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Oggi non è un giorno qualunque per Novantesimo minuto: esattamente 44 anni fa, infatti, la popolare trasmissione calcistica italiana andò in onda per la prima volta. Dal 27 settembre 1970 il calcio prese forma e le parole degli inviati di “Tutto il calcio minuto per minuto” si trasformarono in immagini, tenendo l’Italia intera incollata al televisore. Negli anni Ottanta il programma toccò punte di venti milioni di telespettatori che si rivedevano ed entravano in simbiosi con gli inviati sui vari campi di gioco, attenti ad una dialettica non urlata, non immune da errori, ma volta a raggiungere tutti.

Chi ha più di trent’anni non può dimenticare quel gruppo di cronisti resi celebri dalle imprese delle squadre locali: Tonino Carino da Ascoli (celebre per il suo “qui Tonino Carino da Ascoli” col quale si presentava tutto d’un fiato), Emanuele Giacoia da Catanzaro, Italo Kuhne e Luigi Necco che si alternavano tra Napoli e Avellino, Antonio Capitta e Luigi Coppola da Cagliari, Ferruccio Gard da Verona, Piero Pasini da Bologna (stroncato da un arresto cardiaco proprio durante una radiocronaca degli emiliani), Riccardo Cucchi da Campobasso, un giovane Lamberto Sposini da Perugia, Puccio Corona da Catania, Maurizio Calligaris da Udine, Giorgio Bubba e Alfredo Liguori da Genova, Mario Santarelli da Pescara e tanti tanti altri.

A guidarli per primo fu lo storico Paolo Valenti, conduttore dai toni pacati e dalle giacche spesso sbagliate, che ideò il programma assieme a Maurizio Barendson e Remo Pascucci. Il popolare e amatissimo presentatore guidò il “suo” programma fino al 1990, anno della sua morte: ne raccolsero l’eredità, prima dell’attuale conduttore Marco Mazzocchi, i vari Fabrizio Maffei, Giampiero Galeazzi, Paola Ferrari e Franco Lauro.

Dagli anni Settanta ad oggi, con la fine del monopolio della Rai sul calcio e le partite spalmate su due, tre anche quattro giorni con orari diversi, tutto è cambiato, rischiando di travolgere anche un pezzo di storia della tv italiana come Novantesimo minuto. Il programma, pur avendo rischiato di scomparire dal palinsesto della televisione pubblica nel 2005, quando Mediaset acquistò i diritti per la trasmissione degli highlights delle partite di serie A, è ancora in piedi, anche se con un seguito decisamente inferiore rispetto al passato che fa temere il peggio per il futuro. A tal proposito la vedova di Paolo Valenti, Bruna Liguori, nel 2011 scrisse un’accorata lettera al Corriere della Sera per salvare il programma dalla scure dei tagli.

90° minuto è parte della storia italiana: è stato l’appuntamento fisso della domenica pomeriggio per milioni di sportivi. La trasmissione metteva d’accordo proprio tutti, anche le stesse donne, che in altre occasioni avrebbero protestato perché il marito vedeva troppe partite di calcio. È vero che quel tempo appare lontano, quando in casa c’era una sola televisione e per di più era in bianco e nero, però perché non conservare almeno quel momento di genuinità della domenica? 90° minuto non è da considerare solo una trasmissione calcistica, che parla di giocatori e gol. 90° minuto significa qualcosa di più. Quando ad esempio ci furono i primi episodi di violenza nello sport, sebbene ancora sporadici, Paolo Valenti e la sua trasmissione cominciarono a propagandare la non violenza e il fair play, tanto da divenirne il simbolo. Anche solo per tutelare l’inno alla non violenza credo che sia necessaria la conservazione di 90° minuto. Possibile che il denaro vinca su qualsiasi cosa?

Una domanda che speriamo di cuore non riceva una risposta affermativa. Intanto auguri, Novantesimo.

 

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