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Sesto posto in classifica, diciotto punti in cassaforte, cinque vittorie, tre pareggi e due sole sconfitte. Sono questi gli strabilianti numeri dell’avvio di campionato del Genoa, il migliore dal dopoguerra.

E pensare che tutto è iniziato da dov’era finito, da quel Gian Piero Gasperini allontanato l’otto Novembre del 2010, dopo la sconfitta per uno a zero contro il Palermo, e richiamato lo scorso Ottobre 2013. I tanti tecnici sedutisi sulla panchina del grifone, da Ballardini a Liverani, passando per Malesani, Marino, De Canio e Delneri, mai hanno inciso in maniera decisiva, anzi non han fatto altro che contribuire alla disfatta rossoblù consumatasi negli anni. Già lo scorso inverno, col ritorno del tecnico torinese in panchina, il Genoa ha potuto beneficiare di una lenta, ma costante, crescita dal punto di vista del gioco e dei risultati. Crescita divenuta esponenziale questa stagione, come dimostra la classifica. La squadra gioca un buon calcio, alternando bene la fase di non possesso a quella di possesso. Nella prima i giocatori stazionano per lo più dietro la linea del pallone aspettando il momento giusto per colpire l’avversario, con la palla tra i piedi gli uomini in rossoblu prediligono invece il gioco sulle fasce, come da 3-4-3 di marchio Gasp. Gli esterni di centrocampo s’aggiungono al terzetto offensivo creando una vera e propria linea a cinque. Anche in questo caso la squadra raramente si sbilancia, coi due centrocampisti centrali che abbandonano quasi mai la propria posizione e coi i difensori centro destro e sinistro che occupano la zona avanzata del campo solo in caso d’azione realmente pericolosa.

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La mano del Gasp è evidente, tanto quanto la bravura della società nello scovare in estate i giocatori ideali al credo tattico del proprio mister. Se negli anni scorsi la dirigenza s’era dimostrata poco propensa a cogliere occasioni di mercato, quest’anno gli arrivi di gente come Matri, Pinilla, Perotti, Yago Falque, Lestienne, Rincon, Roncaglia, solo per citarne alcuni, ha apportato nuova linfa oltre che un discreto tasso qualitativo. Senza dimenticare i giovani in rosa, ultimo Mandragora, autore di una prova sontuosa contro la Juventus. Società che s’è dimostrata molto intelligente anche nell’abbassare il monte ingaggi di circa 20 milioni di euro, numero da capogiro se solo si pensa alla realtà Genoa, non certo paragonabile almeno dal punto di vista prettamente ed esclusivamente finanziario, alle big di Serie A. Anche il Presidente Preziosi nelle scorse settimane si è espresso in merito all’operato dei suoi più stretti collaboratori: ”Abbiamo abbassato il monte ingaggi di circa 20 milioni e creato le basi per la nascita di una società più forte. Ritengo che la squadra sia più forte rispetto al passato”.

Parole forti, in grado di caricare al meglio un gruppo voglioso d’andar lontano. Solo il tempo dirà se il Genoa riuscirà a proseguire spedito la sua marcia verso un posto in Europa. I tifosi, dopo anni passati a scovar ricordi fin troppo sbiaditi, certamente lo meritano. Del resto il grifone è il club più antico d’Italia e della sua ricca storia l’Europa vuole ancora giovarsi.

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