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Alla fine i nodi sono venuti al pettine. A dire la verità già nelle gare con Fiorentina e Cagliari erano stati palesati problemi nel reparto offensivo del Milan che prima o poi sarebbero stati evidenti ed puntualmente lo sono diventati nel posticipo di ieri sera con il Palermo. Prima della partita con i rosanero però la squadra di Inzaghi numeri alla mano aveva il migliore attacco della Serie A grazie però solamente alle prime giornate (otto gol in due partite) e a un Keisuke Honda inatteso capocannoniere della squadra rossonera e dell’intero campionato alle spalle di Callejon del Napoli.

Una statistica che in queste prime dieci giornate ha celato i problemi di un reparto d’attacco che già da tre partite non porta più le punte a segnare, e per la seconda volta in questo campionato la squadra di Inzaghi ha finito la partita senza gol fatti (era successo già con la Juventus a San Siro). Ma a preoccupare di più il mondo milanista non deve essere solo l’assenza dei gol delle punte, ma anche e soprattutto il numero di tiri in porta effettuati: otto nelle ultime tre gare. Una statistica inquietante se si tiene conto del potenziale offensivo che la società ha messo a disposizione di Inzaghi, e schierato quasi al completo nel secondo tempo della partita col Palermo con Pazzini, Torres, El Shaarawy e Menez tutti contemporaneamente in campo. Ma questo arrembaggio finale non ha portato a nulla e il Milan è risultato sterile in zona gol, come già visto nelle gare con Fiorentina e Cagliari, permettendo a Sorrentino di chiudere la gara in tranquillità subendo solamente tre tiri nello specchio nell’arco dei novanta minuti. Inzaghi nel dopo gara si è assunto tutta la colpa della disfatta casalinga, e infatti il problema è anche tattico. Jeremy Menez non capace di essere incisivo da esterno in un 4-3-3, e infatti le sue brillanti prestazioni di inizio campionato il francese le aveva messe in pratica da punta centrale, o ‘falso nueve’ che dir si voglia.

Perseverando in questo equivoco, in un attacco con Fernando Torres punta centrale e l’ex PSG costretto a partire dalla fascia per poi accentrarsi, si limita non solo Menez nel suo estro e nella sua capacità di trovare la porta, ma anche l’intero pacchetto avanzato del Milan che sostanzialmente perde un uomo fondamentale. Per questo ieri sera il numero sette rossonero è stato protagonista di una prestazione molto opaca e il numero più significativo della gara di Menez è quello delle palle perse: ben 27, un enormità per un calciatore dalle sue qualità ma che sta dimostrando i limiti tattici, e caratteriali, che hanno contraddistinto la sua carriera prima alla Roma e poi al Paris Saint Germain.