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genoa-sampdoria

Ci sono tante sfide nella nostra Serie A, sotto i riflettori delle televisioni nazionali e di mezzo Mondo ci finiscono spesso e volentieri le grandi squadre, quelle con il monte ingaggi importante e i nomi di lusso, eppure anche da noi è possibile raccontare una sfaccettatura del nostro calcio fatta di storia, rivalità e calore come può essere il Derby della Lanterna, la stracittadina del capoluogo ligure, Genoa-Sampdoria. E’ una sfida nella sfida, tra calciatori e tifosi, interpreti incredibili di un momento che a Genova è idolatrato e santificato, tanto da attenderlo per settimane per poi “trangugiarlo” in meno di due ore, salvo poi rimembrare il tutto per i mesi successivi in attesa del prossimo. E’ curva Nord-curva Sud, è grifoni-blucerchiati, Ferrero-Preziosi, più semplicemente Genoa-Sampdoria.

GENOA SAMPDORIA UN PO’ DI STORIA Passato dall’essere l’evento più comune in tutta la Liguria, negli anni 30′ si potevano addirittura annoverare ben cinque compagini genovesi, il che diede vita a numerosi incroci fratricidi, fino a quello più desiderato, bramato, ambito, tanto in Serie A quanto in cadetteria che nelle serie minori. Genoa-Sampdoria è da sempre il derby delle emozioni, del pubblico coreografico che passa settimane a preparare la propria esibizione di colori e movenze, quasi non fosse una questione culturale vera e proprio che una semplice partita di calcio. Considerato uno dei derby più “sentiti” del Mondo, tanto da sfiorare la top-ten per footballderbies.com, il suo massimo picco per importanza e bellezza si può individuare a inizio/metà anni 90′, quando alla Samp di Platt e Mancini si contrapponeva l’artigliere rossoblu Skuhravy. Fu proprio quest’ultimo, con un calcio di rigore a poco meno di una quarto d’ora dal termine di quel 30 aprile del 95′ a riportare alla vittoria il Grifone dopo 5 anni di pareggi e sconfitte, in parte largamente dovuti alla mitica coppia doriana Vialli-Mancini, facenti parte della Sampdoria dei miracoli di Mantovani. Dopo quel pomeriggio di metà anni 90 dobbiamo andare avanti di dodici anni per ritrovare il Derby ligure in versione Serie A, un’attesa degna dei fedelissimi del pallone che però lascia l’amaro in bocca, uno scialbo 0-0 che vide, come chicca, l’esordio di Cassano con la Sampdoria. Di lì in poi è stato sempre e solo Serie A, quasi un appuntamento fisso del nostro campionato. Altro derby degno di nota è quello del 2012/13, tra due formazioni ai minimi storici in coda alla classifica, con Del Neri sulla panchina del Grifone che vide soccombere i suoi per 3-1 e che, arrossendo, finì di diritto nell’almanacco della storia per esser stato l’unico allenatore ad aver perso la stracittadina ligure su entrambe le panchine.

GENOA-SAMPDORIA TATTICA E MOMENTO Il Derby della Lanterna si è evidenziato negli anni come uno delle stracittadine più “focose” del belpaese, al pubblico, da sempre elettrico, hanno fatto costantemente “coro” le prove dei giocatori schierati in campo, motivati come non mai, pronti a tutto pur di mettere in difficoltà l’avversario, con le buone o le cattive. Proprio questo è stato un denominatore comune degli ultimi anni, la grande fisicità espressa si è tradotta spesso e volentieri in partite molto combattute a metà campo con tantissimi falli, azioni frammentate e gioco abulico, non è un caso che la media di gol fatti risulta essere di 2 (24 marcature in ultimi 12 derby) a fronte di aver superato il tetto dei 3 gol solo in due occasioni. L’approccio di Gasperini e Mihajlovic potrebbe non discostarsi più di tanto da quanto non abbiamo già potuto intravedere in passato, ci si aspetta infatti una gara molto tesa sulla linea mediana del campo con ripartenze veloci sugli esterni e la variabile “impazzita” dei calci piazzati a cercare di stravolgere il risultato; entrambe le formazioni poi possono vantare un discreto assetto offensivo (Matri e Pinilla- Genoa, Okaka, Bergessio ed Eder – Samp) a fronte di un comparto di difesa tutt’altro che irresistibile. In quest’ottica potrebbe essere anche la sfida tra i due estremi difensori di turno: Viviano e Perin, con l’ex viola che vorrà andare avanti con il suo momento positivo di recupero dopo una serie di stagioni anonime, mentre il giovane portiere classe 1992 sembra deciso più che mai a ripetere quanto di buono abbiamo potuto apprezzare nelle recenti uscite. Insomma l’importante è che ci sia la voglia, l’ardore, l’impegno, non è un derby per deboli di cuore, ne per i ragazzi di primo pelo, il Derby della Lanterna è una cosa seria, è roba da filibustieri, come direbbero in quel di Genova:

“A Genova conta solo il derby. Se non lo vinci è come rapinare una banca ed accorgersi di aver portato via una valigia piena di stracci”

Stefano Mastini
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