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Digitando www.albertocavasin.com, da qualche anno è possibile entrare nel mondo di uno dei tecnici che, ad inizio millennio, veniva considerato come uno dei migliori dell’intero panorama italiano. Anzi, il migliore. Si tratta di Alberto Cavasin, eletto “Panchina d’oro” nel 2000 (come campeggia a caratteri cubitali nella home del sito) dai suoi colleghi. Sembrava il prologo ad una grande carriera per il mister trevigiano, proiettato forse troppo presto su un palcoscenico più grande di lui.

GLI ESORDI DI ALBERTO CAVASIN

Dopo aver attraversato l’Italia in lungo e in largo (da Treviso a Catanzaro, passando per Ferrara, Bari e Cesena), nel 1989 Cavasin appende gli scarpini al chiodo e conduce per alcuni mesi gli Allievi Nazionali del Padova (allenando per un breve periodo anche un certo Alessandro Del Piero), per poi sedersi sulla panchina del Treviso, squadra della sua città, da cui viene esonerato dopo poco. Va un po’ meglio a Trento (un settimo e un 15° posto) e soprattutto a Fano (4° posto), sempre in C2. La buona stagione nelle Marche gli vale la chiamata dell’ambizioso Ravenna edizione 1994-95, in C1. Nonostante i vari Buonocore, Zauli, Viali e Insanguine, Cavasin viene esonerato per mancanza di risultati. L’anno successivo allena a Gualdo e si riscatta, portando gli umbri sino alla semifinale play-off persa contro il Castel di Sangro.

Nel 1996 guida il Fiorenzuola e trova alle sue dipendenze un ventenne Luca Toni con cui non insatura un rapporto proprio idilliaco. “Nella mia carriera ho avuto problemi con un solo allenatore, Cavasin. Non vedeva di buon occhio i giovani, si affidava agli anziani e mi trattava proprio male”, ha dichiarato qualche anno fa il campione del mondo 2006 in merito al suo rapporto con l’allenatore di Treviso. L’esperienza sulla panchina dei lombardi non è certo esaltante, ma ciò non gli impedisce di finire nel mirino del Cesena, club con cui fa il suo esordio da allenatore nella serie cadetta. L’esperienza in Romagna rappresenta il trampolino di lancio per il Cavasin allenatore: la salvezza conquistata in anticipo e il buon gioco mostrato dalla sua squadra gli valgono la chiamata del Lecce (neoprosso in A) e gli elogi della tifoseria cesenate.

IL MIGLIORE

In Salento, come già anticipato, si concretizza il “miracolo” di Cavasin. Chiamato a salvare una squadra con pochi volti noti, il tecnico di Treviso riesce a destreggiarsi alla grande nel “terribile” campionato di Serie A 1999-2000. E’ il Lecce di Chevanton, capace di battere 2-0 la Juventus nel tripudio del “Via del Mare” e l’Inter a “San Siro” in inferiorità numerica. L’artefice delle imprese dei giallorossi è lui, Alberto Cavasin, premiato con il riconoscimento che ogni allenatore sogna dal momento in cui mette piede a Coverciano: la Panchina d’oro.

Tra Zaccheroni, campione d’Italia col Milan nel 1999, e Capello, allenatore della Roma tricolore del 2001, nell’albo d’oro del prestigioso premio è inciso dunque il nome di quello che, ad inizio millennio, sembra uno dei migliori tecnici in circolazione. Il fortunato periodo in terra leccese, però, rappresenta l’apice della carriera di Cavasin. Dopo un’altra salvezza, stavolta più risicata, la terza annata in Salento vede l’esonero del tecnico dopo un 1-3 interno contro il Brescia, trascinato dalle reti di un giocatore che Cavasin conosce bene: Luca Toni.

ESONERI IN SERIE

L’occasione del riscatto è però dietro l’angolo: a chiamarlo è la Fiorentina (allora Florentia Viola), in Serie C2. Cavasin guida la squadra alla promozione in Serie C1, tramutata poi clamorosamente in promozione in Serie B dalla giustizia sportiva. E’ l’ultimo risultato di spessore per il tecnico, esonerato nella stagione 2003-2004 con la squadra al 14º posto in classifica. Dall’esperienza in riva all’Arno, infatti, il mister vivrà ben poche gioie. Allena, sempre da subentrante, in massima serie Brescia (male) e Treviso (malissimo). Nel gennaio 2007 sostituisce Bruno Giordano a Messina, ma dura appena tre mesi.

A giugno dello stesso anno scende di categoria (sostituendo Ivo Iaconi sulla panchina del Frosinone) e riesce a ottenere l’ultimo risultato quantomeno soddisfacente della sua carriera, conducendo la squadra ad una salvezza che non gli vale, però, la riconferma. Dopo un anno di inattività, nel 2009 (a due giornate dalla fine del campionato cadetto), torna alla guida del Brescia: dopo aver eliminato l’Empoli in semifinale play-off, in finale è sconfitto dal Livorno e la promozione sfuma. La dirigenza bresciana gli dà fiducia, rinnovandogli il contratto per un’altra stagione, ma dopo appena 8 giornate di campionato se ne pente e lo esonera.

ALBERTO CAVASIN IL FENOMENO

In Italia le cose non vanno troppo bene e allora Cavasin fa le valige, destinazione Svizzera. Il 12 novembre 2009 è infatti assunto dal Bellinzona, militante in Super League. Niente da fare, dopo la sconfitta casalinga per 2-1 contro il Grasshoppers, ad aprile, viene esonerato anche dagli elvetici dopo aver perso 12 gare su 20 e con la squadra al penultimo posto in classifica. E’ il secondo esonero in una stagione per l’ex Lecce, finito ormai ai margini del calcio italiano.

Per due anni non lo vuole nessuno, fin quando a puntare su di lui, abbastanza a sorpresa e nello scetticismo generale, è la Sampdoria. Nel marzo 2011, a dieci giornate dal termine del campionato, il club blucerchiato lo chiama per tirarsi fuori dalla lotta per non retrocedere. Il tecnico parte malissimo ma non perde l’ottimismo, convinto di avere la squadra in pugno nonostante il clima ostile (è lui stesso a definirsi un “fenomeno” per la sua capacità di tenere unito lo spogliatoio).

Nonostante le dichiarazioni entusiaste, i punti con non arrivano (5 punti conquistati in 10 partite) e la Samp sprofonda. I tifosi perdono la pazienza, la squadra perde la testa e i blucerchiati retrocedono clamorosamente in Serie B con una giornata d’anticipo. Torna ad allenare dopo oltre cinque anni. Viene ingaggiato il 2 ottobre 2016 come nuovo tecnico del Leyton Orient. Firma un biennale con la società inglese che milita nella Football League Two, quarta serie inglese. Dopo un mese viene esonerato per le cinque sconfitte in sette gare. Un biglietto da visita che non ingolosirà molti presidenti negli anni a venire ma di cui non v’è traccia su www.albertocavasin.com. Mica scemo il “fenomeno”.

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