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Dopo due anni e mezzo di alti e bassi, alla fine l’avventura di Jens Keller allo Schalke 04 si è conclusa con l’esonero. La gestione dell’ex tecnico dello Stoccarda è stata costellata da continui sali-scendi tra prestazioni eccezionali e tonfi clamorosi, con una squadra tra le migliori di Germania costantemente penalizzata da un’incapacità insita nel non saper dare continuità né al gioco né tanto meno ai risultati. E’ vero, è sempre arrivata la qualificazione in Champions ma anche in Europa lo Schalke si è mostrato con due facce, con prestazioni convincenti alternate a imbarazzanti debacle. Questo anno, dopo l’ottimo mercato estivo da parte della società, si chiedeva a Keller quella solidità di cui la squadra aveva bisogno per il definitivo salto di qualità, ma alla fine lo Schalke 04 è tornato a sedersi sul carrellino delle montagne russe e a pagarne il prezzo è stato proprio l’allenatore.

DR. JEKYLL & MR. HYDE- Una stagione partita subito con il piede sbagliato per i Blu Reali grazie all’eliminazione dalla Coppa di Germania da parte della Dynamo Dresda per 2 a 1. Calcio d’estate? Problemi di preparazione? Testa ancora al Mondiale? Fatto sta che però all’inizio del campionato la storia si ripete con la clamorosa sconfitta all’esordio contro l’Hannover. Questa la più grande debolezza di una squadra in grado di pareggiare contro il Bayern Monaco e vincere e convincere nel Revierderby contro il Borussia Dortmund, ma poi scomparire dal campo contro il Borussia Monchengladbach e perdere senza guizzi contro l’Hoffenheim. Proprio quest’ultima sconfitta è stata fatale a Keller, che lascia la sua squadra all’11/o posto in classifica e con nessuna vittoria nel girone di Champions. Se negli anni scorsi il continuo sali-scendi ha comunque portato a discreti risultati, in questa stagione, visto l’andazzo, il direttore sportivo Horst Heldt non ha voluto rischiare, allontanando Keller e la sua scarsa costanza di rendimento. “Le performance della squadra hanno fluttuato molto nelle ultime settimane ed è mancata la consistenza necessaria per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi a inizio stagione. Non dimenticheremo ciò che Keller ha fatto per noi in questi 22 mesi, tutto lo Schalke lo ringrazia di cuore.” Un benservito dolce e smielato, ma che rimane un benservito.

MI CHIAMO ROBERTO, RISOLVO PROBLEMI- Una carriera di allenatore costruita in Inghilterra, partendo dal modesto MK Dons fino alla Champions sollevata all’Allianz Arena in faccia al Bayern Monaco alla guida del Chelsea. La stella di Roberto Di Matteo ci ha messo poco ad accendersi ma si è altrettanto in fretta eclissata, visto che il tecnico italiano è senza squadra da quella magica stagione.  Chiamato nel 2012 a prendere il timone di un Chelsea alla deriva dopo la gestione discutibile di Andrè Villas Boas, Di Matteo riuscì a capovolgere l’ottavo di Champions contro il Napoli finito 3 a 1 per i partenopei al San Paolo con un 4 a 1 ai supplementari davanti al pubblico dello Stamford Bridge. Da allora il suo nome divenne sinonimo di entusiasmo per il popolo del Chelsea, che sostenne la clamorosa cavalcata dei Blues fino all’epica finale di Monaco. La fama di Di Matteo nasce dunque dall’abilità nel risolvere positivamente situazioni disperate e forse è proprio per questo che lo Schalke ha pensato a lui per il dopo Keller. L’allenatore italiano è pronto a risolvere un nuovo problema: l’inconsistenza e la mancanza di continuità di una squadra dalle grandi potenzialità. Di Matteo parla un ottimo tedesco essendo nato e cresciuto in Svizzera, ha idee di gioco chiare ed è subito entrato in sintonia con la società esaltandone l’organizzazione e le strutture. Vedremo quanto impiegherà a conquistare il popolo della Veltins Arena, speranzoso di poter passare in fretta dalla cabina delle imprevedibili montagne russe ad un regolare carrello su dritti binari, molto più adatto ad una squadra di “minatori”.