fosse stata la zampata di De Guzman in pieno recupero, i punti sarebbero dimezzati. Per trovare uno score così negativo bisogna tornare indietro addirittura fino al 2003-2004, stagione del fallimento nella quale il Napoli fece solo 3 punti in 4 gare di Serie B. La squadra di Benitez è ancora alla ricerca della prima vittoria casalinga in Serie A. Davanti ai numeri, ai dati incontrovertibili è facile dare la colpa all’allenatore, ma guardando i match e soprattutto paragonando l’inizio di questa stagione con quello del primo anno del tecnico spagnolo, la questione appare più complessa. Le nuvole nere si addensano con maggiore intensità ma investono tutti: tecnico, squadra e società.

EUFORIA – L’elemento che probabilmente preoccupa di più è la mancanza di una vera e propria squadra. Il gruppo mostra le difficoltà tipiche di una rosa completamente rinnovata, cosa avvenuta lo scorso anno e non in questa stagione. Una squadra che si spegne dopo qualche fiammata e che vive delle giocate del singolo ma soprattutto con una difficoltà palese nel costruire con intelligenza e armonia. Reparti lunghi, non in grado di aiutarsi e sempre in difficoltà. Inoltre si aggiunga la spiccata propensione alla distrazione e all’errore sistematico ed ecco una lunga scia di interrogativi: Benitez ha in mano lo spogliatoio? Il tecnico spagnolo, che ha costruito secondo la sua filosofia l’intera rosa, è ancora in grado di venirne a capo? Può una squadra, che fino a pochi mesi ha vinto una Coppa Italia e raggiunto i 78 punti in campionato, avere una simile involuzione? Lo ha ammesso anche il mister, rispetto allo scorso anno alcuni fattori hanno inciso sul rendimento degli uomini in campo. La partenza sprint a settembre 2013 aveva dato la giusta carica ad un progetto nuovo, differente, rivoluzionario rispetto al ciclo appena vissuto. I gol di Callejon, le prodezze di Higuain, la leadership di Reina e la qualità di Albiol avevano nascosto i tanti problemi che questa squadra doveva risolvere. Una scossa data principalmente dai nuovi arrivati che con euforia, entusiasmo e grande fiducia avevano trascinato gli azzurri ad un filotto di vittorie che ha poi posto le basi per un’annata più che positiva. Proprio questi uomini, ad esclusione di Reina volato al Bayern forse già consapevole dell’impossibilità di fare meglio, sono i primi ad aver deluso le aspettative. L’esterno spagnolo non ha quel sacro fuoco che lo aveva imposto all’attenzione dell’opinione pubblica fin dalle prime partite in Italia, l’argentino sembra un corpo estraneo, indolente, nervoso, insoddisfatto, mentre il difensore ex Real continua nel suo momento negativo mostrando poca concentrazione e lucidità nelle sue giocate. Qualcosa si è rotto, qualcosa non piace ai giocatori: dal mercato deludente alla mancata conferma del leader Reina. Sono tanti i pensieri che distraggono. Manca la fiducia verso la dirigenza ed in primis De Laurentiis? Possibile, ma lo stipendio arriva puntuale ed una rosa del genere è in grado di poter battere Chievo, Udinese e Palermo senza il Mascherano di turno. Tocca quindi in primis ai giocatori rimboccarsi le maniche e dimostrare con i fatti di essere pronti a vincere.

GESTIONE – Anche il tecnico ha le sue colpe, inutile negarlo davanti a tali risultati. Ha fiducia nella rosa ma il suo integralismo tattico rischia, in questo momento, di non tenere sulla corda i propri uomini. Cambiare può dare lo stimolo giusto, ma soprattutto le buone maniere non sembrano dare risultati. L’esclusione di Higuain d’accordo con il giocatore perché stanco è sintomo di fiducia nei propri uomini ma anche di debolezza. In una partita ormai decisiva, date le due sconfitte consecutive, la punta di diamante della squadra si tira indietro e abbandona la barca. Un leader non si comporta così, un vero leader sprona i suoi, si carica tutti sulle spalle e stimola i compagni di squadra, magari anche a muso duro. Una debolezza, una mancanza di personalità che il buon Rafa deve risolvere, trovando quanto prima la migliore soluzione, responsabilizzando il ragazzo, trovando le parole giuste per motivarlo anche facendo tesoro della sua insindacabile esperienza. Non è una questione di turnover o di riposo, ma di responsabilità. E in assenza di Pepe Reina, vero leader dentro e fuori dal campo, è necessaria una figura che possa sostituirlo: il curriculum del Pipita parla da solo.

PAROLE DI MERCATO E SILENZIO DI CAMPIONATO – Parole parole parole, dette, confermate e mai smentite. Altro elemento che ha determinato un inizio così difficile è stato un chiaro problema di comunicazione nato mesi fa. Con innata spavalderia a luglio De Laurentiis annunciava un Napoli in lotta per lo scudetto senza avere le certezze tecniche per giustificare tale obiettivo. Innumerevoli calciatori pronti a sbarcare a Napoli, un anno e mezzo alla ricerca di un centrocampista in grado di cambiare la squadra e invece l’unico acquisto vero per la mediana è stato David Lopez arrivato solo al 31 agosto dopo aver cercato accordo con mezza Europa. Iniziata la stagione ecco un silenzio assordante che stride con la famosa e spiccata loquacità del Presidente. Nel momento del bisogno il numero uno del club non si espone, non compatta il gruppo e non alza i toni verso i suoi dipendenti, come Higuain anche lui si è tirato indietro lasciando tutto in mano a Rafa Benitez che cerca con maestria di gestire l’opinione pubblica e i media. Ma il tempo avanza e i risultati continuano a latitare, il tecnico spagnolo ha le chiavi per uscire dalla crisi, con tranquillità come da lui invocato ma nel più breve tempo possibile.

di Claudio Cafarelli (Twitter:)

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