Pacchi dall’estero: Atsushi Yanagisawa, “l’erede di Zico”

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yanagisawa samp

Halloween è da poco passato ma a noi piace mettervi ancora i brividi…è per questo che oggi parleremo di Atsushi Yanagisawa. Attaccante (si fa per dire) classe 1977, il giapponese viene al mondo il 27 gennaio a Kosugi, nella prefettura di Toyama, e lì in riva al Mar del Giappone comincia precocemente ad inseguire un pallone e tanti sogni nella scuola calcio della FC Higashi Youth, ai tempi molto ambita dai ragazzini di quelle parti che aspiravano a sfondare nel calcio. Come spesso accade in questi casi gli si spalancano subito le porte della squadra del liceo, il Toyama Daiichi High, cosa che funge da trampolino di lancio. E difatti Yanagisawa si mette in mostra al punto tale da attirare su di se l’interesse del prestigioso Kashima Antlers. A 19 anni ecco quindi il tanto sospirato grande salto con tanto di ribalta nazionale; è il 1996 e Yanagisawa diventa subito un pupillo dell’allora allenatore Joao Carlos ed anche dell’ex tecnico Zico, il quale arriverà a dire: “Questo ragazzo sarà il mio erede”. E la frase la dice lunga sulla carriera in panchina dell’ex fuoriclasse brasiliano, di certo non paragonabile a quanto fatto sul campo.

SOL CALANTE – Frattanto Yanagisawa conclude la stagione con 5 gol in 8 partite, dimostrando di avere mezzi tecnici fuori dal comune per il calcio giapponese, mentre l’anno dopo si ferma solamente a 8 reti in 25 apparizioni. Poco male perché intanto arriva la convocazione ai Mondiali Under 20 in Malesia dove Yanagisawa è uno dei protagonisti della selezione nipponica oltre a ricevere dalla stampa sportiva del suo Paese il premio come miglior giovane del campionato. Giungono anche le prime vittorie: ecco in serie Coppa di Lega, Coppa dell’Imperatore e Supercoppa Xerox. L’anno di grazia della punta asiatica è il 1998, quando addirittura arriva anche la palma di giocatore dell’anno dopo che Yanagisawa ha la meglio su un certo Hidetoshi Nakata. E ancora ecco campionato e Supercoppa sempre con i Kashima Antlers e l’approdo in Nazionale, anche se non prenderà parte ai Mondiali di Francia ’98. Ma come d’improvviso il suo apporto in fase realizzativa si ferma, anche a causa di un cambio di ruolo via via sempre più marcato che porta il giocatore ad arretrare sulla trequarti ed a volte anche sulla fascia destra. Nonostante ciò non mancano gli estimatori ed il passaggio ad un club europeo sembra essere solo questione di tempo: Yanagisawa dirà: “Voglio impormi qui a casa mia, se ci riuscirò tenterò l’avventura estera”…detto fatto, anche lui come i connazionali Hide Nakata, Hiroshi Nanami, Shunsuke Nakamura, Yunichi Inamoto ed il compagno di squadra Koji Nakata alla fine emigrerà nel vecchio continente, per la precisione in Italia, portandosi in dote il solito vortice di stampa e contratti pubblicitari.

BUONE PREMESSE (SOLO QUELLE) – Frattanto un altro Mondiale è alle porte, quello che verrà disputato proprio in Giappone e Corea del Sud nel 2002, ed il biglietto da visita di Yanagisawa è il gol segnato all’Italia nell’1-1 dell’amichevole giocata il 7 novembre 2001 (di Cristiano Doni la marcatura azzurra). A competizione conclusa però Yanagisawa non riuscirà mai a segnare, semmai farà parlare di se per una fuga d’amore di poche ore con la fidanzata durante il ritiro con il Giappone. Il caso rientra ed il ragazzo continua ad essere molto considerato in patria, al punto tale che diventa inevitabile fare le valige e sbarcare nel vecchio continente: è la Sampdoria a farlo suo, grazie alle ottime referenze di Toninho Cerezo, vecchia gloria blucerchiata che nel 2003 allenava gli Antlers. Yanagisawa approda in Serie A in prestito con diritto di riscatto con uno stipendio di 450mila dollari a stagione e tante (presunte) possibilità per la Samp di poter fatturare con diritti tv e sponsor a iosa. L’obiettivo sul campo è fare meglio del connazionale Kazuoshi Miura, che una decina di anni prima scelse l’altra sponda di Genova riuscendo a segnare soltanto un gol nel derby della Lanterna, cosa che gli diede comunque un giorno di gloria, mentre Yanagisawa non avrà neppure quello nonostante l’avvio in precampionato sembra promettente.

 

 

COME UNO SHINOBI – Il tecnico Novellino lo fa giocare sulla fascia sinistra e lui corre e s’impegna. L’esordio in Serie A è datato 30 agosto 2003 contro la Reggina del suo grande amico Nakamura. Yanagisawa non sfigura ma neanche si distingue, nel frattempo è contento del posto in cui è andato a vivere (“Genova è come la mia Toyama, davanti ha il mare e dietro le montagne, il cibo italiano lo mangiavo già in Giappone e nel tempo libero ho divano o computer, sono un tipo tranquillo”). A far venire più di un dubbio a tifosi e dirigenza è però una controversa dichiarazione rilasciata a “Il Corriere dello Sport” dove Yanagisawa afferma cose del tipo: “Non so mai se in area di rigore devo passare o tirare…da piccolo non volevo giocare a calcio ma a baseball”. C’è da dire che sposa la modella e cantante Yukari Obata, ma è l’unica soddisfazione che riesce a togliersi e col calcio non ha niente a che vedere. Intanto il minutaggio si fa via via più esiguo e Yanagisawa gioca da titolare solamente contro la Pro Patria in Coppa Italia. Il primo anno in Italia passa via senza acuti e con tante ombre, Atsushi però chiede alla Sampdoria di concedergli altro tempo per ambientarsi e migliorare, ma il club di Corte Lambruschini non ci sente e lo rimanda ai Kashima Antlers, anche perché, oltre a dare un contributo pressoché nullo in campo, alla fine di soldi da diritti tv e merchandising vario Yanagisawa non ne ha portato.

PERSEVERARE E’ DIABOLICO – Ma Yanagisawa in Italia ci ritorna presto, appena qualche mese dopo, quando firma per il Messina che nella rincorsa al giocatore riesce ad avere la meglio sul Livorno. Disse di lui l’allora presidente Pietro Franza: “Ha una professionalità superiore al calciatore medio italiano, se arriva in maglia peloritana sarà per giocare e non per portare nuovi sponsor”. Yanagisawa viene presentato a luglio 2004 in un hotel di Taormina e annuncia che le cose andranno diversamente rispetto alla sua prima avventura in Serie A: “Ho rinunciato alla Coppa d’Asia per essere qui, ora conosco il vostro calcio e so cosa devo fare per impormi con il Messina. Nakamura? Siamo grandi amici e le cose non cambieranno nonostante tra Messina e Reggina ci sia una forte rivalità sportiva. Un mio desiderio? Battere la Sampdoria con un mio gol. Inutile aggiungere che la cosa non avverrà mai; Yanagisawa gioca 28 partite, nel famigerato incontro contro la Samp resta in campo per tutti i 90 minuti ma non tirerà mai in porta ed alla fine ci si rende conto che metterlo in attacco è stato uno svantaggio. Un gol lo segna in Coppa Italia contro l’Acireale, poi il nulla, e se il Messina riesce a centrare un miracoloso settimo posto finale lo deve ai vari Di Napoli, Zampagna ed Amoruso. Resta anche per metà campionato successivo, quando nel 2006 i siciliani lo rimandano in Giappone prendendo in cambio, udite udite, Ogasawara. E l’avventura del Messina finirà con un harakiri. Yanagisawa intanto dimentica l’Italia e gioca i Mondiali di Germania 2006, ricevendo la convocazione del ct Zico, suo vecchio ammiratore. Successivamente lascia anche i Kashima Antlers dopo aver messo in bacheca altri due trofei (campionato e Coppa dell’Imperatore) e vive un biennio al Kyoto Senga, neopromosso in J-League. Abbandona il club dopo 26 gol in 101 presenze e si accasa nel 2011 al Vegalta Sendai dove gioca ancora oggi. Qui lo score recita 73 gare giocate e 7 gol messi a segno, ma tutti lo ricordano per quello che state per vedere…