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norimberga

Triste episodio quello accaduto dopo il match valido per la settima giornata di Zweite Bundesliga in quel di Karlsruhe, dove i tifosi del Norimberga sconfitto per  3 a 0 dai padroni di casa hanno costretto i propri giocatori a sfilarsi la maglia ed abbandonarla al suolo come simbolo di disonore. Un gesto eclatante, dal grande impatto mediatico e a cui avevamo assistito soltanto nel nostro paese, anche se per ben due volte. Ad “aprire la strada” furono i tifosi del Genoa che, dopo le quattro reti subite dal Siena nel 2012 avevano interrotto la partita a suon di petardi e costretto il capitano Rossi a raccogliere le maglie dei compagni e consegnarle in segno di resa. A nulla servì la mediazione del beniamino della tifoseria Sculli ed il capitano, mestamente, fu obbligato a trasformarsi in magazziniere per evitare ulteriori danni. La stessa richiesta arrivò dai tifosi del Padova lo scorso febbraio, dopo la sconfitta sul campo del Latina: anche in questo caso i giocatori, con Rocchi in testa, vennero obbligati a consegnare le loro divise ai tifosi e tornare mestamente e doppiamente umiliati negli spogliatoi.

RISPETTO PER “DER CLUB”-  Il Norimberga può essere considerata in un certo senso una “nobile decaduta” del calcio tedesco: vincitori di ben 9 campionati, 4 Coppe di Germania e 1 trofeo Intertoto, i rossoneri sono tra le squadre storiche del Paese, avendo dominato il calcio tedesco per tanti anni e perdendo il titolo di Deutscher Rekordmeister (squadra vincitrice del maggior numero di campionati) solo nel 1987 in favore del Bayern Monaco. Privi di stelle sul petto (per il conteggio vengono contati solo i campionati di Bundesliga, quindi dal 1963) ma comunque da tutti stimato per lo stile dentro e fuori dal campo (da qui il titolo di “Der Club”), il Norimberga ha da sempre avuto un’affezione maniacale da parte dei propri tifosi, tra i più caldi in Germania ma anche tra i più esigenti. Spesso giocatori e tifosi sono riusciti a formare un connubio inscindibile, seppur molti dei rappresentanti del cuore del tifo rossonero non siano certamente delle persone raccomandabili: ne sanno qualcosa Drmic e Gebhart, finiti nei guai per una foto in stile “Wanted” scattata con dei supporters non propriamente dalla faccia d’angelo e per altro con un bengala in mano, vietatissimo negli stadi tedeschi.

Drmic-Gebhart

Il periodo tutt’altro che florido della squadra della Baviera da un paio d’anni a questa parte ha contribuito a surriscaldare ulteriormente gli animi di una tifoseria già scalmanata (in senso buono) di suo, portando all’esasperazione la delusione per i risultati modesti da parte di una squadra che nei ricordi dei più “grandi” dominava in Germania. Archiviata la retrocessione dello scorso anno, seppur maturata al fotofinish dopo l’esonero di Verbeek e le tre sconfitte del duo Prinzen-Mintal, la tifoseria si aspettava un anno di ricostruzione ed un rapido ritorno nella serie che conta di più. La strada al momento pare essere più dura del previsto: sette partite e sei punti, con ben cinque sconfitte. A far male più di tutte proprio l’ultima in casa del Karlsruhe, che ha dominato e divertito sui resti di quella che doveva essere una squadra da vertice. L’esasperazione è sfociata nell’ormai tristemente famoso gesto, con le maglie degli “indegni” giocatori raccolti come trofeo ed esibite sui siti internet come monito. Totalmente contrario ad ogni gesto del genere il carismatico d.g. Bader, indignato per l’accaduto e vicino ai propri tesserati in seguito alle minacce ricevute. “Per quanto possano aver giocato male, questa è un’umiliazione a cui nessuno dovrebbe essere sottoposto. Questo clima non fa bene ai giocatori e le cose non potranno che peggiorare.” Scosso, per dirla in maniera soft, anche il tecnico Ismael, fino a poco tempo fa giocatore ed ora catapultato in questa terribile situazione sulla panchina: ” Mai mi è accaduta una cosa simile, è difficile parlare con i ragazzi ed ottenere serenità e concentrazione“.

IL PESSIMO ESEMPIO E LA GOCCIA NELL’OCEANO-Una cosa del genere si era vista soltanto in Italia” recitava l’incipit della “Bild” nel commentare la notizia, manco ad indicare uno dei luoghi più selvaggi del pianeta. La cosa, ovviamente, non può che turbarci ed il fatto di essere considerati un esempio da seguire soltanto nei casi negativi deve farci riflettere sulle condizioni del nostro calcio. Atto di forza, umiliazione, attaccamento ai colori, spedizione punitiva: chiamatela come vi pare, ma un’azione del genere è qualcosa di inimmaginabile se si dà per scontato che i tifosi debbano sostenere la propria squadra e che tutti i giocatori che scendono in campo, forti o deboli che siano, (e a meno di scommesse, cosa in cui ancora una volta ci sappiamo ben far valere) diano sempre  il massimo per poter portare a casa la vittoria. Pensare che un atto del genere possa dare una scossa o migliorare l’atteggiamento dei giocatori è da ciechi e, come Bader ha ben chiarito, la serenità del gruppo è tra i fattori principali per poter garantire il raggiungimento dell’obiettivo. Detto ciò, che sia un atto morale, fisico, sportivo o motivazionale, l’umiliazione dei giocatori non ha alcun elemento per poter essere giustificata. Chiusa questa parentesi, si pone un altro quesito: ma allora anche in Germania hanno problemi? Fanno tanto i perfettini e poi inaspettatamente…La risposta è allo stesso tempo si e no. Si, anche in Germania si può vedere un tifoso che lancia un bicchiere di birra a un guardalinee, un tifoso che si alza e fa il saluto nazista, frange di violenti che si picchiano nelle strade oppure oggetti che cadono dagli spalti, ma in questi casi le società sono le prime ad intervenire, bandendo dagli stadi coloro che fuoriescono dalle regole e collaborando con la giustizia (davvero) per arginare i problemi. Che l’evento di Norimberga non serva a noi italiani per “giustificare” l’inefficienza delle nostre misure, ma piuttosto per evidenziare quante poche siano le devianze in un sistema-calcio che funziona. Che non si guardi a Norimberga, ma si guardi agli stadi di proprietà e sempre pieni, alle tifoserie calde ma non violente, ai finanziamenti obbligatori ai settori giovanili, alle squadre che giocano e vincono la Champions ed alla nazionale che vince i Mondiali. Che i problemi di chi sta meglio di noi siano uno stimolo e non una giustificazione, ma che sopratutto  vengano prese per quello che sono: gocce di devianza in un oceano di regolarità.  

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